Si dimetta o meno Mastella, l’importante è che cessi il brutto spettacolo al Comune di Benevento

- Politica Istituzioni di Giovanni Festa

Nella domenica in cui frena il Benevento calcio accelera, invece, la politica cittadina. Su quel che resta di palazzo Mosti è possibile leggere ovunque note e ghirigori vari (non sul Vaglio il solo comunicato integrale di un corrosivo Luca Paglia, scritto in replica a specifiche dichiarazioni di consiglieri – Molly Chiusolo, Antonio Capuano - pubblicate sul Mattino). S'apprende, da ultimo, del cuneo di Claudio Mosè Principe (leggi sul Vaglio.it) nell'assemblea consiliare grazie alla nascita del gruppo (leggi sul Vaglio.it) dei Cittadini Protagonisti (un’esagerazione, visto che i veri protagonisti sono appunto Principe e chi lo ha seguito e non i cittadini, non ancora almeno). Questo neonato sodalizio ha individuato il suo capogruppo nel consigliere Feleppa, ovvero colui al quale sono apparse troppo onerose le deleghe possedute per l'impegno quotidiano che richiedevano (di conseguenza sarà saltuario, occasionale quello più leggero di capogruppo).

I resoconti, infine, hanno ospitato ancora Paglia, del Patto Civico, altro gruppo nato per partenogenesi dal ceppo mastelliano di governo, e la sua oggettiva, diretta durezza verso gli ex amici di cordata. Il succo del suo pensiero critico si sostanzia in questa breve frase: “Devo ritenere che sia al Comune che alla Provincia vi sia una coordinata azione diffamatoria verso chi la pensa diversamente; non vedo altre motivazioni alle dissennate parole di chi non ha contezza del mutato equilibrio politico per evidenti negligenze ed attribuisce ad altri fatti non veri!”.

Del sindaco e delle eventualità rinviate al post-Mattarella s'era già scritto (leggi sul Vaglio.it), in precedenza ci sono state le deleghe attribuite a Puzio, dei Moderati (leggi sul Vaglio.it), prima ancora il varo del Patto Civico, eccetera: tutto ciò per restare al breve periodo, quello che ha prodotto una frantumazione del Consiglio Comunale di Benevento, con ognuno che s'è costruita la sua piccola nicchia che ben difficilmente intende abbandonare.

E' insomma riuscito alla maggioranza il compito dell'opposizione, la quale si rimira nella sua immaginata leggiadria e che magari, domani, riuscirà pure a far credere d'aver contribuito a ingrossare il vento della crisi.

Che tutta questa pseudorivoluzione sia in verità solo autoreferenzialità lo testimonia – come già abbiamo ricordato sul portale - il ritornello dei “temi che stanno a cuore ai cittadini”, giusto per citare una formula verbale presa a caso da un qualunque comunicato stampa di prassi (stavolta quello di Principe, anch'egli naturalmente paladino del bene pubblico).

Ma oggi non ci sono più i Cinque Stelle di una volta, si potrebbe dire: perché almeno quelli se la cavavano senza argomentare alcunché con una populistica levata di scudi a suon di cattive parole, e tanto bastava per attirare nella loro trappola (l'apriscatole) le anime belle dei cittadini. Dunque, converrà ricordare alla fazione litigiosa dell'attuale Consiglio comunale (ha impiegato gran parte della legislatura per farsi venire il mal di pancia proprio quando si avviano i giochi per delineare gli scenari elettorali 'nuovi') che non si intravede nessuno il quale, nonostante il bailamme creato, faccia un passo indietro, assumendosi la responsabilità della chiarezza.

A palazzo Mosti tutti costoro giocano a scacchi col sindaco e viceversa, e la città langue mentre loro giocano; l'opposizione, naturalmente, guarda; i cittadini devono pure abboccare all'amo del discorsetto sulla loro preminente tutela. Cercano, invece, tutti costoro, di tutelare posizioni personali, pensando strumentalmente a come fare perché esse evolvano senza patire danni alla poltrona dell'oggi e del domani: “un miraggio” nell'attesa che si spalanchino le acque di governo, direbbe Mosè Principe.

Mai s'era visto un tale acme di ingovernabilità, con essa intendendosi il mero controllo delle pulsioni politiche personali: ormai che farà Mastella dopo la visita del Presidente della Repubblica davvero conta poco. E' il caso d'appellarsi alla dignità: ci liberino da questo scadente spettacolo. Certo, c'è il rischio che, nonostante tutto, pure si ripropongano all'elettorato, ma qualcosa di civile va detta perché nemmeno è possibile portare sempre sulle spalle il basto del desiderio di dissolvimento nell'urna di quest'ultimo.