Coronavirus - I vertici politici e sanitari sanniti si lodano e tranquillizzano. E promettono pure che comunicheranno

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Un momento della conferenza
Un momento della conferenza

Qualche dato in più sulla diffusione della pandemia da coronavirus a Benevento e nel Sannio finalmente è emerso stamattina. Si iniziano a colmare le gravi lacune nella comunicazione all’opinione pubblica da parte di tutte le istituzioni locali tenute a farlo. Hanno parlato da Palazzo Mosti o dalle loro sedi via Skype i locali: sindaco, prefetto, manager dell’ospedale pubblico e manager dell’ASL. A breve elencheremo le cifre principali, anticipando qui solo un annuncio importante del manager del San Pio: da giovedì i tamponi effettuati per scoprire l'eventuale contagio saranno analizzati anche al S. Pio, come da tempo avviene in tutti gli altri 4 capoluoghi di provincia campani.

Non tutte le domande, poste nei giorni scorsi da giornalisti e associazioni, hanno trovato risposta, qualcuna sì. Comunque, finalmente si è ottenuto che, quotidianamente e in orari precisi, ospedale ‘San Pio’ e ASL comunicheranno i dati sull’evoluzione del contagio, con uno o due comunicati ufficiali.

Gli intervenuti si sono lodati a vicenda per quanto fatto, hanno raccomandato alla popolazione di continuare a seguire le disposizioni emanate per il contenimento del contagio, hanno sottolineato quanto siano pochi i casi a Benevento e nel Sannio e come non ci siano focolai; nemmeno quello ipotizzato del San Pio. Stamattina, ufficialmente, da queste massime autorità civili e sanitarie, l'ospedale è stato certificato come sicuro.

Né ci sono nel Sannio problemi di disponibilità dei dispositivi di protezione per i sanitari impegnati, tanto meno per i posti di letto e le attrezzature. Anche questo era stato lamentato. Insomma, tutti stanno lavorando allo spasimo e bene. Il tempo sarà galantuomo: noi ovviamente speriamo che effettivamente le cose stiano come sono state annunciate.

Tutti i 4 oratori hanno censurato le critiche riservategli in questi giorni di blackout informativo e hanno pure insinuato che queste denunce (e non invece il silenzio assordante di chi avrebbe dovuto parlare) abbiamo potuto scatenare il panico.
E veniamo alle cifre.
Gennaro Volpe, direttore generale dell’ASL ha detto che a oggi risultano nel Sannio 13 persone positive al coronavirus, 10 ricoverate al San Pio e 3 al proprio domicilio, relativamente ai residenti nella provincia di Benevento. Ci sono in più altre 4 persone al San Pio, però, residenti fuori provincia.

Numeri bassi e soprattutto certificata assenza nel Sannio di particolari focolai, perché i contagiati provengono da vari comuni. Volpe ha aggiunto che la locale Asl sarà una delle due Unità speciali continuità assistenziale (USCA) sperimentali (l’altra è ASL 2 Napoli Nord), nelle quali i medici di assistenza territoriale andranno nelle case dei colpiti dal Covid, a sorvegliare le persone che non abbisognano di ricovero. Come detto ora ce ne sono solo tre e in buone condizioni.

Il manager del San Pio Mario Ferrante ha dichiarato che hanno fronteggiato 69 trattati casi di coronavirus in ospedale, di questi gli accertati sono 16: 14 sono attualmente ricoverati, uno è guarito e l’altro è purtroppo deceduto. Per ciò che concerne il personale del nosocomio, i contagiati sono stati sette (due dei quali medici). I medici in servizio sono 293, per cui la percentuale dei contagiati è minima, pari allo 0,68%. Per gli infermieri su 595 in servizio la percentuale dei contagiati è dello 0,84%. Dei 16 Covid accertati uno è venuto da Napoli, 11 sono della provincia di Benevento e 4 della provincia d’Avellino.

In ospedale, ci sono 6 posti di rianimazione Covid dedicati, nella palazzina S. Teresa, 8 di pneumologia sub intensiva, altri 21 per malattie infettive e medicina interna: in totale 35 posti. Nei prossimi giorni arriveranno a 64 posti dedicati.

Attrezzature: ci sono 14 respiratori per la sub intensiva, un ventilatore polmonare per adulti e uno per i neonati. Acquistati: un bio-contenitore per i pazienti Covid, per il trasferimento in sicurezza; un sistema robotistico agli ultravioletti che consente di sanificare in cinque minuti gli ambienti eventualmente contagiati.

Circa i DPI (mascherine, tute, caschi…), procurati: 6695 mascherine professionali, 1615 FFP3 mascherine con filtro, 45250 mascherine chirurgiche fornite a tutte le unità operative, 545.000 guanti tutti certificati, 164 visiere di protezione, 68 occhiali di protezione, 415 tute di protezione, camici monouso 2150 e 3115 calzari. “Ci siamo attrezzati per la guerra” ha detto Ferrante...

Richieste di personale effettuate per 18 infermieri, 6 operatori socio sanitari, 6 anestesisti, 3 pneumologi, 3 infettivologi, 3 medici di accettazione, 3 internisti, un cardiologo, 3 radiologi e un igienista. Sono già in servizio altri due infermieri e ne arriveranno altri 20 a giorni, con 23 operatori socio sanitari e 3 dirigenti medici.

Caso 126 Tamponi – L’8 marzo all’inizio crisi vennero fatti 126 tamponi, secondo i protocolli per eccessivo scrupolo. Ferrara, allora, ha chiesto al Cotugno di verificarli: gli hanno risposto che li avrebbero lavorati in progress. A oggi ha avuto la risposta per 102 “e l’esito l’abbiamo detto a chi di dovere, non lo abbiamo reso pubblico per il rispetto della privacy.

Ne sono rimasti inevasi 24: ma ormai, essendo già trascorsi i 15 giorni di ‘finestra’, se non si sono ammalati, l’esito potrebbe non interessare più. Ma siccome siamo scrupolosi ci siamo attrezzati per avere un analizzatore qui al S. Pio che arriverà oggi, per fare qui le indagini. Giovedì entrerà in funzione e farò fare, a questi 24, un altro tampone. Abbiamo 3000 kit che permetteranno di essere più estensivi nel fare i tamponi”.

La tenda pre-triage sistemata non nei pressi dalla Palazzina S. Teresa: per Ferrante non poteva che stare dove è stata collocata e a chi ha opinato: “Ognuno faccia il mestiere suo”.

Colpo a effetto di Mastella in coda. Nel riparto per provincie la Regione ha fatto arrivare al San Pio un solo respiratore, Mastella “non come sindaco, ma per le mie amicizie e i rapporti di tanti anni” ne farà arrivare altri 4, per un costo totale di 120.000 euro. Donatori Gesesa, Banco Popolare Pugliese, presidente Abete con la BNL, Terme di Telese, Moccia.

Mastella ha anche suggerito ai manager come dividerli: 3 al S. Pio e 1 all’ospedale di S. Agata. Se poi dovessero riaprire per il Covid anche gli ospedali di S, Bartolomeo e Cerreto, Mastella solleciterà altri suoi amici e farà arrivare respiratori anche lì.
Si ringrazia TV Sette per la foto gentilmente concessaci.