Contrordine sul 'panino libero' ! Accolto il ricorso di 2 genitori di Benevento: gli scolari potranno portare il cibo da casa a scuola

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Il sindaco Mastella e l'assessore alla Pubblica Istruzione Del Prete
Il sindaco Mastella e l'assessore alla Pubblica Istruzione Del Prete

Alle 9 del mattino di lunedì 13 gennaio sbuca dalle News di Radio Capital la voce dell'intervistato (da Antonio Iovane) sindaco di Benevento Clemente Mastella. Intanto una stranezza: per un politico aduso alla comunicazione via social e attento alla pubblicizzazione di se stesso (“...ora su Rete Quattro”, per esempio, fra gli ultimi post) non si reperisce traccia di tale intervento sul profilo Facebook, né d'altra parte sui media locali.

Eppure c'è polpa nell'argomento trattato: “Colpo di scena, - ha esordito il notiziario radiofonico - i bambini possono andare a scuola col pranzo preparato. Lo hanno stabilito i giudici del Tar del Lazio a proposito del ricorso dei genitori di una bimba di Benevento... La Cassazione aveva detto 'no', addirittura a Sezioni Unite perché – dicevano – 'quello è il luogo dove si realizzano una educazione all'alimentazione'. Ma i giudici del Tar hanno ribaltato la situazione. Ad opporsi era stato il sindaco di Benevento, Clemente Mastella”.

Il quale così, piuttosto impacciato, risponde al giornalista: “Questa cosa va risolta per legge, tutto sommato, I poveri amministratori non sanno da che parte muoversi”. E sul perché il sindaco non fosse d'accordo col panino da casa sostiene che lo stesso “ha un effetto anticostituzionale perché finisce per creare disuguaglianza fra chi è più ricco e chi è più povero; potrebbe anche determinarsi che il panino non è un panino secondo criteri rigorosi di sanità. La responsabilità chi se la prende?”. Quanto all'educazione all'alimentazione Mastella ritiene: “Se la scuola è scuola deve educare. Si immagina se facciamo la fine degli americani, che sono obesi”.

La sentenza del Tribunale amministrativo laziale (sezione III bis; Presidente Sapone, estensore Raganella) è la n. 14368/2019, riconosce libertà di scelta e tutela da ogni forma di discriminazione prospettata attraverso un obbligo (quella della mensa 'istituzionale') dettato dal regolamento scolastico. Inoltre, sulla stessa si legge: “Il servizio mensa, non può dirsi invece strettamente qualificante il servizio di pubblica istruzione e, pertanto, va tenuto distinto dal concetto di tempo mensa. Le argomentazioni utilizzate dalle SS.U della Corte di Cassazione con la sentenza n. 20504 del 30 luglio 2019 nell’affermare che, nel vigente sistema scolastico italiano, tra le varie finalità educative proprio del progetto formativo scolastico, vi sarebbe quella della “educazione all’ alimentazione”, non appaiono persuasive”.

Così, con non poca enfasi, in quell'estate del 2019, si espressero i rappresentanti di palazzo Mosti: “Quante cattiverie contro di me e la mia amministrazione perché sono stato sempre contrario al panino libero a scuola“. Il sindaco di Benevento, Clemente Mastella, si sfoga su Facebook contro i suoi detrattori politici, riferendosi in particolar modo alla sentenza delle sezioni unite della Corte di Cassazione che hanno preso le distanze da quanto affermato dal Consiglio di Stato nella querelle del panino portato da casa nella mensa scolastica (Ntr24);

“Quella che qualcuno intitolò la 'sconfitta di Mastella' è oggi una rivincita, ma è soprattutto l’affermazione di un principio sacrosanto: il tempo mensa è tempo scuola e deve essere uguale per tutti!... Il tempo mensa è tempo scuola e il genitore che aderisce al progetto scolastico del tempo pieno deve sapere di aver scelto di far vivere ai propri figli anche il momento formativo collettivo rappresentato dal tempo mensa comune, in cui si evitano le differenze sociali, si educa alla varietà del cibo, a comportamenti alimentari e sociali condivisi. La libertà di scelta del genitore può essere esercitata all’atto dell’iscrizione, sulla base dell’organizzazione scolastica: tempo normale, prolungato o tempo pieno” (l'assessore alla Pubblica Istruzione Rossella Del Prete). Ma non era finita lì, tanto meno in quel modo.