L'inchiesta - L'affare Amts Parcheggio Porta Rufina

- Archivio

Premessa e avvertenza - La drammatica vicenda della possibile perdita del posto di lavoro dei lavoratori dell'Amts e di quelli delle cooperative che controllano il pagamento della sosta nelle strisce blu, per un totale di 150 famiglie in allarme, da un lato, dall'altro lato, l'annuncio che il sindaco di Benevento, dopo aver sottratto le aree gratuite per la sosta in tante parti di Benevento, facendole diventare a pagamento, sta per andare a prendersi anche quelle residue del Viale Mellusi e del Viale Atlantici, ci hanno sollecitato ulteriormente a provare a capire come sia nato l'enorme debito da cui è schiacciata l'Amts (Azienda Mobilità Trasporti Sannio). L'abbiamo fatto con questa piccola inchiesta, dai risultati sconvolgenti, che, con un po’ di pazienza, vi invitiamo di seguito a leggere. La questione dura da dieci anni ed è pure complessa. La spieghiamo dapprima in maniera semplificata, evidenziando comunque le domande, inquietanti, che la cupa vicenda suscita. Coloro che vorranno approfondire la conoscenza della questione lo potranno fare continuando la lettura.

Tutto comincia dieci anni fa - Nel maggio del 2003, Palazzo Mosti, guidato dal centrodestra, fa una pensata, scrive e decide in Giunta Comunale il 5 maggio ed emana un pubblico bando il 23 maggio. Sulla mia area comunale, decide il Comune di Benevento, in Via Porta Rufina concederò di far progettare, costruire e gestire, per 30 anni, da un’associazione temporanea di imprese (ATI) private, un parcheggio. Il costo dell’operazione sarà attorno ai due milioni di euro e, io Comune, favorirò l’operazione dando all’ATI anche un contributo di un milione di euro circa. Userò il sistema della concessione, in base al quale, io Comune, dato il detto contributo, non subirò alcun altro onere e quindi nessun rischio d’impresa. Quest’ultimo, come lo strumento della concessione prevede, sarà a carico della concessionaria Ati. Quest'ultima dovrà essere in grado di far fruttare il parcheggio, nei 30 anni, per rientrare così dai costi e guadagnarci. A me Comune, poi, tra 30 anni, torneranno, automaticamente, sia il suolo su cui l’ATI avrà costruito il parcheggio sia la struttura costruita con tutto quel che contiene. Certo, oltre al milione di contributo che darò, io Comune farò anche un sacrificio: per un lungo periodo di tempo non disporrò della mia proprietà in una zona centrale di Benevento e pure consentirò a dei privati di costruirvi e guadagnarci. Tuttavia, allo scadere dei 30 anni, io godrò interamente di quanto, in tal modo, avrò fatto nascere. Detto, scritto e… non fatto!

L'Amts nell'ATI - Il concedente Comune di Benevento, sotto il vestito dell’Amts (società per azioni di cui il medesimo Comune è socio unico, avendo trasformato in una Spa la precedente azienda municipalizzata Amtu che ugualmente gestiva il trasporto pubblico in città), infatti, entra come possibile co-concessionario in un’ATI che partecipa al bando, assieme alle imprese edili Pietro Ciardiello, Giuseppe Siciliano e Sepel (amministratore unico Giuseppe Pellegrino) e al progettista Roberto Salerno. Il Comune di Benevento-Amts va a prendersi anche i rischi dell’operazione, già onerosa in sé, come visto. Non solo, ma di quell’ATI l’Amts diventa parte decisiva. E’ l’unica società dell’Associazione temporanea a gestire un parcheggio (in Via del Pomerio). Se non vi fosse l'Amts nell’ATI , le altre società non avrebbero avuto alcuna possibilità di vincere la gara di licitazione privata. Ebbene, è proprio questa Ati a vincere la gara.

Questa aggiudicazione però non le fa spiegare le ali. All’Amts cominciano a guardare meglio i conti del piano economico che l’ATI ha presentato come contenuto dell’offerta e a temere che tali conti non possano tornare. Così prende tempo e, benché la frittata sia stata fatta, l’Amts a lungo riflette. Finché gli altri partner privati dell’ATI - nel gennaio del 2005 - perdono la pazienza e diffidano l’Amts a compiere gli atti successivi all'aggiudicazione della gara: andare da notaio, costituire con un atto pubblico ufficialmente l’ATI (che solo da costituenda aveva partecipato e vinto), scegliere la società capofila, quella che avrebbe dovuto firmare il contratto con il Comune di Benevento. Ripetiamo, i partner dell’ATI diffidano (e minacciano in caso di inadempimento di addebitargli il costo di paventati notevoli danni) il Comune di Benevento, vestito Amts spa, perché si deve firmare il contratto di concessione con il… Comune di Benevento!

L’Amts si spaventa, smette di riflettere e di temere che i conti non possano tornare, immagina un futuro roseo, si convince (con una dose incommensurabile di ottimismo… diciamo così) che sarà un affare e, dopo due mesi, delibera in CdA e va dal notaio a firmare. Ovviamente, data l’importanza dell’operazione che tra l’altro coinvolge un ente pubblico, per Palazzo Mosti (sempre vestito Amts) impossibile non scegliere la forma dell’atto pubblico, l’atto di notaio, per ufficializzare i rapporti. Una scelta di forma solenne che però, poi, non verrà più confermata quando si tratterà di regolamentare i rapporti interni all’ATI tra imprese costruttrici, progettista e Amts-Comune di Benevento: si sceglierà la più riservata forma della scrittura privata. La legge lo consente e in fondo il Comune sta agendo sotto il vestito di una Spa. Comprendere perché un ente pubblico, il Comune di Benevento, indipendentemente da come vestito, decida di usare la scrittura privata e non quella di un atto pubblico, il più trasparente e ufficiale possibile, allo stato, resta un mistero.

