Il comizio in TV di Mastella non spiega le dimissioni ritirate, solo evidenzia il livello della politica a Benevento

- Opinioni di Carlo Panella

Con lo stile e il coraggio che lo hanno contraddistinto nel suo quasi mezzo secolo di carriera politica ai massimi livelli nel Sannio, Mario Clemente Mastella da Ceppaloni, dal giugno 2016 pure sindaco di Benevento, ha parlato. L’ha fatto davanti ai microfoni e alle telecamere aperti di tre televisioni locali, Ntr, Ottochannel, Tvsette, senza alcun contraddittorio con i giornalisti, immaginando di spiegare il perché si sia dimesso lo scorso 2 febbraio e poi abbia ieri notte ritirato le dimissioni rimanendo in carica. Prima non si è voluto confrontare con il Consiglio Comunale (che ha rischiato di essere spedito a casa senza sapere il perché) e ora coi giornalisti.

Ha fatto un comizio in cui ha detto quel che gli è parso. S’è impappinato all’inizio “care concittadini e care concittadine”, ma poi è partito con la sua nota prosa torrenziale. Ha detto che Mattarella è venuto a Benevento su suo invito e per la loro lunga amicizia personale (e non, come dicono i fatti e l’ufficialità, su invito dell’Università del Sannio per inaugurare l’anno accademico).

Velocemente ha accennato alle sue dimissioni dicendo che sono dipese dal fatto che alcuni (innominati, saranno stati i marziani?) avevano pensato di porre un’ipoteca sulla sua amministrazione, si erano azzardati a essere arroganti (ha citato la spada di Brenno, episodio che stigmatizza l’arroganza verso chi non ha come difendersi) a porre richieste inaccettabili. Stavolta ha aggiunto l’aggettivo ‘politiche’ alle richieste respinte, mitigando molto le parole sferzanti usate verso i componenti della sua maggioranza in un’intervista al ‘Fatto quotidiano’, al momento delle dimissioni.

Oggi il sindaco ha derubricato il tutto a ‘comportamenti non graditi’. Mastella ha comunque detto che con costoro (sempre gli ignoti) non tornerà a trattare e che da oggi ha sottoscritto un Patto con la Città e su quello andrà avanti (che poi un patto si faccia in due per Mastella è un dettaglio, per Mastella tutto è relativo…).

In Consiglio Comunale si coordinerà con chi ci starà, senza perimetri, anche eventualmente con consiglieri di minoranza. Ha, nel profluvio di parole, pure accennato a una coalizione di buona volontà per il bene di Benevento. Poi si è scatenato nella propaganda di tutto il bene che, intanto, avrebbe già fatto al capoluogo.

Tutte cose che sono molto di là da venire nel tempo, anni o decenni, e quindi (siamo in Italia) sospese tra il probabile, il possibile e l’eventuale. Ma per come l’ha raccontata Mastella, praticamente, già cotte e mangiate: Stazione Centrale rinnovata e piena di treni ad alta velocità in arrivo, Stazione Appia addirittura baricentro tra le province interne della Campania, Depuratore, Pics e opere per le periferie, il building al Viale Atlantici, eccetera...

Un quadro roseo, in una città intanto piena di turisti e di iniziative culturali (s’è intestato anche l’arrivo del Premio Strega a Benevento: non ancora l’erezione dell’Arco Traiano…).

Ha detto che il commercio qui sta andando meglio che in Italia, perché in percentuale aprono più negozi, ma quelli che qui chiudono devono chiedere conto ad altri e non a lui. Nel comizio ha pure sparato cifre a conforto, dicendo di aver commissionato un sondaggio per il quale i cittadini avrebbero voluto che lui ritirasse le dimissioni, al 54% appena le ha date, al 56% ieri: chi offre di più?

Tra i suoi più convinti fan, Mastella dice di avere i bambini, sempre un ottimo argomento nella propaganda. E li ha tirati in ballo anche facendo un accenno alla possibile emergenza per l’epidemia da coronavirus, una delle motivazioni che lo avrebbe fatto desistere dal togliere il disturbo. E così lunedì vedrà i manager di Asl e ospedale per fare il punto sulla situazione.

Ma l’emergenza è nota da tante settimane! Insomma, l'irrispettoso e sconcertante periodo di 'quarantena' dall'attività che si è vissuto a palazzo Mosti per una ventina di giorni ha trovato il suo epilogo degno nella spettacolarizzazione della crisi abortita. Il monologo catodico ha in realtà solo ricordato all'opinione pubblica che la responsabilità di un ruolo non va esercitata a posteriori.

Come si fa a richiamare, in queste ore, l'assunzione di competenze in materia sanitaria? Salute pubblica e protezione sociale sono circostanze che non ammettono pause, tanto meno strumentalizzazioni. Questo citare del sindaco il senso di responsabilità per il coronavirus favorisce un banale rimpallo: perché non esercitarlo a partire da venti giorni fa valutando le esigenze di salute pubblica come primarie rispetto alle beghe della politica?

Ma Mastella è questo qui. Uno che, se serve, tira dentro con nonchalance pure bambini, parenti, malati, vicini e lontani, passati e futuri. Il fine giustifica i mezzi. Se solo i consiglieri comunali di Benevento, almeno la maggioranza di loro - nel soliloquio del sindaco da lui di nuovo considerati pressoché nulla - avessero un sussulto di dignità e lo liberassero “dall’onere che si è assunto” di fare il sindaco, mandandolo a fare il nonno… E' questo però solo un pio desiderio, della stessa consistenza e autorevolezza delle irrevocabili dimissioni date dal loro sindaco.