S'inaugura la personale di Franco Cipriano

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Scrivono gli organizzatori: “Elegia sannitica” è il titolo della personale dell’artista Franco Cipriano che sarà inaugurata, alle ore 18,30 di sabato 18 maggio 2019, all’Arte/Studio – Gallery di via Sant’Agostino, 15 di Benevento (dall’Arco Traiano, salendo per piazza “Piano di Corte”, la prima traversa a destra). Presentate dal critico e storico dell’arte Luca Palermo, saranno esposte installazioni e opere recenti ispirate anche dal mito e dalla storia culturale del Sannio, realizzate dall’artista, volutamente per questo evento all’Arte/Studio – Gallery. La mostra resterà aperta al pubblico fino al 6 giugno 2019 e sarà visitabile il martedi e il giovedi dalle 17,00 alle 19,00.

Franco Cipriano Annotazioni per “Elegia sannitica”
Nella memoria della terra sprofonda l’altrove del Senso - nel mistero di storie impossibili - l’oblio risuona del canto immemoriale delle cose, la pittura in ultima emersione dell’inspiegabile. La materia ha i suoi abissi, dove è sospeso il mito e cade il logos, ¬ cavità sacra del corpo terrestre quando l’immemorabile risplende nel non-dove nella pittura generante le sue stesse radici. Nei vortici delle persistenze mutevoli – nel distendersi corporeo di cromatico velario del magico e dell’indicibile, la camera sannitica della pittura è ‘camera picta’ della soglia del senso, dove l’immaginare è passione dell’inimmaginabile. Nel fiorente erotico vuoto che si fa spazio il corpo dell’opera risuona di lontananze senza orizzonti, nel sogno di farsi terra senza mondo, in un’archeo-graphia dell’anima nel tempo senza storia, dove il sentire pro-fondo è nel gesto prima del linguaggio.

Nelle materie trascendentali il soggetto si ritrae nel suo impersonale deporsi. L’ombra alchemica della sannitica ninfa, emersa nella radura della passione, palpita nei sussultanti tremori della materia di luce - liturgia del colore incarnato, notturna aurora del sangue, in membra piegate del tramonto. Elegia di sacra mancanza, nell’oscillazione dell’immagine in stratigrafie della rivelazione e del nascondimento. È nella corporea controversia della visione eccedente il visibile che la pittura cerca le sue orme intemporali. Se prima e oltre il tempo delle cose, ma ‘nelle’ cose stesse, vedere può essere l’enigma eterno del gesto dell’essere, risonante nel libro illeggibile del Senso inesistente. Pittura di ascolto, nel visibile, di quello che mai fu e mai sarà. Sudari dell’irrappresentabile. Nell’elegia sannitica.