Benevento - Una mozione di sfiducia a Mastella in Consiglio: serve un fatto dopo settimane di inutili parole

- Opinioni IlVaglio.it
Palazzo Mosti, sede del Comune di Benevento
Palazzo Mosti, sede del Comune di Benevento

C'è una reazione più o meno diffusa, in particolare nel chiacchiericcio social, che le revocate dimissioni del sindaco di Benevento Clemente Mastella propiziano: ancora... dimissioni. Ma stavolta dei componenti il Consiglio comunale ovviamente contrari alla politica di governo, per denudare il re. Significherebbe, tutto ciò, scaricare sulle spalle di una opposizione non sempre 'comune', non sempre coesa, non sempre lineare, non sempre tale nei fatti una responsabilità piuttosto importante, e un cerino acceso e prossimo alla consunzione. Quindi con la possibilità di scottare le dita a chi lo ha fra le mani, magari costringendolo a soffiare...

Un breve viaggio nella attuale e composita geografia di palazzo Mosti però si impone, sempre alla luce di alcune evidenze.
Le prime: durante il periodo di autosospensione del sindaco (che si è rivelato inutile se non sconsiderato), a Mastella è giunto – chiaro e forte – il sostegno di Lista Mastella, Noi Sanniti, Udc, I Moderati (leggi sul Vaglio.it) e di Forza Italia (leggi sul Vaglio.it) . Che, tradotto in numeri assembleari, dà il risultato di 14 consiglieri: Giovanni Quarantiello, Patrizia Callaro, Enzo Lauro, Renato Parente, Molly Chiusolo, Giuliana Saginario, Nanni Russo, Antonio Capuano, Romilda Lombardi, Giovanni Zanone, Antonio Puzio, Annalisa Tomaciello, Mimmo Franzese, Angela Russo.

Con certezza si può anche dire che non si siano espressi pubblicamente in favore della revoca delle dimissioni del sindaco i gruppi (alcuni 'neonati') di Patto Civico (4): Vincenzo Sguera, Luca Paglia, Luigi Scarinzi, Marcellino Aversano; Cittadini Protagonisti (3): Angelo Feleppa, Anna Rita Russo, Adriano Reale; Misto (2): Delia Delli Carri, Pina Pedà; M5S (2): Marianna Farese, Annamaria Mollica; Del Vecchio Sindaco (1): Italo Di Dio; Lealtà per Benevento (1): Cosimo Lepore; PD ( 4): Francesco De Pierro, Floriana Fioretti, Marialetizia Varricchio, Raffaele Del Vecchio. Un totale, quindi, di 17 consiglieri sui 33 di cui si compone l'assemblea, primo cittadino e presidente del consiglio (Luigi De Minico) compresi.

Giova a questo punto ricordare il dettato dell'art. 52 del Tuel (testo unico degli enti locali: decreto legislativo 267/2000), che al comma 2 così recita: “Il sindaco... cessa dalla carica in caso di approvazione di una mozione di sfiducia votata per appello nominale dalla maggioranza assoluta dei componenti il Consiglio comunale. La mozione di sfiducia deve essere motivata e sottoscritta da almeno due quinti dei consiglieri assegnati, senza computare a tal fine il sindaco..., e viene messa in discussione non prima di dieci giorni e non oltre trenta giorni dalla sua presentazione. Se la mozione viene approvata, si procede allo scioglimento del Consiglio e alla nomina di un commissario”.

Motivi per sfiduciare il primo cittadino, a dar retta a esternazioni e note stampa e riflessioni che hanno affollato bacheche e redazioni di recente, ce ne dovrebbero essere in sufficiente quantità. Quindi, questa pare proprio una strada maestra, che non favorisce infingimenti e che diviene prova di un percorso limpido non solo da parte di (eventuali) 13 consiglieri proponenti, ma dell'intera assemblea. La quale, chiamata ad esprimersi in via diretta, piuttosto che deresponsabilizzarsi con una decisione 'indiretta' come le dimissioni dei consiglieri, avrà modo di chiarire singole posizioni e di gruppo politico agli elettori e ai cittadini di Benevento. Facendo seguire almeno un fatto alle parole, tante e talora vacue, spese durante questi ultimi, tribolati giorni.