Contagi a Villa Margherita: quel che si è fatto, si è detto, omesso e taciuto. Le urgenti risposte da dare

- Ambiente Sanità di Carlo Panella

“L’improvvisa emersione” di un così alto numero di contagi da coronavirus a Benevento, nella struttura sanitaria di Villa Margherita, preoccupa. E si profila come un caso esemplare, in negativo, rispetto alle tre azioni decisive nella lotta al contagio: 1. Efficiente servizio di cura nei luoghi preposti; 2. Distanziamento sociale e altre misure di profilassi individuali; 3. Migliore informazione istituzionale quotidiana per i cittadini chiusi in casa. Il racconto cronologico evidenzia i gravi limiti.

23 Marzo - Nel pomeriggio, Villa Margherita (d’ora in poi VM) chiama l’ASL di Benevento e la informa di aver ricoverato un proprio degente, per sospetto caso di Covid-19 al S. Pio. L’ASL interviene e dispone ispezione, isolamento dei febbricitanti, effettuazione di tamponi, blocco di ricoveri e visite ai degenti dall’esterno. Niente per gli altri lavoratori, i fornitori, eccetera che hanno potuto entrare e uscire liberamente fino a ieri, per 4 giorni.
Di quel che accade il 23 marzo a VM, né il S. Pio, né l’ASL, né VM danno pubblica comunicazione.

24 Marzo - La vicenda trapela e finisce su alcuni siti e social. In una discussione su facebook (fb) interviene un dirigente di Cgil Sanità privata, Taddeo Pompeo. Sostanzialmente, tranquillizza, spiega che: il paziente portato al S. Pio era arrivato a VM per altre patologie (ortopediche), il 10 marzo, da Villa Ester di Avellino; solo dopo era intervenuta l’attuale patologia; a VM s’erano messe in atto le precauzioni del caso ed era in azione una sorta di unità di crisi.
Nel frattempo, oltre al rimbalzo sui giornali online, si diffonde, virale, un vocale su WatsApp. Racconta la storia in maniera diversa prefigurando responsabilità, per VM.

Il sindaco Mastella alle 18.19 del 24 marzo pubblica sulla sua pagina fb: “Se quanto scritto dal sindacalista della Cgil è vero, smentisce le solite strumentalizzazioni, le solite dicerie, il solito sciacallaggio (…) Per ora siamo maglia bianca rispetto a tutto il Paese. Anche se ci fosse, per caso, purtroppo, una ulteriore positività, saremmo comunque maglia bianca. Come io, già da oggi, ho dato incarico al mio avvocato di denunciare alla polizia postale e alla Procura, contro ignoti e contro i soliti noti che propagano notizie false, generando procurato allarme (…), chiunque sia a conoscenza di cose diverse, denunci alla Procura e non sui social”. Di fronte a quella possibile nuova positività al Covid-19 a VM, questa la posizione di Mastella.

Sempre in quelle infuocate ore serali del 24 marzo il direttore sanitario di VM rilascia una sua esclusiva dichiarazione a TV7 e pure lui minaccia querele per i vocali WhatsApp “perché procurano alla nostra cittadinanza una profonda inquietudine e ingiustificato allarmismo”.

27 Marzo - Passano altri giorni, nessun’altra limitazione si adotta per VM oltre quelle iniziali dell’ASL. Nel pomeriggio, però, il caso esplode. Filtra la notizia dei tanti contagiati in VM, rimbalza su siti e su social. Auto delle forze dell’ordine si notano parcheggiate nei pressi della casa di cura. Partono e sono virali altri audio Whatsapp il cui contenuto pare essere molto più grave di quanto veicolato il 24 marzo, subito smentito e minacciato di varie querele. Mastella ora si mostra meno attivo del solito su fb; pubblica un post solo per dire che rispetto alle voci che circolano sui contagi non conferma, né smentisce. Ma dice di aver chiesto conto. Dopo un po’, torna il solito, e fornisce le cifre: 28 contagiati, 4 della città.

