Se i beneventani che bacchettano ‘i sacerdoti dell’antifascismo’ fossero nati a Marzabotto…

- Opinioni di Giovanni Festa

Uno spettro si aggira per Benevento, il moderatismo, quella corrente di pensiero tesa a dimostrare quanto sia disfunzionale oggi il rapporto fra società e fascismo; perché approdo finale di una sequenza di errori quasi precostituiti nel tempo, oltre che sbocco naturale del pregiudizio ideologico nutrito dai tentacolari, striscianti, multiformi aspetti della kultura sinistra di certa sinistra.

Se c'è chi ha ingenuamente creduto alla Storia impastata con la terra rossa del sangue anche degli italiani, alla Costituzione, alla 'novità' della Democrazia, è il caso che attinga ad altre e più aggiornate fonti, tra cui s'annovera l'ultimo (7 febbraio), pensoso intervento dell'intellettuale di punta di Realtà Sannita (www. realtasannita.it), organo di informazione locale diretto da Giovanni Fuccio (già consigliere comunale del Msi).

Antifascismo e vecchi merletti è il senso del solco arato dal titolo e difeso dalla penna di Mario Pedicini. Al quale non fa difetto il pregevole dono letterario dell'ambiguità con cui spinge il racconto sottoposto all'attenzione dei lettori fino alla tesi – indimostrata ma ardita nei tempi che stiamo vivendo – secondo cui “i sacerdoti dell’antifascismo non si accorgono di essere diventati il lievito madre dei nuovi fascismi”. Che pure provvede a individuare “annidati qua e là anche in movimenti politici privi di ogni aggettivazione, ma ricchi di violenza e di esaltazione nazionalistica”, certo con una 'precisione' anonima che fa un po' torto al ruolo di interprete della realtà – non solo sannita – dipanantesi sotto i suoi attenti occhi.

Il difetto di fabbrica è “il ricordo replicato con disciplinata ossessione: la Resistenza e l’antifascismo tutt’e due farina del prezioso sacco della sinistra italica”, un freno immanente che addita a “sobillatore di chi sa quali revanscismi atti a turbare la pace dei sensi civili ormai stabilizzata e contraria a qualsivoglia pericolo di scuotimento” chi oggi voglia far "conoscere aspetti di quel fascismo la cui eredità è ben presente a settant’anni dalla svolta repubblicana”.

Si badi bene, aspetti sui quali “si mantiene ferma la ceralacca con la quale si è impacchettato il ventennio e lo si è chiuso ad ogni conoscenza”. Sarà che pile e pile di libri e liberi studi – di provenienza non univoca - non sono (ritenuti) sufficienti a sciogliere questo groppo nella gola dell'italico ed eretico guardare alla storia dalla soggettività del proprio punto di vista. Dunque, non solo il conflitto fra la memoria e l'oblio, ma – a dar forza a quest'ultimo – pure la sapienza zoppa di “aspetti di quel fascismo la cui eredità è ben presente a settant’anni dalla svolta repubblicana”. Sarebbe interessante se, per una casuale curva della vita, riuscisse di immaginare l'oggi 77enne Pedicini giovane scolaro di belle speranze nel 1948. A Marzabotto.