Comandare e ubbidire: le risposte giornaliere che non arrivano dai vertici sanitari sanniti sul coronavirus stanno allarmando

- Opinioni di Carlo Panella
Mario Nicola Vittorio Ferrante
Mario Nicola Vittorio Ferrante

“Non gli piaceva né di comandare né d’ubbidire” a Don Ferrante, personaggio minore dei ‘Promessi Sposi’, "Il Romanzo Italiano", attuale mai come adesso, all’epoca del contagio. Abbiamo qui a Benevento da qualche mese, per volontà dal presidente Vincenzo De Luca, a capo del principale ospedale il ‘San Pio’, un Ferrante, anzi, Mario Nicola Vittorio Ferrante, come con precisione da ufficio anagrafe, compare nelle note ufficiali dell’azienda ospedaliera, che non omette alcuno dei suoi tanti nomi.

Ebbene, proprio Mario Nicola Vittorio Ferrante con il suo poco comunicare sta creando un clima di inquietudine a Benevento che va ad aggiungersi a quello generale, inevitabile, che patiscono tutti per la dura e per molti letale pandemia da coronavirus.

Lo abbiamo spronato da giorni a comunicare con maggiore tempestività e puntualità da queste colonne. Lo sta incalzando da tempo l’associazione Altrabenevento, ieri si sono aggiunti esasperati il presidente del Consiglio Comunale cittadino e il portavoce provinciale di FDI.

Ma niente, ancora ieri, a far sapere che ci sono stati altri 3 contagiati, ci ha pensato il sindaco Mastella, con uno dei suoi memorabili post sulla sua pagina facebook. E ancora stamattina,(alle 11.30) mentre scriviamo e pubblichiamo, da Via Pacevecchia non è giunto alcun comunicato ufficiale, puntuale e dovizioso.

A Mario Nicola Vittorio Ferrante è stato chiesto ripetutamente di aggiornare i sanniti – giornalmente – sullo stato della situazione nell’ospedale che dovrà sopportare il carico maggiore dell’eventuale arrivo massiccio dell’epidemia. Nosocomio in cui vi sono già dei ricoverati per coronavirus.

Tre dei nove (come pare) contagiati nel Sannio sono sanitari (e uno purtroppo è morto). E’ noto come nel ‘San Pio’, giorni fa siano giunti dei contagiati da Ariano Irpino e non siano stati ‘filtrati’ adeguatamente per cui, a quanto si è saputo, sono stati fatti 126 tamponi a medici, infermieri, ausiliari e ammalati. Così viene chiesto a Mario Nicola Vittorio Ferrante come mai, per la gran parte di questi 126, dopo 12 giorni, ancora non vengano comunicati i risultati.

Come mai a Benevento, a differenza che altrove, dopo questo episodio, siano stati messi in quarantena obbligatoria pochi sanitari, mentre risultano contagiati due medici e un ausiliario del Pronto soccorso e altri due infermieri sono ricoverati in attesa dei risultati dei test.
E’ vero? Se non vero perché non smentirlo?

Chiede ancora Altrabenevento, stavolta a Gennaro Volpe, manager della locale ASL come mai abbia disposto la quarantena obbligatoria di alcuni familiari di contagiati da Covid19 o anche di "sospettati di contagio", ma non per gli operatori del 118 che effettuano soccorsi non sempre con adeguati sistemi protettivi?
E' vero o no e se non perché non viene smentito?

Chiede ora anche De Minico, presidente del Consiglio a Palazzo Mosti, e soprattutto ex medico del ‘San Pio’, “se siano stati effettuati i controlli con tampone (niente è certo in materia a Benevento, anche agli addetti ai lavori, NDR) e se, per eventuali esiti positivi, siano avvenuti i conseguenti allontanamenti di prevenzione, con riferimento a tutto il personale medico e paramedico venuto a contatto con colleghi o pazienti risultati positivi al virus e, ormai, conclamati. Se tali verifiche non siano ancora state effettuate, quali siano le certezze per la popolazione e per tutto il personale del maggiore presidio sanitario cittadino. Non è tempo d’indugi né di risparmi... auspico che a queste domande seguano risposte immediate e prive di ogni ambiguità”.

Anche Paolucci di FDI ha cominciato a chiedere ai vertici della sanità pubblica che “hanno l'obbligo di rompere questo silenzio assordante…il vostro silenzio è preoccupante”.
Si può rimanere muti a fronte ciò?

Immagino che il manager del San Pio, in questi giorni, sia impegnatissimo, ma non posso credere che non si renda conto di quanto sia decisiva, in un clima di massima preoccupazione generale, la chiarezza su come stiano precisamente le cose nel primo punto di riferimento sanitario locale.

Ogni giorno Borrelli a Roma sta dando le dolorose cifre della pandemia in Italia. Sta comunicando finora soprattutto le cattive notizie sui morti in crescita, la diffusione del contagio (assieme alle buone: i guariti), ma lo sta facendo anche perché la trasparenza può solo aiutare e sta aiutando nella collettiva – perché collettiva è e deve continuare a esserlo – resistenza al coronavirus.

Mario Nicola Vittorio Ferrante, è ora di rispondere ai quesiti che le abbiamo e le hanno posto e che, ignorati, oramai stando allarmando.
E’ ora “di comandare” e quindi di far comunicare (se non vorrà farlo personalmente lei, incarichi qualcuno del suo staff) ogni giorno, festivi compresi, alla stessa ora, quanti siano i contagiati, dove siano ricoverati, quale sia lo stato delle dotazioni e dei macchinari per la cura e quant’altro.
Com’è ora “di ubbidire” al dovere di non gravare di ulteriori dubbi e preoccupazioni la pubblica opinione, già preda della dovuta paura, già sconvolta in quella che fu la normale vita quotidiana, chiusa in casa, perché a sua volta ubbidiente alle diposizioni dell’autorità. A ciascuno il suo.