La crisi dei rifiuti nel Sannio: il naufragio di un servizio e il cattivo esercizio del potere impositivo

- Ambiente Sanità di pompeo nuzzolo
La Rocca dei Rettori sede della Provincia di Benevento
La Rocca dei Rettori sede della Provincia di Benevento

La crisi dei rifiuti nel Sannio, ratificata nell’ultima seduta del Consiglio Provinciale di Benevento, non rappresenta solo il naufragio di un servizio ma il fallimento della politica clientelare e del cattivo esercizio del potere impositivo esercitato dagli enti locali nella gestione della Tari, la tassa sui rifiuti. Vengo ai fatti.

L’amministrazione provinciale di Benevento ha deciso di porre in liquidazione la Samte, società di cui è proprietaria, e di dimezzare la tassa di € 14,57 per abitante, per un totale di circa 2.000.000, al fine di gestire direttamente le discariche esaurite ovvero le discariche morte.

In pratica, ha applicato la tassa “post mortem” delle discariche, riappropriandosi di questo specifico servizio, svolto fino alla fine del 2019 dalla Samte.

Le notizie pervenute parlano di provvedimenti del presidente per quanto attiene l’applicazione della tassa che, sempre per notizie di stampa, dovrebbero essere inserite nei piani finanziari dei comuni della provincia sannita nella tassa 2020 per un servizio prestato nel 2019.

La tassa di 14,57, quindi, fu deliberata dal Consiglio Provinciale di Benevento per l’esercizio 2019 per cui il dimezzamento non può che essere stato applicato sulla tassa 2019.

Non ritengo opportuno soffermarmi sulla successione delle decisioni assunte dagli enti territoriali, ma preferisco affrontare il vedere il problema dalla parte del contribuente. La tassa provinciale di € 14,57 fu deliberata, immagino, sulla base di un piano dei costi e notificata ai singoli Comuni che, in forza di una legge, hanno inserito nella Tari relativa al 2019 la somma richiesta.

Il contribuente per ciò ha già pagato la tassa sui rifiuti, comprensiva di tutti i costi, e, se non l’avesse pagata, è in attesa di ricevere l’ingiunzione di pagamento.

Se le procedure fossero state rispettate, i contribuenti avrebbero già adempiuto al loro dovere e quindi avrebbero il diritto di ricevere la somma di 7, 825 euro versati in più, per effetto della diminuzione avvenuta in virtù degli atti messi in essere dall’amministrazione provinciale di Benevento.

Se viceversa le procedure non fossero state rispettate dalla Provincia e dai Comuni si porrebbero una serie di problemi nei confronti dei contribuenti. La Provincia avrebbe il dovere di pubblicizzare il proprio piano finanziario relativo ai costi del segmento di servizio assunto in via diretta e i Comuni di riconoscere il debito nei confronti della Provincia, sempre che non avessero inserito nel piano finanziario i 14,57 euro richiesti inizialmente dalla Provincia.

Infine ciascun Comune dovrebbe dimostrare al contribuente quanto ha speso rispetto al piano approvato e spiegare perché non abbia inserito il costo determinato dalla Provincia nella tassa Tari.

Per il Comune di Benevento, in particolare, questo problema non dovrebbe porsi, avendo approvato un piano finanziario di circa 18 milioni per una spesa di circa 15 milioni, per cui nella differenza positiva certamente rientrerebbe il costo aggiuntivo dovuto alla Provincia.

Dell’altro segmento di servizio e relativa tassa (7,285 euro) nulla si sa, ma facilmente si può ipotizzare che sicuramente la somma verrà richiesta nell’anno in corso e non si sa soprattutto a chi andrà versata.

Le cause della crisi in atto, attribuite alla Regione Campania, dal presidente della Provincia di Benevento in un suo intervento sulla stampa, per non aver esercitato il potere sostitutivo e di controllo sull’attività amministrativa degli ATO (Ambiti territoriali ottimali), appaiono non condivisibili. E’ colpevole chi non ha esercitato il controllo mentre non lo è chi ha commesso l’omissione. Il ponte di Genova, in virtù di questo assunto, sarebbe stato causato dallo Stato perché non avrebbe esercitato il controllo sulla manutenzione e non da chi aveva il dovere di fare la manutenzione. La messa in atto dell’ATO è stata ferma per anni per giochi politici, ricorsi e nomine.