Un mistero, però, doloroso, dolorosissimo. Perché quella scrittura privata avvolge il masso che s’abbatterà sull’Amts-Comune di Benevento, per propria responsabilità, e che oggi la vede condannata a pagare una cifra che non possiede e che per ciò l’ha portata sull'orlo del fallimento. Come scriveranno gli arbitri del Collegio, nella decisione, quella scrittura privata di fatto sposta l’alea (il rischio) dell’operazione parcheggio sull'Amts, ma nessuno ha costretto l’Azienda a firmarla: è stata una sua scelta!

La scrittura privata - Tra le varie disposizioni di quella scrittura privata, infatti, è stata inserita anche quella di non far giudicare le eventuali controversie tra i partner dell’ATI dal giudice ordinario, come stabiliva il Capitolato Prestazionale dell’originario Bando del Comune, ma il più costoso e privato giudizio arbitrale. Anche in questo caso la forma della legge lo consente, ma rimane tutto da spiegare perché il Comune di Benevento vestito Amts abbia preferito la giustizia privata a quella pubblica.

Intanto la nostra storia è arrivata al 2006. E’ una corsa contro il tempo. Le elezioni comunali si terranno il 28 maggio, ma in una seduta solenne dell’Assemblea dell’Amts, tenuta l’8 maggio 2006, nella sala Giunta di Palazzo Mosti, alla presenza del sindaco, dei massimi dirigenti del Comune e degli interi CdA e Collegio sindacale dell’Azienda, si accetta il contenuto della bozza di scrittura privata. In essa si stabilisce anche che le tre imprese costruttrici, individuate anche come uniche beneficiarie del detto contributo milionario del Comune di Benevento previsto dal Bando, abbiano come “ristoro” delle spese occorse per costruire il parcheggio, dopo il suo collaudo, 1.250.00,00 euro più Iva.

Si tratta di una “vantaggiosa” una tantum (ebbene sì, proprio in base a questa esplicitata considerazione essa viene accettata) perché dall’Amts le imprese private avrebbero dovuto avere – in trent’anni – un altro milione in più, sulla base dei rapporti stabiliti tra i componenti dell’ATI. L’Amts ovviamente quei soldi sa di non poterli mai pagare, ma è il Comune di Benevento che si impegna a pagarli, al suo posto, mettendoli in conto ai bilanci pluriennali degli anni a venire, una sorta di anticipo rispetto a quanto annualmente Palazzo Mosti sborsa per far funzionare l’Amts. Bilanci a venire, quindi, quelli dell’amministrazione comunale entrante, siamo alla vigilia del voto. I pronostici danno favorito il centrosinistra.

Arriva il centrosinistra - Infatti è il centrosinistra a vincere, Fausto Pepe diventa il nuovo sindaco di Benevento. Ma nulla cambia nella vicenda. Il nuovo primo cittadino avrebbe potuto fermare tutto, non una pietra, infatti, fino ad allora era stata mossa in Via Porta Rufina. Pepe poteva annullare in autotutela gli atti amministrativi prodotti, se ne avesse ravvisato la necessità, o almeno tentare di rinegoziare i termini del gravoso accordo di Amts con Ciardiello, Siciliano, Sepel e Salerno. Nulla, al centrosinistra l’operazione va bene e infatti provvede serenamente a farla continuare, pienamente condividendone lo spirito: la nuova amministrazione approva il progetto esecutivo del parcheggio e concede l’area all’ATI in Via Porta Rufina nell’estate del 2007. Secondo il bando, l’opera doveva essere realizzata in due anni, nel 2009, ma si sa come vanno certe cose…

Sia come sia, nella primavera del 2011 il parcheggio viene completato e collaudato e poco dopo le imprese passano all’incasso del milione e 250mila euro e rotti. A questo punto il Comune di Benevento, vestito Amts, decide che non vuol pagare più. Senza porsi alcun problema di immagine, afferma serafico che quella scrittura privata, su cui poggia originariamente la notevole richiesta di danaro delle imprese, semplicemente non esiste e se esistesse sarebbe illecita!

All’Amts, del resto, di essa non c’è traccia. Quindi quei soldi i costruttori li possono scordare, al più l’Amts può essere disposta a cogestire il parcheggio.

Le tre imprese subito avviano il procedimento arbitrale. Riaffermano che la scrittura c’è ed è corretta e valida e che l’Amts deve pagare,anche perché il Comune di Benevento stesso, a suo tempo, s’era impegnato a coprire quella spesa, la cui determinazione, in una tantum da un milione e 250mila euro e rotti, dall’Amts stessa era stata voluta. L’Amts resiste, nomina il suo arbitro, il terzo (il presidente del Collegio arbitrale) lo nomina il Tribunale e il procedimento s’avvia. L’eccezione di inesistenza della scrittura, dopo poche settimane, viene superata con la decisiva esibizione di un originale della stessa da parte dall’avvocato delle tre imprese. Il legale dell’Amts aveva anche però eccepito che il contenuto della scrittura privata fosse illecito, avesse spostato tutto il rischio dell’operazione sulla sola Amts, fosse contrario a norme imperative e avesse prodotto un ingiusto arricchimento alle tre imprese. A suo avviso, infatti, il costo per la realizzazione dell’opera era di gran lunga inferiore ai 2,2 e rotti milioni di euro che le imprese avrebbero incassato, sommando il preteso attuale 1.250.000,00 al milione e rotti del contributo previsto dal bando e a loro tre sole poi riservato.

