Di fronte alla Stazione Centrale di Benevento è stato portato un attacco alla storia e alla vivibilità

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Dal Vaglio Views n. 3 - Straniti, ma forse proprio straniati, rimangono i beneventani di fronte allo scempio operato all'ingresso della Stazione Centrale, in Piazza Vittoria Colonna. Sia coloro che vi si recano a piedi, sia i più che, dalla vigilia di Natale (avendo atteso il doppio del tempo annunciato a inizio lavori) sono potuti tornare a transitare in zona con l'automobile. Il tutto per la realizzazione di un'opera pubblica comunale, uno slargo anonimo con un fontanone enorme emergente, di pessima o nulla funzionalità e creatore di troppi disagi.

Lo spazio antistante la Stazione, prima, era decoroso e soprattutto molto funzionale. Non per caso, ma per una lunga e paziente storia alle spalle. In quel luogo, sfociano sia la lunga e principale strada del quartiere (Rione Ferrovia), cioè, il Viale Principe di Napoli, sia Via Francesco Compagna, importantissima via d'ingresso a Benevento per la gran parte dei sanniti, quelli provenienti dai paesi delle valli Vitulanese e Telesina, dal Tammaro e dal Fortore. Invano abbiamo provato a denunciare da queste colonne, prima che iniziassero i lavori, il guaio che l'Amministrazione Pepe andava a compiere.

Dalle altre zone del capoluogo e dai paesi della sua provincia, dunque, in precedenza, si poteva, per necessità o per piacere, recarsi a prendere i treni e fare spesa oppure dagli stessi treni si scendeva, trovando spesso in Piazza Colonna, a pochi passi, una fermata di qualche corriera che da Benevento portava in altri comuni del Sannio.

Queste coincidenti esigenze di mobilità hanno fatto sì che la piazza razionalmente nascesse e crescesse, consentendo di poter arrivare ai treni, originariamente (a inizio Novecento) con le carrozzelle trainate dai cavalli e poi, a seguire negli anni, con le automobili, gli autobus e i taxi, fino a meno di un metro dal marciapiede d'accesso alla Stazione Centrale.

Altrettanto razionalmente sono via via sorti i palazzi prospicienti e vicini allo sviluppato e ingrandito insediamento delle Ferrovie dello Stato. E quindi palazzi e case nel rettilineo, lungo e pianeggiante (unico con tali caratteristiche in città) Viale Principe di Napoli. E ai lati, in parallelo, contemporaneamente altri edifici per private abitazioni e numerosi e rilevanti opifici. Così espandendosi fino al ponte sul Calore: un'arteria centrale, di più o meno un chilometro, con a destra e a sinistra tante vene e venuzze pulsanti. Una strada anche molto bella da vedere, soprattutto dall'altro versante del fiume, posto più in alto: un perfetto viale alberato e sullo sfondo la Stazione.

Il Rione Ferrovia è così sorto e si è sviluppato intelligentemente ed è poi diventato un Luogo urbano, con la elle maiuscola, perché utile, agevole e pratico, finanche per chi non vi risiedeva, fornito com'era anche del secondo ospedale beneventano, e comunque totalmente autonomo dal resto di Benevento per servizi pubblici, negozi, aziende, uffici, chiese, luoghi di ritrovo e di ristoro, palestre e impianti sportivi, con la bella struttura detta Colonia elioterapica (devastata di sicuro per ora, in attesa di un annunciato "recupero", dagli stessi amministratori comunali attualmente in carica).

E' cresciuto il Rione Ferrovia ed è andato avanti bene, mantenendo un'identità comunitaria e un'urbanistica decorosa, tanto forti e vive da resistere anche 1) ai bombardamenti del 1943, che proprio nella Stazione fecero terra bruciata, strage e tanti morti; 2) alla devastante alluvione del Calore del 1949 che sommerse tutto il Viale Principe di Napoli fino ai primi piani.

L'opera di deturpamento urbanistico della bellissima Benevento - effettuato dalle insipienti e dannose amministrazioni civiche del dopoguerra, perlopiù a guida democristiana, soprattutto tra gli anni Cinquanta e i Settanta - aveva colpito relativamente il Rione Ferrovia. Il peggio infatti l'ha subito dopo, negli anni Ottanta, con le edificazioni lungo Via Vitulanese, in parallelo alla strada che costeggia il Calore, Via Grimoaldo Re.

