La colpevole smemoratezza sul Memorandum Italia-Libia: e i migranti stanno ancora a soffrire

- Opinioni di Isabella Castelluccio
foto di repertorio
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La notizia è che il 2 febbraio è stato automaticamente riconfermato il Memorandum d’intesa stipulato nel 2017 dal governo Gentiloni tra l’Italia e la Libia per quanto riguarda la gestione dei flussi dei migranti. Una notizia alla quale non è stato dato il giusto risalto in termini di dettagli e conseguenze. Se ne è parlato ma tra le righe, quasi a voler nascondere e in parte giustificare un atto che è tra i più inspiegabili ma, purtroppo, “continui” che ci si potesse aspettare. “Continui” nel senso di proseguire su una scia che, iniziata con il governo Gentiloni, è stata poi riconfermata dai due governi Conte, anzi rinvigorita dai decreti sicurezza del Ministro Salvini, e poi potenzialmente sconfessata dalla discontinuità “zingarettiana”, ma nella concretezza riabilitata dall’ “automatismo” della conferma del 2 febbraio.

L’accordo ha lo scopo di limitare l’arrivo in Italia dei migranti provenienti dalle coste africane e prevede un finanziamento da parte del Governo italiano nei confronti della Guardia Costiera e dei “centri d’accoglienza” libici. E questo è quello che ci dicono i documenti a firma Gentiloni e Minniti (nel 2017 rispettivamente Presidente del Consiglio e Ministro dell’interno).

Nella realtà, però, come è noto, la situazione è profondamente diversa. Nei giorni scorsi sono state le stesse Ong e il Consiglio d’Europa a chiedere all’Italia di non rinnovare l’accordo, e l’Onu e l’Ue hanno definito “irriformabili” i cosiddetti campi d’accoglienza libici e dunque necessariamente da chiudere e non da finanziare. Perché nella realtà quelli che l’Italia sta sostenendo sono dei lager, (le torture, gli abusi e le violazioni dei diritti della persona sono la tristissima condizione degli esseri umani che vi sono rinchiusi) e i membri della Guardia costiera (che pure ricevono i nostri fondi) niente di più che dei trafficanti di esseri umani (ripetutamente accusati dalle agenzie ONU proprio di “traffico e detenzione di esseri umani”). I responsabili della violazione dei diritti sono proprio i funzionari governativi, i membri dei gruppi armati, i trafficanti e i membri di gruppi criminali che costituiscono la realtà della Libia paese in guerra e con la quale l’Italia continua a firmare patti come se vi fosse un governo riconosciuto e stabile e non un caos generale. E noi popolo italiano ed europeo consentiamo che tutto ciò avvenga.

Questa “riconferma automatica” del Memorandum, a mio avviso, non è altro che la “riconferma automatica”, se ancora dovesse essercene bisogno, dell’incapacità della politica di affrontare e gestire questa terribile situazione dei flussi migratori globali. Dal finanziamento ai lager, ai provvedimenti salviniani che non hanno ottenuto altro che l’aumento dell’illegalità, agli infiniti cadaveri nel Mediterraneo fino ai provvedimenti anticostituzionali a danno delle ong e alla strumentalizzazione a fini elettorali e propagandistici, è stato un lungo inanellamento di fallimenti e di tradimenti delle conquiste della cultura del diritto e dell’umanità di cui l’Italia e l’Europa dovrebbero essere espressione. Quella Europa che è assente nella costruzione di una politica altra nei confronti delle ingiustizie e degli orrori del presente, ma che è la stessa che si commuove alle parole di Liliana Segre al Parlamento europeo che di quella cultura dell’umanità e del diritto sono l’espressione più alta e che si rivolgono a tutti perché, come ha sostenuto la senatrice, “fu tutta l’Europa occupata dai nazisti a produrre la Shoah”.

Ora non ci sono i nazisti in Europa e non c’è nemmeno una guerra che nasconde e soffoca la libertà e la paura, ma, forse, oltre all’incapacità, c’è quella stessa terribile indifferenza di cui tante volte ci parla la Segre e che è una delle cause più profonde degli orrori che ci circondano: “Arrivano i momenti in cui ci si volta dall’altra parte, in cui è più facile fare finta di niente, che si guarda solo il proprio cortile e si dice “è una cosa che non mi interessa, che non mi riguarda” (Dal discorso della senatrice Liliana Segre al parlamento europeo in occasione del 75esimo anniversario della liberazione di Auschwitz).