Mastella, l'improbabile metafora di Gulliver e dei lillipuziani per la permanenza nella carica di sindaco di Benevento

- Politica Istituzioni IlVaglio.it

Sono in tutta evidenza alla base del pensiero gonfio di delusione che, sabato 18 gennaio, il sindaco di Benevento ha affidato al suo profilo social (come ormai è norma nella sua comunicazione ufficiale) gli ultimi rivolgimenti in seno alla maggioranza nel Consiglio Comunale: nuove deleghe assegnate a consiglieri, consiglieri che riscoprono lavoro e famiglia, consiglieri altri che battibeccano con assessori e avvertono pure di non essere apprezzati quanto meriterebbero, e così via proseguendo in ripicche nient’affatto esaltanti per gli attoniti spettatori/elettori.

Su facebook Mastella ha scritto: “Vedo nella mia maggioranza, quasi ex, anche se molti dichiarano fiducia nella mia persona, cose che non mi convincono. Io ho chiesto di fare il sindaco per la gente, per risolvere qualche problema alla città. Tanti sono stati risolti, altri avviati a soluzione. Qualcuno non ricorda che mi sono dimesso da Ministro per la mia dignità. A questa non rinuncio. Dopo la visita del Presidente Mattarella, che su mio invito e della Università, verrà a Benevento, prenderò le mie decisioni”.

Due modesti rilievi, che prescindono dagli scenari che il futuro vorrà delineare.

A esternare è proprio quel Mastella che in avvio d'anno nuovo (4 gennaio), durante la conferenza stampa di bilancio dell'attività del 2019, così si esprimeva commentando i magheggi tesi a creare squilibri nella sua compagine: “Se vogliono sfiduciarmi non hanno che da raccogliere 19 firme contro di me. Se ne hanno la forza, mi mandassero a casa. Fino a quel momento, delle loro manovre, della creazione di nuovi gruppi, dei loro ricatti, non me ne frega proprio nulla. A differenza di questi lillipuziani, io sono la storia d’Italia”.

Al momento, visto cosa Mastella ha scritto, siamo appena alla prima parte del primo viaggio di Gulliver citato dal sindaco, con i 'lillipuziani' che lo hanno legato con moltissime reti nel tentativo di immobilizzarlo. Certo, quanto accade in seguito è risaputo, ma per ora siamo alla fase dello sconforto, e dovesse realmente concretizzarsi la non tanto velata intenzione del politico di Ceppaloni sindaco di Benevento assisteremmo a un'evoluzione gigantesca di 'lillipuziani' a spasso sul viale del tramonto mastelliano, per un percorso in cui la storia politica cittadina si degrada a storiella.

Ma, e siamo al punto due, certa solida foggia democristiana non si permette alcuna piega. Perché qualunque drastica decisione tesa a denudare il re (cioè il Comune) non avverrà prima dell'appuntamento istituzionale di più alto profilo della attuale stagione amministrativa beneventana, e cioè l'arrivo in città del Presidente della Repubblica. Giammai qualcun altro che non la fascia tricolore in carica poteva accoglierlo, tantomeno a Mattarella andava offerto l'instabile spettacolo di un capoluogo disarcionato della sua guida (e in fondo Mastella ha decisamente qualche freccia in più in faretra rispetto a eventuali comprimari).

La fase a orologeria dell'incertezza che trasuda da quel post è dunque figlia sì della cascaggine, ma anche dell'orgoglio.