Quanto è costato effettivamente il parcheggio? - L’avvocato dell’Amts chiede quindi che si faccia una perizia del parcheggio al Collegio arbitrale per poterlo dimostrare. Gli arbitri non lo consentono, solo scrivono che il costo dell’opera, “in modo incontrovertibile”, è di 1.250.000 euro e quindi condannano l’Amts a pagare le tre imprese, con gli interessi, la parcella e le spese legali per l’avvocato della parte avversa e le spese per gli arbitri e l’arbitrato. Se non andiamo errati, il tutto, comprese le spese per pagare il proprio legale, dovrebbe sommare un altro centinaio di migliaia di euro, oltre il 1.250.000 oggetto della causa civile. Arbitri che, va pure detto, alla fine, danno torto all'Azienda, unanimemente, cioè, anche col voto di quello nominato dall'Amts...

Gli arbitri l’hanno deciso a ottobre 2012. Il che ha comportato l’obbligatoria iscrizione in bilancio 2011 di tale perdita per l’Amts, approvato a fine dicembre. Per un buco complessivo di 1.600,000 euro che ha portato l’Azienda per i trasporti alla canna del gas, a mettere a rischio i posti di lavoro dei propri dipendenti, a far pensare al sindaco Pepe di poter togliere alle cooperative il servizio per le attuali aree con le strisce blu, mettendo sul lastrico 31 famiglie e a far pensare al sindaco Pepe di andare a requisire altre aree libere per la sosta, nella zona alta, per farle diventare a pagamento con le strisce blu, affinché siano i cittadini beneventani – ulteriormente (e anche nei giorni festivi) – a pagare il conto di questo sciupio.

Persa la battaglia legale, il Comune di Benevento-Amts si è dovuto ricordare che esiste la giustizia pubblica e infatti ha impugnato il lodo (la decisione) arbitrale davanti alla Corte d’Appello di Napoli. Alla quale ha chiesto anche la sospensione dell’esecutività del lodo. Su questo la Corte dovrebbe decidere nelle prossime ore. Sulla stampa è stato fatto filtrare che, se sarà accolta la sospensiva, si riusciranno a pagare il prossimo stipendio ai dipendenti. Altrimenti ci dovrà pensare il super-indebitato Comune di Benevento.

Non crediamo sia necessaria una sola riga di commento. Dati gli amministratori alla guida di questa città, si può solo sperare in Dio (i credenti) o nella buona sorte (gli altri) che siano benigni con i cittadini beneventani amministrati. Fare peggio sarebbe stato davvero difficile.

Come detto, per chi voglia saperne di più, di seguito spieghiamo l’accaduto con dovizia di particolari e precisi riferimenti.

L'Amts, azienda sorta per gestire il trasporto urbano (si chiamava in origine Amtu), si trova dal mese di ottobre 2012 condannata a pagare 1.250.000,00 euro (più Iva e interessi e più spese per i legali e per gli arbitri) a tre imprese: Pietro Ciardiello srl, Siciliano Giuseppe Costruzioni e Sepel, amministratore unico Giuseppe Pellegrino. Nomi non nuovi, quelli dei primi due, per la cronaca delle scorse settimane, indagati (anche con provvisoria emissione di misure cautelari restrittive della libertà a loro carico) dalla Procura di Benevento, con altri 47, tra cui il sindaco Fausto Pepe, per l'ipotesi della commissione di gravi reati,a vario titolo, in relazione ad alcuni appalti del Comune di Benevento per la realizzazione di opere pubbliche, nell'ambito della clamorosa inchiesta 'Mani sulla città' deflagrata lo scorso 8 gennaio e tuttora in corso.

Una cifra enorme, questo milione 250mila euro e rotti della condanna, non alla portata del bilancio dell'Amts, decisa da un lodo arbitrale e che deriva dalla costruzione del parcheggio di Porta Rufina, da qualche mese in funzione. Una realizzazione che si è dimostrata una Caporetto per il Comune di Benevento e quindi per l'Amts (Palazzo Mosti è socio unico dell'Azienda). Il Comune infatti ne è stato artefice e vittima: chi ha progettato e realizzato l'opera invece ne ha tratto vantaggi.

La vicenda è nata, dieci anni fa, sotto il governo comunale del centrodestra ed è continuata sotto le Giunte di Fausto Pepe. Una storia incredibile, benché nella legge, stando a quanto ha sentenziato il Collegio arbitrale. Va anche aggiunto che il 4 marzo 2013 ci sono state delle acquisizioni documentali relativi al parcheggio di Porta Rufina, sia presso la sede dell’Amts che a Palazzo Mosti, da parte dei militari del Comando della Guardia di Finanza di Benevento, in esecuzione di un ordine di esibizione emesso dalla Procura della Repubblica del Tribunale di Benevento. Vedremo.

La vicenda è lecita. Pur tuttavia rappresenta, almeno, uno "sbaglio" senza pari, dal punto di vista dell'efficacia, dell'efficienza e della bontà dell'azione amministrativa e di coloro che si sono avvicendati alla guida del Comune e dell'Amts.