Un NonLuogo anche lì, come quelli molto più vasti e impattanti realizzati in quasi tutta Benevento: a Pacevecchia, Capodimonte, in primis, e poi in larga parte della Zona Alta, a Santa Maria degli Angeli e in parte del Rione Libertà. Agglomerati anonimi, nati morti e ovviamente rimasti tali...

Ma al Rione Ferrovia queste nuove costruzioni sorte attorno a Via Vitulanese, essendo fisicamente ai margini del quartiere se non periferiche, non ne hanno potuto alterare di molto l'impianto.

Questo ultimo duplice intervento, invece, agli sbocchi del Viale Principe di Napoli - soprattutto in Piazza Colonna ma anche l'altro contemporaneamente realizzato, anche se con minore impatto in Piazza Leonida Bissolati - rischia di essere esiziale, avendo fatto diventare angusta la zona della Stazione, scomoda e intasata per il traffico, non solo per poter raggiungere la ferrovia, ma anche per entrare in auto o in pullman a Benevento e ancor più per il semplice transito interurbano.

Insomma, il quartiere così ben "nato, cresciuto e pasciuto" da attrarre per decenni i concittadini e i sanniti, ora, è stato reso da questi politici indifferenti alla storia - ammesso che l'abbiano conosciuta o messa in qualche conto - un'area inospitale, maldisposta e dannosa,ai lati del Viale Principe di Napoli (in particolare, a Piazza Bissolati hanno installato un altro fontanone che ha ristretto uno snodo di traffico molto intenso a due passi da un Pronto Soccorso!).

Due piazze diventate ormai da evitare, preferendo soluzioni alternative che facciano risparmiare tempo e stress. Naturalmente, evitabili da coloro che non devono prendere il treno! Costoro i disagi li dovranno subire per forza. Una presa di distanza, comunque, molto seria per chi lì opera nel commercio, stante la concomitante crisi economica che, già da sola, fa opera di desertificazione, fermando consumi, comunicazioni e interscambi d'ogni genere.

La speranza è che quel quartiere tiri fuori, dalle sue viscere profonde o dall'anima, lo spirito di conservazione per resistere anche ai politici immemori, alle loro nefaste "innovazioni". In parte i cittadini del posto l'hanno già fatto, limitando con le loro civilissime proteste i danni che il Comune voleva originariamente infliggere alla viabilità e alla vivibilità: queste sono ora "solo" molto ridotte nella nuova Piazza Colonna rispetto all'ineffabile progetto iniziale. E qui tacciamo di una vicenda molto poco chiara di un'area, nei pressi di Piazza Colonna, che il Comune vuol acquisire da altri in permuta, un'area che, addirittura, pare proprio essere già comunale!

In ogni caso, se nelle due piazze violate non si troverà rimedio, si potrà tornare alla situazione precedente. A parte i soldi pubblici nel frattempo sperperati, nessuno, in zona e fuori, rimpiangerà le due fontanone, lo slargo attuale di Piazza Colonna così inutilmente spaziosa, o le decine o centinaia di metri da percorrere a piedi per poter prendere un taxi o un autobus o per entrare nella Stazione, spesso con il peso delle valigie.

Non sarebbe affatto un'assurdità, un domani, l'obiettivo programmatico del ripristino originario dei luoghi: sarebbe solo un ritorno alla ragione e un ritorno a un futuro per l'area, se non per l'intero quartiere.

Perché solo chi si vuol far cieco può non vedere che Benevento - se solo le varie amministrazioni civiche si fossero astenute da molti dei loro interventi edilizi e urbanistici - sarebbe più vivibile, migliore e più ricca.

Pochi esempi di un lunghissimo elenco: lo sventramento per la Spina Verde al Rione Libertà, la distruzione del Vecchio Mercato dei Commestibili e l'uccisione del commercio nella vivissima zona circostante, le mostruosità erette e incompiute davanti alla Cattedrale, i due ipermercati fatti aprire praticamente in città. Tacendo dei quartieri ghetto sopra citati, guarniti con delle ineffabili chiese, a Pacevecchia e Capodimonte.

Nel macabro spirito del tempo, dal dopoguerra in poi, sono finiti anche il culto e la religione che, dalle tante vestigia, tra cui il complesso di Santa Sofia, ci ha catapultato alla statua di Padre Pio svolazzante sul cubo a Pezzapiana!

Tanti giovani in questi stessi decenni, per noia o per l'insoddisfazione dell'età, hanno ripetuto il refrain: "A Benevento non fanno mai niente". Magari fosse stato così!
CARLO PANELLA