Lilliput torna al voto: le sferzanti parole del sindaco di Benevento conseguenza delle cose

- Opinioni di Carlo Panella
Palazzo Mosti, sede del Comune di Benevento
Palazzo Mosti, sede del Comune di Benevento

C’è chi lillipuziano nasce, dalla penna di Jonathan Swift, e c’è chi invece lillipuziano si fa, per la pena nel quale degrada il suo ruolo... Intingendo le sue parole nel disprezzo, il dimissionario sindaco di Benevento Mastella ha definito lillipuziani i consiglieri della sua maggioranza che gli avevano fatto sgradite obiezioni, rimostranze, richieste. Cioè politicamente più che nani, dato che i personaggi del satirico scrittore irlandese erano alti sei pollici: 15,24 centimetri (per contro l’eroe dei “Gulliver’s travels” era alto un metro e 95 centimetri...).
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Inciso - Taccio sul conseguente paragonarsi di Mastella a Gulliver, personaggio (quello letterario) feroce critico della società, del potere e dei politici del suo tempo, anticonformista e un po’ misantropo, a me caro al punto di dedicargli il nome di una ‘radio libera’ che visse e diressi dal 1982 al 1984, a Benevento. Taccio, ma non fino a non puntualizzare che, comunque, Lemuel Gulliver e Clemente Mastella sono agli antipodi
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Torniamo all’incipit: se Mastella non è Gulliver, troppi consiglieri comunali – non solo gli attuali, ma tanti dal 1996 in poi – si sono fatti policamente lillipuziani. Hanno svilito la loro funzione eminentemente politica, di indirizzo e proposta, oltre che di controllo, della civica amministrazione, del sindaco e della Giunta Comunale. In che modo? Derubricandola come secondaria, desiderando fare l’assessore comunale.

La primaria, naturale funzione del consigliere è quella di rappresentante della comunità per 5 anni e senza vincolo di mandato. Il che significa poter agire nella massima libertà: il sindaco mai potrà mandarlo anticipatamente a casa.

E invece, per 5 consecutive elezioni comunali, c’è stata una corsa a dimettersi per fare l’assessore, ruolo di nomina del sindaco il quale può per ciò , in qualsiasi momento, spedire casa l’ormai diventato ex consigliere, cosa spesso accaduta e non solo nella consiliatura uscente.

Facendosi nominare assessore, insomma, il consigliere si trasforma da politico libero, chiamato dagli elettori a occuparsi di tutte le questioni cittadine, a ‘dipendente’ del sindaco, ‘comandato’ a occuparsi solo di una o alcune specifiche materie.

Eppure sono proprio due funzioni incompatibili, quelle di consigliere e assessore, a tal punto che 1) il consigliere per fare l’assessore deve abbandonare il Consiglio e quindi tradire i cittadini che per il Consiglio lo avevano votato ed eletto e 2) solo i consiglieri comunali sono incompatibili con il ruolo di assessore, qualsiasi al altro cittadino invece può farlo: si va in Giunta, ripetiamo, solo in base al rapporto fiduciario con la persona del sindaco. E logicamente dovrebbero andarci i competenti nelle materie, mentre in gran parte i consiglieri hanno cominciato a masticarle al momento della nomina ad assessore...

D’altro canto sono fin troppo immaginabili i motivi per i quali un politico - in Italia, non solo qui - ambisca alla gestione del potere piuttosto che ad affrontare e studiare una problematica e deliberare le soluzioni: non siamo messi male per caso…
E qui nemmeno sfioro l’argomento delle possibili “altre” recondite motivazioni…
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E’ chiaro che stiamo parlando perlopiù di consiglieri eletti nella maggioranza, cioè che hanno avuto dalle urne i numeri per poter fare, agire e risolvere in Consiglio. Sono questi consiglieri che, per primi, si considerano non facenti parte di consesso e di una funzione aventi pari dignità con quella del sindaco. Eppure, il Consiglio potere ne ha, approva i bilanci, gli statuti, i regolamenti e può finanche mandare il sindaco a casa, determinando nuove elezioni.

Questi consiglieri invece si sono considerati figli di un dio minore al punto da correre ad abbandonare il consesso per consegnarsi individualmente nelle mani del primo cittadino. Sono loro che si sono abbassati fino a sei pollici… Considerandosi, nel farlo, di molto superiori ai colleghi ‘rimasti ‘semplici consiglieri’, ridotti nella “costituzione materiale della politica beneventana’ a sorta di sfigati, in attesa di una promozione, o almeno della briciola di una delega dal sindaco.

In questo ridursi ai minimi termini tutti gli eletti in Consiglio, stavolta anche quelli di opposizione, hanno mortificato per decenni il ruolo, con il cambio di casacca e di gruppi consiliari, anche a dispetto del mandato ricevuto, passando anche da maggioranza a opposizione e viceversa.
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E’ dal 1996 che la storia dei Consigli Comunali di Benevento dice questo, non è vicenda ultima o di singole persone: è consolidata prassi quella del farsi piccoli piccoli.

Che è poi un tornare alla stessa infima all’altezza di coloro che li hanno eletti! Infatti, se quelli non rimasti a fare i consiglieri (o passati da una parte all’altra) avessero pagato dazio, con la mancata rielezione, sicuramente il livello generale della città e della comunità sarebbe oggi ben più alto. Ed è proprio (e tutta) questa Lilliput che tra poche settimane tornerà al voto.