Il bando del 2003 - Sintetizziamo al massimo. Il Comune di Benevento con determina del dirigente pro tempore del Settore lavori pubblici, Fernando Capone, emette un bando, in data 23 maggio 2003 per far costruire in concessione, a titolo gratuito, mediante gara di licitazione privata - sul terreno di proprietà comunale -, il parcheggio di Porta Rufina a una ATI, un'Associazione temporanea di imprese. Il prezzo che all’ATI vincente il Comune avrebbe corrisposto, ad avvenuto collaudo, è fissato, nel bando, a 1.032.913,80, oggetto di ribasso, comprensivo di Iva e di spese di direzione dei lavori, sicurezza, indagini geologiche e similari.

L'ammontare complessivo dell'investimento richiesto all'ATI concessionaria vincente nel bando, presuntivamente, è indicato come pari a 2.065.827,60 euro (comprensivo di Iva e spese generali e tecniche e altri oneri). In pratica l'ATI deve progettare, costruire e gestire il parcheggio come concessionaria. L'area comunale, per tale scopo, viene concessa in diritto di superficie gratuito dal Comune per 30 anni. Dopo i 30 anni di sfruttamento del parcheggio da parte dell'ATI, lo stesso tornerà, con l'area sulla quale era stato costruito, automaticamente nella totale proprietà del Comune. Breve (solo 20 giorni) è il termine concesso per far pervenire le domande di partecipazione alla gara: scadenza 13 giugno 2003.

Nell'ATI prescelta dal Comune, oltre alle imprese Giuseppe Siciliano costruzioni, Ditta Pietro Ciardiello, Sepel (amministratore unico Giuseppe Pellegrino) e all'architetto progettista Roberto Salerno, c'é anche l'Amts.

Il piano finanziario dell'offerta dell'ATI vincente prevedeva, a fronte di un investimento complessivo di 2.042.793,50 euro più Iva e accessori, la copertura della spesa con un mutuo da restituire in 30 rate annuali da 110mila euro ciascuna, di cui 75mila per far fronte ai lavori di costruzione. Mutuo sulla carta a carico della concessionaria ATI, non della sola Amts!

Senza l'Amts, Ciardiello, Siciliano, Sepel e Salerno, da soli, non avrebbero avuto chance di vittoria. Nell'ATI ci doveva essere almeno un'impresa che avesse già gestito un parcheggio e pure di un certo rilievo. L'Amts lo aveva fatto (e lo fa ancora) in Via del Pomerio.

Dubbi tardivi - Solo dopo aver aderito alla costituenda ATI e dopo aver partecipato alla gara per la concessione del parcheggi a Porta Rufina e averla vinta, il presidente e il Consiglio di Amministrazione dell'Amts (siamo nel 2003), iniziano a farsi i conti attentamente. Vengono presi dai dubbi e stentano a compiere gli atti conseguenti. Che sono la scelta della società capofila (poi sarà la Siciliano Giuseppe Costruzioni) e la costituzione ufficiale dell'ATI per poter firmare il contratto di concessione con il Comune. Dopo vari solleciti, le società 'partner' dell'Amts premono l’acceleratore e nel gennaio 2005 la diffidano, sotto minaccia di farle pagare tutti gli eventuali danni, a presentarsi dal notaio. Sotto il pungolo, il CdA dell'Amts, improvvisamente, trova vantaggioso l'affare, s'immagina un afflusso di auto per la sosta notevolissimo, incassi pari a oltre 160 mila euro annui, l'arrivo di altri uffici in zona, oltre le Poste centrali, come la nuova sede dell'Iacp (che invece è rimasta dov'è al Rione Libertà) e addirittura il nuovo mercato in Piazza Commestibili, dove invece si sono insediati i pochi negozi di Malies. Un sogno appunto che s'è trasformato in incubo, ancor prima di potersi render conto, da qualche mese a questa parte, del ben altro, ridotto afflusso delle auto in sosta.

L'Amts, benché sia una Spa con socio unico un ente pubblico, accetta di regolare i rapporti interni con gli altri partner non con un atto pubblico, di notaio per dare le massime sicurezza, trasparenza e certezza al regolamento interno, ma con una semplice scrittura privata, strumento più attaccabile (e infatti in seguito contestato) e, in genere, preferito da chi vi ricorre per dare una maggiore riservatezza al pattuito.

Il suo contenuto però è decisivo. Per dirla con il lodo arbitrale, essa sposta tutto il rischio (l'alea) dell'operazione sull'Amts, a fronte di ipotetici incassi del parcheggio, e stabilisce - si badi su richiesta dell'Amts - che debba essere la stessa Amts a pagare 'per ristoro alle imprese costruttrici' una tantum 1.250.000 euro più Iva e infine a pagare il canone di locazione al Comune.

La stessa scrittura prevede pure che le tre imprese siano le uniche dell'Ati a poter beneficiare del contributo comunale, attorno al milione, sopra citato. Non si trascura alcun dettaglio: mentre il Capitolato Prestazionale di applicazione del bando prevedeva che fosse il giudice ordinario a decidere sulle eventuali controversie, la scrittura privata sposta la competenza sugli arbitri, dei giudici privati.

