Se un giorno di primavera un governatore… Il quadro allarmante annunciato da De Luca

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Immaginate di abitare magari a Benevento, di essere un cittadino campano. Immaginate di aver osservato le varie prescrizioni susseguitesi da qualunque fonte provenissero, aderendo con etica e civismo all'isolamento sociale divenuto un obbligo.

Immaginate di scorrere la mappa dei contagi da coronavirus in Italia alle 18.30 del 24 marzo e trovare la vostra regione, la Campania, al decimo posto, a quota 1101, in posizione per così dire intermedia della graduatoria del dolore, certo nient’affatto al sicuro ma sufficientemente distante dalle cifre di ben altre realtà.

E immaginate di leggere sul vostro computer – e poi magari sui giornali - il 'grido di dolore' del Presidente della Giunta della vostra regione, Vincenzo De Luca (qui sul Vaglio.it). Per il quale vi si prospettano giorni di “inferno”, la “vigilia di una espansione gravissima del contagio, al limite della sostenibilità”, che – insomma - “per noi è questione di ore, non di giorni”.

Dopo aver immaginato (immaginato?) tutto questo è il caso di porsi qualche domanda e riflettere sull'atteggiamento da tenere.

1 -Ma che volete mi interessi, a questo punto, dell'epidemia: me ne fotto e conduco una vita regolare (ovvero, secondo l'interpretazione del tempo attuale: sregolata), visto il panorama prossimo futuro - che si 'godrà' in fretta a quanto pare...

2 - La mia vena catastrofista trae linfa e giovamento da tali parole, e quindi insisto stringendo ancor più il cilicio delle privazioni. Così, a prescindere.

3 - Vedo che il numero dei contagi in Regione, che pure purtroppo mi dà il primato al Sud, se rapportato ad altre realtà è di gran lunga inferiore: eppure sono costretto ad accettare che siamo ad un punto che “ci separa poco dal collasso”. E valuto che il sistema sanitario campano magari non è in grado di reggere neppure l'urto dei raffreddori di stagione.

4 - Allora è vero che questo Paese è diviso in due, anche nella considerazione governativa, a dispetto degli “affari regionali” che sono pure inscatolati in un Ministero.

5 - Mi spavento e, soprattutto, non avverto alcun conforto in un atteggiamento che, tirando la corda dell'emotività popolare, mi pare filtri con un certo, largo anticipo il succo delle responsabilità, le cui scorie evidentemente s'originano altrove.

6 - Ripeto le tabelline alla ricerca di una nuova dimestichezza con la matematica: mi servirà, “per contare i nostri morti”.