Tolo Tolo – Italia – Benevento. Si straparla, agisce e vota ignorando i fatti o pensando di rigirarli a uso e consumo

- Politica Istituzioni di Carlo Panella

Ho visto il film di Checco Zalone ‘Tolo Tolo’. Ci sono andato per svagarmi, ma anche per rendermi conto di persona delle, più che strane, strambe polemiche che il relativo trailer di lancio avevano fatto sorgere, con le immancabili speculazioni politiche. Lo svago è riuscito, come puntuale è stata pure la verifica di quanto in Italia (come a Benevento) si straparli, si agisca e si voti ignorando i fatti o pensando di poterli rigirare a uso e consumo propri.

‘Tolo Tolo’ ha battuto in Italia tutti record di incassi al primo giorno di uscita, dato questo di mera cronaca (quantità non significa automatica qualità), ma che va registrato. Per quel che conta, a me è piaciuto e mi è parso anche il migliore dell’artista pugliese. Ma ne scrivo qui perché rappresenta un caso esemplare, di generale valenza, delle cattive abitudini degli italiani, al di là di quelle evidenziate con chiarezza nella pellicola.

Si è scatenata una polemica sul presunto razzismo o para-razzismo o sovranismo di Zalone, sorta sul nulla o meglio sulla stupida, più che superficiale, visione del trailer che niente, ma proprio niente ha a che vedere con il film: per esser chiarissimi, quel che si vede nel trailer non c’è proprio nel film.

Ebbene - come già ammoniva, sempre con amara ironia, ormai 44 anni fa Rino Gaetano, nella sua stupenda ‘Mio fratello è figlio unico’ – in Italia si continua a criticare un film senza prima vederlo. E, se e quando in questo modo di fare si esercitano anche personaggi 'importanti', il quadro si staglia nella sua tragica ridicolaggine.

E' accaduto che visto ed equivocato il trailer - da Salvini stesso o da qualcuno del suo staff - il leader della Lega abbia sentenziato che vorrebbe Zalone “senatore a vita e non qualche reperto...” (gli attuali senatori a vita sono, per nomina, Elena Cattaneo, Mario Monti, Renzo Piano, Carlo Rubbia, Liliana Segre distintisi nel mondo, nei loro campi d’azione e di studio, e Giorgio Napolitano, di diritto, quale ex Capo di Stato: tra i definiti ‘reperti’ nominati in passato, ricordiamo qui solo Toscanini, Trilussa, Montale, Eduardo, Bobbio, Levi-Montalcini, Abbado…).

Poi è arrivata la visione del film e altri politici hanno provato a fare marcia indietro sulle tante precoci lodi giunte da quella area politica la cui considerazione per i migranti è nota. Così, ad esempio, il sempiterno La Russa ha liquidato il film come ‘scarso e noioso’ (il che mi ha pure confortato, dato il mio giudizio positivo …).

Eppure, bastava solo aver visto, non dico i film, ma anche solo qualche sketch di Zalone per ritenere impensabile un suo inserimento tra i sovranisti. Ma appunto siamo, da anni, nell’epoca in cui non conta affatto sapere o vedere, prima di scrivere o parlare. Così come nulla conta quello che uno abbia detto o fatto in precedenza. Per rimanere ai nostri, Salvini è lo stesso che prima ha definito i napoletani coloro che, in quanto tali puzzano più dei cani, e che ora si propone come uomo della provvidenza per il riscatto di quei puzzolenti.

Ma può farlo perché appunto anche chi vota lo fa in gran parte ignorando o volendo non vedere quel che quel candidato o quel partito hanno fatto o detto prima. E infatti la Lega salviniana imbarca voti in nel Sud, in Campania e pure nel Sannio.

Non è l’unico esempio. Il caso ha voluto che, quando io sono andato a vedere il film, ieri sera, ho visto entrare nel multisala anche il sindaco di Benevento e sua moglie, la senatrice di Forza Italia (partito da sempre stretto alleato dei leghisti e degli altri sovranisti di FDI). Anche Mastella, dopo tutto quello che aveva detto e fatto per 40 anni nel Sannio e non solo, fu votato per guidare Benevento, fu considerato una risorsa per “il cambiamento”, rispetto al pur desolante lascito dell’amministrazione precedente. L’esito dell’esperienza del sindaco ceppalonese di Benevento, ormai ai 4/5 del mandato, ha già detto che a Palazzo Mosti si è operato in modo tale da quasi far rimpiangere i predecessori, quella che ho definito “la peggiore amministrazione comunale dai tempi di Diomede, il mitico fondatore”… In molti oggi si sono pentiti del voto del 2016 e qualcuno dice pure che “non immaginava questo esito”. Ovviamente, si può solo essere stupiti di questo stupore.

Nel film Zalone non fa sconti né alla qualità dei politici attuali, né a coloro che li votano. Purtroppo, tant’è: è l’Italia che oggi è ‘Tola Tola”, in attesa che impari a nuotare per potersi salvare.