Il Comune espleta la gara di licitazione e il 28 giugno 2003 sceglie come concessionaria la costituenda Ati Siciliano, Ciardiello, Sepel, Salerno, Amts per l'importo netto di 929.715,00 euro, la cifra che detta Ati aveva offerto. L'offerta, secondo previsione del bando, prevede pure il pagamento d’un canone annuo da parte del concessionario per tutti i 30 anni che viene riportato nel piano economico finanziario presentato e che costituisce criterio di valutazione dell'offerta medesima. Esso assomma a 110mila euro.

Fino all’aggiudicazione l’Amts acconsente. Vinta la gara, però, comincia a fare i suoi conti che evidentemente non le tornano più. E infatti la vicenda parcheggio Porta Rufina, partita a velocità della luce, si stoppa. Che accade? Siccome si tratta anche di un'ATI cosiddetta verticale, nella quale ogni membro risponde solo per quanto di sua competenza, la rogna maggiore toccherà all’Amts. Le tre imprese costruttrici, infatti, risponderanno solo della costruzione e Salerno della progettazione, ma sarà sull'Amts e solo su essa che graverà la gestione, cioè, tutti i certi e costosi oneri, assieme agli eventuali incassi, per 30 anni. Che bell'affare per il Comune di Benevento, socio unico dell’Azienda!

Il presidente Amts dell'epoca, Romildo Fragnito, comincia a indugiare e la costituenda Ati che ha vinto la gara rimane tale, dal giugno 2003 fino alla fine del 2004 per oltre un anno e mezzo. I partner dell’Ati la sollecitano, ma l'Amts imperterrita nicchia. Fino a che il 15 gennaio 2005 Siciliano, Salerno, Sepel e Ciardiello rompono gli indugi e la diffidano: pagherà per il prosieguo di tale inadempienza tutti possibili danni e se ne paventano di onerosi. La costituenda ATI deve diventare effettiva. Per ciò occorre andare dal notaio (quello scelto è Vito Antonio Sangiuolo), occorre sottoscrivere un atto pubblico con il quale costituire ufficialmente l'Ati e designare l'impresa capogruppo. Condizione necessaria: sarà la capogruppo a dover firmare il contratto con il Comune per iniziare a costruire. I partner nella diffida del 15 gennaio 2005 usano argomenti e toni ultimativi.

Di fronte alla diffida Romildo Fragnito il 3 febbraio del 2005 riunisce il Consiglio d’Amministrazione dell’Azienda e il Collegio sindacale, presenti al completo per farli deliberare – 20 mesi dopo aver già partecipato, come partner decisivo dell’Ati, al Bando per la realizzazione – su: “Esame ipotesi di gestione costruendo parcheggio di Via Porta Rufina”. Nel verbale di questa riunione si legge innanzitutto che in un precedente verbale di CdA dell’Amts, datato 23 giugno 2003 (cinque giorni prima che scadesse il termine per aggiudicare la gara), era stato scritto: “…la partecipazione dell’Azienda deve intendersi limitatamente alla gestione del parcheggio e soltanto nel caso in cui dal piano economico-finanziario risulti che l’Amts spa sia esclusa dai costi di realizzazione dell’opera e da disavanzi di gestione per l’intera durata dell’affidamento”.

Il verbale del febbraio 2005 - Ricordato ciò, giova qui riportare la parte successiva del verbale di CdA di quel 3 febbraio 2005, oltremodo illuminante: “…Esaminato il piano di ipotesi di gestione da parte dell’Amts del parcheggio nel quale sono riportate le principali voci di costi-ricavi derivanti anche dalle condizioni fissate dal Bando di gara… precisato che il canone di gestione ipotizzato in 80mila euro annui, è inferiore a quello del piano economico-finanziario presentato in sede di gara, dov’era prevista una rata mutuo di ben 110mila euro, per il ricorso di un finanziamento alle banche visto che tale finanziamento risultava particolarmente impegnativo per l’Azienda, per cui si rendeva necessaria una attenta valutazione, che ha richiesto da parte del CdA ulteriori approfondimenti; considerato che l’area in cui sarà realizzato il nuovo parcheggio è limitrofa alla struttura del mercato cittadino e ad una serie di strutture di pubblica utilità – Poste Italiane, sede centrale e la nuova sede dell’Iacp - e ritenuti gli indubbi vantaggi derivanti dalla gestione del costruendo parcheggio, soprattutto come referenza per l’Amts che si pone come principale Azienda del territorio, oltre che per il servizio di TPL, anche per i servizi complementari della mobilità, delibera di approvare il piano economico per la partecipazione alla gestione del parcheggio di Porta Rufina e di dare mandato al presidente per tutti gli atti necessari e conseguenti alla costituzioni dell’Ati e di notificare la presente delibera al Comune di Benevento per eventuali osservazioni”.

Tra l’altro, dunque, si certifica che: solo dopo aver partecipato al Bando il CdA dell’Amts “ha approfondito”, che si è deciso di costituire l’onerosa Ati anche sul presupposto, rivelatosi errato, della realizzazione in loco di un mercato e della sede dell’Iacp e che gli “indubbi vantaggi” all’Amts sarebbero “soprattutto” derivati dal diventare leader della gestione dei parcheggi (!?).

L’ottimistico, a dir poco, piano di gestione prevedeva, per il primo anno (e poi in proporzione a seguire nel trentennio) entrate per auto in sosta pari a 164.354,40 euro e costi per 150mila euro (di cui 80mila solo per il detto canone di gestione) per una differenza di maggiori ricavi di 13.754,40 euro. Entrate ipotizzate su 480 automobili in sosta al giorno, 32 all’ora, per 15 ore, abbonamenti esclusi. Un sogno, alla luce dei numeri che il parcheggio, da poche settimane aperto, sta effettivamente facendo. E comunque l’ottimistico ricavo annuo ipotizzato, per tutta questa operazione, avrebbe dovuto essere di 13mila euro.

