La lezione di Bauman a Benevento: la dialettica tra mondo virtuale e mondo reale, costi e benefici

- Effetti collaterali di Giovanni Barra

Ieri pomeriggio, nel teatro Massimo di Benevento, ha avuto luogo il penultimo incontro del “Primo festival filosofico del Sannio” organizzato dall'associazione culturale “Stregati da Sophia”. Per l'occasione, l'ospite d'onore è stato Zygmunt Bauman, sociologo e filosofo di caratura internazionale noto, soprattutto, in virtù della sua interpretazione della società contemporanea tramite la categoria onnicomprensiva della “liquidità”. Il tema del dibattito è stato “between online and offline”, ovvero la costante oscillazione dell'uomo moderno tra il mondo virtuale e quello reale, con particolare attenzione al ruolo giocato dal pensiero magico.

Partendo da quest'ultimo punto, Bauman ha sottolineato, nell'incipit del suo intervento, proprio l'ambivalenza del concetto di “magia”: come desiderio di plasmare la realtà a propria immagine e somiglianza, sopravvivente in ogni fase storica, e come sinonimo di ignoranza, cioè come avidità di conoscenza risolta semplicisticamente, in un'accezione primitiva/infantile. Questa duplice valenza del termine, ha proseguito il sociologo, lungi dall'appartenere a un passato concluso, resisterebbe tutt'oggi, trasferendosi sulla tecnologia, poiché a essere inestinguibile sarebbe proprio il sottostante impulso umano all'accomodamento.

A tal proposito, la scienza stessa, e le sue potenti espressioni tecniche, pur essendo portatrici di un modello conoscitivo in apparente opposizione al pensiero magico, in base a un certo indirizzo interpretativo antropologico-filosofico da cui Bauman sembra non discostarsi, in realtà, lo presuppongono: il fine della tecnologia, infatti, si costituisce nel rimpiazzare un mondo indifferente all'uomo con una protesi di quest'ultimo, con una sua estensione; d'altra parte, una volta subentrato ogni disincanto sulla posizione privilegiata ricoperta dagli esseri umani nell'economia dell'universo a causa del crollo intellettualistico delle religioni, vanno a consolidarsi gradualmente, in alternativa, antropologie negative, come ad esempio quella nietzscheana, in grado di cogliere, altresì al di sotto dell'apparente purezza conoscitiva del metodo scientifico, una cieca volontà di dominio su una natura inaffidabile nella propria “gestione” solitaria di un mondo non più a uso e consumo.

Non a caso, Bauman localizza l'inizio della solida modernità, che egli contrappone alla liquida postmodernità, in concomitanza dell'affermarsi programmatico del sogno prometeico scaturito dalla ragione illuminista la quale, Adorno e Horkheimer insegnano, si presenta, nel suo dispiegamento storico-autonarrativo (pieno di derive mitopoietiche e quindi in linea diretta col pensiero magico), se non trattata criticamente, come un'arma a doppio taglio.

Una volta terminata l'indispensabile premessa, il sociologo polacco è entrato nel cuore problematico della sua relazione, illustrando la dialettica tra mondo virtuale e mondo reale in termini di benefici e “costi”, e sostenendo, in sintesi, come internet, per certi versi, rappresenti, di fatto, la prosecuzione del pensiero magico con altri mezzi.

La rete, d'altronde, sopperisce alla lacunosità del mondo reale: fornisce un robusto antidoto al timore della solitudine, marchio di fabbrica della società tardocapitalistica, con i social network, elasticizzando, facilitando e aggiornando il concetto di amicizia (rendendolo liquido); consente una maggiore autodeterminazione della celebrità (si pensi agli youtubers e al relativo divismo take away) derivante da un'autogestione della messa in onda; dà accesso immediato a un quantitativo di informazioni che va ben oltre l'umana capacità di immaginazione.

Gli “effetti collaterali” di questa rivoluzione antropologica, tuttavia, sono notevoli: la dimensione relazionale ne esce stravolta per annacquamento; termini come “concentrazione”, “attenzione” e “approfondimento” vengono cannibalizzati da un costante “spazientimento” dettato da un'esistenza multitasking, la quale implica, a sua volta, una perdita, dai contorni schizotopici, di adesione alla carne della contingenza (ad esempio, per Anders, questa duplice – a volte anche triplice – esistenza spaziale, ha per conseguenza una mancanza di mondo da parte dell'uomo contemporaneo, poiché abitando molti mondi simultaneamente, non ne abita, in verità, alcuno); disincentiva il dialogo, alimentando forme di monologo collettivo come nel caso di “Twitter”; inoltre, più informazione, soprattutto se indifferenziata, iperveloce, e in molti casi non verificata, non significa più conoscenza, anzi.

In conclusione, Bauman ha fatto un appello alla lentezza come ingrediente essenziale della conoscenza e della memoria (sempre più in balia di supporti ineffabili), che mi permetto di riassumere e integrare con la seguente riflessione di Kundera: “C'è un legame segreto fra lentezza e memoria, fra velocità e oblio. Prendiamo una situazione delle più banali: un uomo cammina per la strada. A un tratto, cerca di ricordare qualcosa, che però gli sfugge. Allora, istintivamente, rallenta il passo. Chi, invece, vuole dimenticare un evento penoso appena vissuto accelera inconsapevolmente la sua andatura, come per allontanarsi da qualcosa che sente ancora troppo vicino a sé nel tempo. Nella matematica esistenziale questa esperienza assume la forma di due equazioni elementari: il grado di lentezza è direttamente proporzionale all'intensità della memoria; il grado di velocità è direttamente proporzionale all'intensità dell'oblio”.

Il punto, però, è che a comprovare le analisi di Bauman e a scoraggiarne i moniti si prestavano, purtroppo, alcuni dei presenti alla conferenza i quali, proprio durante l'esposizione, navigavano distrattamente su “Facebook”, oppure filmavano con l'intento di appropriarsi dell'evento lasciando l'esperienza reale in differita: basta un simile quadretto quotidiano a offrire il senso profondo dell'ulteriorità, e non più virtualità, del mondo virtuale; fortuna che non ho dovuto assistere a improbabili selfie aventi per protagonista la star del giorno.