Anche a Benevento e nel Sannio non corriamo noi incontro al coronavirus: la cittadinanza fronteggi l’epidemia

- Opinioni di Carlo Panella

Statisticamente è questione di giorni, nella migliore delle ipotesi, se non di ore, poi arriveranno inevitabili le notizie della crescita di contagiati dal coronavirus a Benevento e nel Sannio. Informazioni meno preoccupanti (di persone in buone condizioni che potranno trascorrere a casa, in quarantena, il decorso della malattia), informazioni meno buone (di persone ricoverate negli ospedali e purtroppo, non è da escludere, in terapia intensiva).

Scrivere questo non è essere pessimisti o fare allarmismo e questa premessa di metodo va fatta subito: data la progressione del contagio in Italia, in Europa e in quasi tutto il Mondo, non sono più consentiti a nessuno i vezzi della scaramanzia o del fatalismo.

Per cui la questione non è più, se lo è mai stata, quella del se il contagio arriverà a Benevento e nel Sannio, ma di come cercare di limitarne l’estensione e i danni dato che arriverà.

Non siamo in una dittatura – meno male – e siamo una nazione evoluta e fondata sulle libertà, innanzitutto, di movimento. Ecco perché, al di là di qualche cialtronata che pure si legge in giro, una volta individuate delle geografiche zone rosse dalle quali non si può uscire - tra l’altro sempre più estese per centinaia di chilometri – non è che si può sparare addosso o arrestare coloro che infrangono tale il divieto.

E’ stato già tanto difficile, in questi giorni, decidere di chiudere le scuole e gli atenei, e poi i luoghi ritrovo, proibire le riunioni e pure i semplici assembramenti perché queste inibizioni hanno stravolto la vita degli italiani e colpito ferocemente tanti lavoratori e imprenditori, dal punto di vista economico, oltre che personale.

Necessariamente si deve andare per gradi. Ma il principale problema non può essere negato e non sta nei limiti dell’azione di chi ci governa, qui nel Sannio, nel Lombardo-Veneto o a Roma, limiti che pure ci sono stati e ci saranno (ma non c’è alcun precedente di un’emergenza del genere che possa avere determinato un’adeguata, precedente preparazione).

La questione più seria è la mancanza di senso civico e di attenzione al bene comune di tantissima parte degli italiani, fuori e dentro le zone rosse. Un popolo di individualisti e ‘cazzi suoi’ se ne infischia altamente delle conseguenze del suo violare le disposizioni e le infrange, spesso mettendo per prime a rischio anche le persone più care.

Muovendosi liberamente, riunendosi, contattandosi quando la ferma e grave raccomandazione – da giorni ormai – è quella di non uscire di casa se non per gravissimi motivi, e uscendo dalle zone rosse e andando in quelle che ancora non lo sono, si lavora per il coronavirus perché si può spargere il contagio con grandissima probabilità.

Siamo in una situazione - nel Sannio e in Italia – in cui è perfettamente adatta la famosissima frase di JFK: ‘Non chiederti cosa può fare il tuo paese per te, chiediti cosa puoi fare tu per il tuo paese’.

Per far fronte alla malattia, per ora, non c’è la medicina in farmacia, né ancora (e a lungo) la si potrà prevenire con un vaccino. Nel frattempo però i singoli – trasformandosi tutti in Cittadini con la maiuscola – con il loro comportamento prudente possono arginare. Anche qui nel Sannio, dal capoluogo al più piccolo dei comuni, alla minuscola frazione, al più ridotto caseggiato! Nessuno si senta escluso, nessuno si senta al sicuro!

E’ una situazione eccezionale e non se ne può immaginare la durata, ma la cui pesantezza e impatto, maggiori o minori, sicuramente dipenderanno dal numero dei contagiati.

In questa vicenda c’è anche una grande responsabilità del mondo dell’informazione che deve assolutamente darsi una regolata. Si deve tornare alla serietà iniziale di questo mestiere. Con un’epidemia in corso, si può e si deve pubblicare solo ciò che è ufficiale. Vicende come quella di ieri, in cui si è anticipato il contenuto di un provvedimento governativo, molte ore prima della sua adozione (tra l’altro poi in parte diverso) possono generare e hanno generato il panico. E in una situazione così seria il panico è la peggiore compagnia.

Già sui social imperversano a migliaia i propagatori di notizie false e di improbabili soluzioni, i giornalisti però hanno ben altra responsabilità. Il contenuto di un decreto c’è quando il decreto è pubblicato. Poi ovviamente ognuno di noi sarà libero di plaudire o criticare. Dopo, però: l’ansia di prestazione per chi pubblica per primo e la voluttà di un maggior numero di click, in questo momento, finiscono per fare altri gravi danni.

Non siamo in guerra, perché questa è qualcosa di enormemente più grave e doloroso. Ma bisogna che anche i più cinici, i più ignoranti, i più imbecilli comprendano le nuove norme di condotta e disciplinatamente si adeguino. Si metta in pratica il vivere in una condizione di seria eccezionalità: non siamo più in una condizione normale, pacifica e serena. Non mettiamoci in condizione di doverci far ragionare con la forza!

E comunque il virus non è visibile e proprio per questo l’hanno contratto a migliaia e si espanderà. Come esci di casa ti ci puoi imbattere e beccarlo, in particolare ti aspetta nei luoghi al chiuso dove ci sono più persone. Ma per infettarti può bastare pure una sola persona, troppo vicina o appena passata lasciando su qualcosa le sue impronte. Si esca di casa, dunque, per assolute e improrogabili necessità. Non corriamo noi incontro al coronavirus.