Costituita in due mesi ufficialmente l’ATI (dopo la diffida) con la capofila Siciliano Giuseppe, e approvato dall’Amts il piano economico per la partecipazione alla gestione del parcheggio, notificando tale decisioni a Palazzo Mosti, la vicenda rallenta un’altra volta. Ma l’approssimarsi, il 28/29 maggio 2006, delle elezioni comunali di Benevento dà la scossa ulteriore per la sottoscrizione di due decisivi documenti. Il primo è il verbale dell’assemblea ordinaria dell’Amts che si svolge il 28 marzo 2006 nella sala Giunta del Comune di Benevento. Formazione al gran completo, con la presenza del presidente Fragnito e dei consiglieri pro tempore del Cda dell’Amts, del sindaco di Benevento, Sandro D’Alessandro, in rappresentanza del socio unico Comune di Benevento, del direttore dell’Azienda Francesco Volpe e dell’intero suo collegio sindacale, del funzionario comunale Giovanni Racioppi, responsabile del procedimento riferito al bando di gara, e del consulente incaricato dall’’Amts Pellegrino Minicozzi.

Il direttore legge la bozza di scrittura di accordo tra i soggetti costituiti nell’ATI per la realizzazione del parcheggio che regola i rapporti interni all’ATI. Prende la parola Fragnito e spiega che “a seguito di accordi coi rappresentanti delle aziende costruttrici, potrebbe essere possibile pagare il corrispettivo per la concessione per la gestione del parcheggio, anziché in 30 canoni annuali di 75mila euro ciascuno, per un totale di 2,25 milioni di euro, in un pagamento unico di 1 milione e 250 mila euro alla consegna dei lavori… vantaggioso per l’Amts in quanto porta un risparmio economico e finanziario di un milione di euro”. Contestualmente Fragnito dice che questi soldi l’Amts non li ha, né li può chiedere in prestito alle banche, e chiede al socio unico Comune di Benevento di anticiparli. “Dopo ampia discussione l’Assemblea prende atto del contenuto della scrittura privata, come modificata, l’Assemblea dell’Amts – continua il verbale – e delibera di impegnarsi ad appostare nel Bilancio previsionale e pluriennale del Comune di Benevento la somma di un milione e 250mila euro oltre l’Iva occorrente per il pagamento anticipato del corrispettivo che l’Amts dovrà erogare ai costruttori del parcheggio aderenti all’ATI”. Il Comune scalerà la cifra sui soldi che dovrà dare all’Amts negli anni successivi a quello in cui avverrà il pagamento alle imprese.

La scrittura privata, trascritta nel lodo arbitrale, riguarda i sottoscrittori Amts, Sepel srl amministratore unico Giuseppe Pellegrino, architetto Roberto Salerno, Pietro Cairdiello Srl e la Giuseppe Siciliano costruzioni, capogruppo. Ricordato il perché sia sorta l’ATI e quindi costituita con atto del notar Sangiuolo il 23.2.2005, la scrittura privata precisa che si tratta di un’associazione di tipo verticale/misto sicché a Salerno spetterà la progettazione, alle tre imprese l’esecuzione dei lavori, all’Amts competerà la gestione del parcheggio. Si legge poi all’articolo 3 “Tutti gli oneri della gestione del parcheggio nel periodo di durata della concessione sono a carico dell’Amts”. All’articolo 7, inoltre, si stabilisce che “il contributo dovuto dal Comune è interamente a favore delle imprese che provvederanno a incassarlo e a ripartirlo tra loro nel rispetto dei rapporti interni che li riguardano”, regolati con un’altra scrittura privata. All’articolo 8 si aggiunge, casomai non fosse stato chiaro, che “Tutti gli obblighi e gli oneri previsti dal Capitolato Prestazionale e dal contratto con il Comune di Benevento per la gestione del parcheggio sono a carico dell’Amts, ivi compreso il canone dovuto al Comune per tutta la durata della concessione”. All’articolo 9 si legge ancora: “L’Amts a ristoro degli oneri sostenuti dalle imprese per la costruzione della struttura dovrà versare alle imprese medesime in un’unica soluzione un milione e 250mila euro oltre Iva, all'ultimazione dei lavori”. E poi la scrittura “deroga” al Capitolato Prestazionale. Mentre in esso, all’articolo 39, è sancito che delle eventuali controversie debba occuparsi il giudice ordinario, nella scrittura privata esse saranno devolute alla cognizione di un collegio arbitrale.

A poche ore dal voto - Sia come sia il 18 maggio 2006, a poche ore dal voto, viene sottoscritto il contratto tra il Comune e l’ATI. Le elezioni comunali si tengono. Come previsto vince il centrosinistra. Ma la nuova amministrazione guidata da Fausto Pepe non ha nulla da eccepire. Con delibera di Giunta del 21 giugno 2007 approva il progetto esecutivo del Parcheggio interrato in Via Porta Rufina. Dà avviso il 7 agosto 2007 all’Ati, tramite l’iniziale, stesso responsabile del procedimento Giovanni Racioppi, di voler effettuare la formale consegna dell’area comunale interessata ai lavori entro il 30 agosto 2007. Due anni è il termine concesso per la consegna dei lavori dal Bando. I lavori sono stati, poi, ultimati il 14 aprile 2011 e il successivo 21 aprile 2011 è stato anche emesso il certificato di collaudo.

