Il Sud discriminato nel riparto della spesa sanitaria dopo il coronavirus si faccia valere

- Opinioni di Luigi De Nigris

E’ il periodo del rispetto delle stringenti disposizioni governative e del buon senso che le stanno accompagnando. Delle riflessioni e delle molteplici discussioni su un argomento, quello della politica sanitaria, a cui troppo spesso non si è prestata sufficiente attenzione se non per raccontarne episodi di malasanità. Solo oggi ci si accorge degli inascoltati appelli degli addetti ai lavori: mancano posti letto, macchinari, anestesisti, personale sanitario e parasanitario. E ci si rende conto che le proclamate esigenze di ridurre il debito pubblico (che invece è continuato ad aumentare) hanno tagliato i posti letto, chiuso reparti, bloccato le assunzioni, favorito il precariato e lo sfruttamento della professione medica.

Circostanze che ora stanno preoccupando soprattutto il Sud.
Tra preghiere e scongiuri, si teme infatti di non essere pronti con i posti di terapia intensiva a fronteggiare il fenomeno infettivo nel caso le dimensioni siano pari a quelle registrate al Nord.

Per queste ragioni vale la pena ricordare che il 13 marzo, dunque pochi giorni fa, le Regioni hanno dato il via libera al riparto del Fondo sanitario 2020. Si tratta di circa 113.360 miliardi di euro, tra fabbisogno sanitario standard (113,069 mld) e quote di premialità (291,648 mln). Alla Campania, con 10.631.183 mld di euro, è spettata la terza assegnazione dopo Lombardia (10.631.183.187mld) e Lazio (10.947.710.355mld).

Le dichiarazioni rilasciate dopo l’accordo parlano di “un segnale importante per il Paese, di attenzione concreta in un momento così grave per la salute dei cittadini”.

Siamo d’accordo! Ma della salute di quali cittadini d’Italia si parla? Rapportando le risorse assegnante al numero degli abitanti emerge infatti una netta ed intollerabile disuguaglianza. Siamo la terza regione per assegnazione di risorse, ma l’ultima d’Italia se le compariamo per ripartizione pro-capite. Con 1.832,00 euro siamo molto al di sotto della media nazionale (1.892,00).

Chi dovrà combattere questa disuguaglianza ? I cittadini o i consiglieri regionali e i parlamentari del Sud, non in nome del partito di appartenenza ma dei territori che li hanno eletti?

In questa battaglia nessuno li taccerebbe di opportunismo o di demagogia perché avrebbero dalla loro parte dati inoppugnabili. La Corte dei Conti, Sezione Autonomie, nella sua Relazione al Parlamento dello scorso 20 dicembre ha inequivocabilmente evidenziato che “il peggioramento dei conti della sanità è da ricondurre soprattutto alle Regioni a statuto ordinario del Nord, che passano da un avanzo di 38,1 milioni del 2017 a un disavanzo di circa 89 milioni”. Ancora, secondo i Magistrati contabili: “gli indicatori qualitativi e quantitativi sui servizi sanitari regionali disegnano un sistema con molte diseguaglianze, come dimostrano anche i consistenti flussi di mobilità sanitaria diretti prevalentemente dal Sud verso le Regioni del Nord”.

L’opinione pubblica, come dicevo prima, fino ad oggi non si è accorta, non ha approfondito o ha sempre tollerato queste circostanze. Ora è però diverso. I cittadini, a giusta ragione, sono sopraffatti dalla paura e temono che queste disuguaglianze possano irrimediabilmente travolgerli.

Andrà tutto bene! Ma passata la tempesta occorrerà verificare come reagiranno e a chi attribuiranno la responsabilità di aver progressivamente dissestato e saccheggiato il loro sistema sanitario. Distrutto e disgregato l'impianto immaginato con la legge n.833 del 1978 - quello della migliore sanità nel mondo – che ha aggravato le diseguaglianze tra i territori mettendo a repentaglio la loro salute.