I cestini per la carta sulle strade di Benevento rari e improbabili come un'oasi nel deserto

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Sì, nonostante la copertura un po' sghemba, e comunque un aspetto meno austero del solito, a prima vista in foto sembra ritratto un contenitore destinato ad accogliere rifiuti minuti e... volanti. La presenza di residui nella sua cavità dovrebbe attestarlo, per giunta. Invece no: quella è una oasi, sorta davvero di fonte nel deserto, posta alla importante confluenza di due arterie piuttosto battute a Benevento, anche dal traffico pedonale: via Moro e via Fratelli Rosselli.

Appena l'avete messa alle spalle, l'area salvifica, ecco che il generale inverno comincia la sua opera di demolizione della vostra salute, azionando il raffreddore. Sì, lo avete pure il fazzolettino di carta nella tasca (ché quelli di stoffa, ormai, sono merce rara e poco comoda), magari anche un paio, o addirittura il pacchetto rifilatovi – sempre utilmente - a un qualche semaforo. Il muco comincia a dare fastidio, giù a soffiare, senza lesinare qualche scatarrata purtroppo. Muco e catarro giocoforza impregnano il vostro pezzo di carta, lo rendono via via molle, disgustoso al tatto. Cercate di nasconderlo nelle tasche, ma qualcosa comincia ad inumidirsi anche lì. Lo tirate fuori, vi ci ungete ben bene le dita, lo appallottolate. E il raffreddore incalza. Altro fazzoletto, altra soffiata, e il problema si raddoppia: altro muco, altro catarro sputato nel fazzolettino. Altro dilemma, altra sporcizia.

Quel senso di umidiccio, ormai, si è (letteralmente) attaccato addosso. Si potrebbe, in teoria, approfittare con cautela e vergogna di un paio di quei contenitori condominiali della carta in cui fortunosamente ci si imbatte: giammai, però, li adoperereste come deposito, date le prescrizioni Asia Spa sulla tipologia dei rifiuti che possono ospitare (e magari talora ve ne fottete amabilmente, pur di liberarvi del muco e del catarro che vanno ormai consolidandosi). C'è da rimpiangere, allora, l'oasi ormai lontana: via Moro è un miraggio, via fratelli Rosselli è ormai alle spalle, via Pacevecchia si spalanca dinanzi ai vostri piedi ed al naso infreddolito e colante.

Quand'ecco che, seminascosto da un albero, con la sua lontana forma di grosso sigaro cubano, arrugginito e finanche vetusto e brutto quanto basta, all'altezza della fermata dell'autobus posta di fianco all'azienda ospedaliera San Pio fa capolino il fratello minore dell'oasi di cui sopra. Malmesso ma ugualmente utile. Sono trascorsi invano 1825 passi, circa 1330 metri senza che abbiate incontrato un accidente di cestino dei rifiuti: accogliete allora la visione con sollievo e giubilo, a meno che non abbiate lasciate tante piccole pallottole di carta a punteggiare il vostro cammino. Affinché – naturalmente – il Pollicino che verrà intuisca da subito la situazione...