Il 9 maggio 2011 le imprese costruttrici hanno invitato l’Amts a pagare il milione e 250mila euro più Iva e interessi. Dopo 4 mesi, il 23 settembre 2011 l’Amts ha contestato tale richiesta sostenendo l’inesistenza della scrittura privata e quindi l’inefficacia delle sue prescrizioni, compresa quella della competenza degli arbitri a giudicare della controversia insorta. L’Amts comunque si è dichiarata disponibile a concorrere alla gestione del completato parcheggio di Porta Rufina.

Per mano del loro avvocato, Roberto Prozzo, le imprese hanno fatto ricorso al collegio arbitrale per ottenere quanto richiesto, con un atto di introduzione di tale procedimento datato 6 ottobre 2011. In esso è trascritto il contenuto della scrittura privata, ricordando come essa sia stata firmata dal presidente dell’Amts, Fragnito, dopo la sua approvazione nella detta assemblea dell’azienda svoltasi nella sala Giunta del Comune di Benevento. Prozzo ricorda che gli accordi interni alla Ati sono stati “raggiunti in perfetta conformità” con le norme in materia di lavori pubblici e precisa: “E’ noto che la ‘ripartizione’ all'interno di un’ATI non può prescindere dal possesso dei requisiti richiesti dal bando per l’esecuzione dei lavori o l’espletamento dei servizi dell’appalto…”. Più avanti aggiungendo “è evidente che le imprese di costruzione non possiedono i requisiti per la gestione del parcheggio e quindi non possono partecipare a tale attività”.

Le imprese quindi nominano il loro arbitro nella persona dell’avvocato Luigi Giuliano (jr). L’Amts nomina come suo arbitro l’avvocato Domenico Coluccio e il presidente del Tribunale, come presidente di tale collegio arbitrale, nomina l’avvocato Sergio Parziale e presso il suo studio ha inizio il procedimento che si concluderà con la condanna dell’Amts a pagare il 16 ottobre 2012.

Tanti dubbi sulla scrittura privata - L’avvocato dell’Amts Mario Verrusio ha inizialmente costruito la propria difesa sostenendo l’inesistenza, e quindi l’inefficacia della scrittura privata. Ha sostenuto come di essa non vi fosse traccia all’Amts e che nemmeno la parte avversa l’avesse inizialmente esibita. L’avvocato Prozzo la esibisce in giudizio il 21 maggio 2012. Il 13 giugno successivo il legale dell’Amts ne prende atto e ritira le eccezioni su tale inesistenza basatesi.

L’avvocato Verrusio però, per respingere le richieste di Sep, Siciliano e Ciardiello, avanza anche altre tesi e dubbi. Per Verrusio, ammesso e non concesso che la scrittura esista, tale accordo “è contrario a norme imperative in quanto in esso si elimina la responsabilità nei confronti del concedente (Comune di Benevento) sia della (impresa) mandataria in ATI (Siciliano Giuseppe costruzioni srl) sia delle altre imprese partecipanti all’ATI e si eliminano anche l’alea (il rischio, ndr) contrattuali per le medesime e i costi di gestione e di manutenzione, ivi compreso il pagamento del canone di concessione in favore del Comune di Benevento”.

Per Verrusio nella richiamata scrittura privata c’è anche “illiceità della causa, quella di ribaltare i costi sul Comune concedente e unico socio dell’Amts sia per la realizzazione, sia per la gestione, sia per la manutenzione, sia per il pagamento dello stesso canone annuale previsto dalla concessione, in violazione delle norme di ordine pubblico riguardanti la concessione di lavori pubblici”. Anche il motivo, a suo avviso, “è illecito in quanto fa gravare l’alea di fatto unicamente sul concedente Comune, unico socio dell’Amts, come si evidenzia dalla stessa presupposizione – risultata poi erronea – del finanziamento da parte del Comune della somma ‘di ristoro’ ivi pattuita”.

Di più, per Verrusio la scrittura privata è in frode alla legge in quanto si trasforma – a mezzo del ribaltamento dei costi di realizzazione, della gestione… sull’Amts il cui unico socio è il concedente stesso – la concessione di lavori pubblici in appalto in violazione delle norme di ordine pubblico”.

Il difensore dell’Amts aggiunge anche che “non risulta alcuna appostazione nel bilancio pluriennale del Comune di cui alla delibera 27/2006 della somma di euro 1.250.000,00, il valore reale delle opere realizzate è inferiore (al netto dell’Iva) a euro 2.272.584,66 cioè alla somma di 1.022.584,66 che il Comune di Benevento si è onerato a corrispondere all’ATI secondo la concessione e quella di euro 1.250.000,00 che le imprese pretendono e allo stesso valore ipotizzato di euro 2.042.793,50 nel piano finanziario formulato per l’offerta in ATI e considerato anche dal Comune in atti di gara, sicché è evidente anche per questa via l’illecito perseguito, consistente anche in un’illecita locupletazione (arricchimento, ndr) in danno dell’Amts, che va quindi indennizzato”.

Per la difesa dell’Amts infine il piano finanziario di offerta dell’ATI non costituisce vincolo giuridico tra i componenti dell’Ati e lo stesso non prevedeva alcun mutuo a carico esclusivo dell’Amts, né il rimborso o il ristoro dei costi di realizzazione ovvero il pagamento in un’unica soluzione di tali costi alle imprese”.

Per Verrusio poi il Bando (e la legge) prevedevano l’obbligatorietà della costituzione di una società di progetto per realizzare il progetto cui dovevano partecipare tutti i soggetti dell’ATI che doveva subentrare nel contratto di concessione con capitale di 300mila euro…. Nella specie è stata costituita una società solo tra le tre imprese edili e con capitale inferiore (90mila euro)”.

L’avvocato Verrusio ha quindi chiesto al collegio arbitrale di confermare le sue tesi e in particolare di stabilire quanto sia costata la realizzazione del parcheggio volendo sapere “se l’importo richiesto dalle imprese (1.250.000,00 più Iva) sia superiore al alle opere effettivamente eseguite e se vi sia un’alterazione dell’alea della concessione…”, al punto di determinare un obbligo di indennizzo delle imprese all’ATI.

Per l’avvocato Prozzo, invece, “la scrittura che regola i rapporti interni all’ATI non è in contrasto con norme imperative, non è illecita, né in frode alla legge, tanto meno è il frutto di un accordo illecito, come insinuato dalla parte avversa”.

Il Collegio arbitrale dà ragione alle imprese e condanna l’Amts a pagare. Con un particolarità: il giudizio è unanime, non proprio la regola negli arbitrati. Infatti anche l’arbitro nominato dall’Amts le ha dato torto.

Gli arbitri danno torto all'Amts - Nel merito il Collegio arbitrale ha innanzitutto ribadito l’esistenza della scrittura privata, alla luce delle eccezioni in merito ritirate infine dall’avvocato Verrusio dopo l’esibizione dell’originale in giudizio. Il Collegio ha poi negato che tale scrittura privata sia contraria a norme imperative, né che abbia eliminato ogni responsabilità e ogni alea per le imprese, circa i costi di gestione e manutenzione “giacché essa risulta finalizzato a regolamentare e disciplinare i rapporti interni all'ATI conformemente a quanto già previsto nell'offerta (secondo il Bando, Ndr), nel contratto stipulato con il Comune di Benevento e nell'atto costitutivo dell’ATI e del pari risultano infondate le eccezioni di nullità per erroneo presupposto di fatto, per illiceità della causa o per essere la scrittura in frode alla legge”.

Va ricordato che nell'istituto giuridico della concessione la remunerazione al concessionario (nel nostro caso l’ATI) non è garantita dall'amministrazione che aggiudica (nel nostro caso il Comune di Benevento) ma deriva dall'esercizio del diritto di gestire il servizio, mentre nel contratto d’appalto il corrispettivo della prestazione a chi esegue le opere viene versato dall'amministrazione stessa.

Sulla questione il lodo arbitrale scrive così: “Il ‘ribaltamento dell’alea relativo alla gestione del parcheggio da parte delle tre imprese nei confronti dell’Amts è da ritenersi insito negli obblighi assunti reciprocamente da tutte le parti sottoscrittrici della scrittura privata. Infatti l’assunzione del rischio relativo alla gestione in capo all’Amts risulta controbilanciato dai prevedibili incassi ottenuti proprio dalla gestione, per tutta la durata (30 anni) della gestione del parcheggio. Ciò non esclude che effettivamente l’Amts vedrà ribaltarsi su sé stessa tutti i rischi assolutamente aleatori, imprevisti e imprevedibili, in relazione al parcheggio, infatti, la previsione di incassi futuri e dei proventi derivanti dalla gestione del parcheggio in favore dll’Amts sono a oggi – del tutto ipotetici e basati su mere ipotesi probabilistiche. E di detta alea se ne è resa unico soggetto passivo l’Amts Spa”.

Molto coinciso e sbrigativo è invece il Collegio arbitrale su quanto sia effettivamente costata l’opera. L’avvocato dell’Amts aveva sostenuto (e per ciò chiesto una perizia, una consulenza tecnica, Ctu) che il costo potrebbe essere stato di molto inferiore ai 2.272.584,66 (al netto dell’Iva) cioè alla somma di euro 1.022.584,66 (che il Comune di Benevento si è onerato a corrispondere all’ATI secondo la concessione) e di euro 1.250.000,00 (che le imprese pretendono) e allo stesso valore ipotizzato di euro 2.042.793,50 nel piano finanziario formulato nel bando per l’offerta in ATI.

Parziale, Giuliano e Coluccio, i tra arbitri, unanimemente, al riguardo semplicemente hanno scritto: “Dalla lettura degli atti appare incontrovertibile la volontà di quantificare l’importo dei valori in euro 1.250.000,00. Vi è quindi coincidenza assoluta tra quanto appostato nel bilancio pluriennale del Comune, nel bilancio dell’Amts e nella scrittura privata dell’8 maggio 2006, va conseguentemente rigettata la richiesta del Ctu”.

In conclusione, il lodo arbitrale dichiara sia la validità che l’efficacia della scrittura privata e accerta la sussistenza del credito vantato dalle imprese Siciliano Giuseppe, Pietro Ciardiello, Sepel e condanna l’Amts al pagamento del milione e 250mila euro, oltre gli interessi a decorrere dal 9 maggio 2012 fino al soddisfacimento. Condanna ancora l’Amts al pagamento delle spese e degli onorari di difesa che determina in ventisemila euro più Iva e Cpa e prevede con separata ordinanza le spese del funzionamento del Collegio arbitrale e degli onorari spettanti agli arbitri e al segretario dell’arbitrato che pone a carico dell’Amts.
CARLO PANELLA