Di lì a poco, finalmente, siamo alle 21.15 arriva la nota ufficiale del manager dell’ASL che aggiusta le cifre (in totale sono 25 e non 28) e indica i comuni sanniti di residenza; dice pure che i tamponi da lui stesso prescritti il 23 marzo sono stati effettuati il 25 marzo su alcuni pazienti e dipendenti. Aggiunge che non è arrivato ancora, dopo 4 giorni, l’esito del tampone fatto al paziente irpino sospetto di Covid-19 ricoverato e trasferito al San Pio. Conferma le sue precedenti disposizioni, date il 23 marzo, e, alla luce dei 25 positivi accertati, estende il tampone a tutti i presenti nella struttura anche agli asintomatici. Chiede a VM una relazione dettagliata su: tutti i pazienti ricoverati dal 1° marzo 2020, le ulteriori misure adottate verso i pazienti provenienti da altre strutture, e l’elenco completo degli operatori addetti all’assistenza, di tutti i pazienti ricoverati e di tutte le persone dimesse dal 23 marzo 2020, al fine di adottare i provvedimenti di legge.

28 Marzo - VM tace e parla stamattina solo su alcuni giornali. Su Ottopagine ribadisce che ha fatto quel che doveva e bene, e aggiunge: “Tuttavia, la numerosità del personale che nei giorni scorsi ha presentato certificati medici di malattia o che, da oggi, deve essere collocato in quarantena perché risultato positivo al tempone oro-faringeo, è tale da rendere necessario l’intervento di un supporto esterno. In questo senso è stata avvisata la ASL che valuterà l’opportunità di predisporre l’invio di personale sanitario a supporto della struttura o di trasferire in sicurezza i pazienti in altri luoghi di cura”.

Poco dopo, su TV7, il direttore sanitario di VM Claudio Di Gioia scrive tra l’altro: “Sappiamo ormai tutti dell’emergenza che si è verificata a Villa Margherita. Abbiamo avuto il sostegno di molti, anche delle Istituzioni. Ma abbiamo anche letto purtroppo considerazioni spiacevoli, di alcuni componenti della nostra comunità, sui social nei confronti di VM che hanno purtroppo inevitabilmente una ricaduta negativa sui suoi operatori. Vorrei informare tutti che siamo ormai allo stremo. Tra assenze per malattia, obbligo di quarantena per i nostri dipendenti, alcuni dei quali affetti da Covid-19, non abbiamo più cambi turno. Ci sono ancora 70 pazienti in struttura, alcuni con Covid-19 accertato. Stamattina sono bloccati anche gli operatori delle pulizie. Stiamo, quei pochissimi rimasti, resistendo ad oltranza, ma potremo durare solo poche ore. Alcuni dei presenti avvertono inoltre sintomi sospetti. Ed io sono con i pochi rimasti. Rimarrò con loro fino alla fine… E purtroppo una parte della nostra comunità non ci vede come vittime ma come carnefici ed untori…”.
Stamattina Mastella e Cgil hanno taciuto.
Non ha taciuto invece uno stretto congiunto di una lavoratrice di VM contagiata che, con tanto di nome e cognome propri, ha lanciato pesanti accuse verso VM e chi l’ha lasciata fare.
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Le domande inevitabili e urgenti - Il lettore a questo punto può già essersi fatto la sua opinione, Il Vaglio.it aggiunge qualche inevitabile domanda.
I toni dei protagonisti – Dopo i 25 contagiati, le voci virali sono continuate a impazzare su WhatsApp, ma né Mastella, né VM vi hanno fatto più alcun riferimento e si tratta di accuse molto più gravi di quelle per le quali avevano annunciato querela. La Cgil non ha più ritenuto di chiarire alcunché. Come mai?
Non è senza significato un tale cambio di approccio, soprattutto se le voci prima censurate poi hanno alzato il tiro. Nella comunicazione in genere, ma soprattutto in quella di chi riveste ruoli pubblici, parlano sia le parole che i silenzi, questo sempre, figurarsi quando si minacciano querele e in questo drammatico frangente.

Si potevano tenere in isolamento precauzionale, oltre a quelli subito bloccati, dentro VM, anche tutti gli altri presenti il 23 marzo, a fronte di un degente appena trasportato d’urgenza al S. Pio per sospetto Covid-19 che è contagioso ben prima che si manifesti?
Evitando a questi altri di poter continuare a fare la loro vita, liberamente, a Benevento e negli altri comuni, per tutti questi altri giorni?
Si potevano chiedere il 23 marzo le maggiori informazioni chieste dall’ASL a VM ieri 27 marzo? E’ normale che – intanto -, in un’emergenza del genere, si chieda di fare i tamponi il 23 marzo e li si effettui il 25 marzo?
Come mai l’esito di questi ultimi, tanti, tamponi è giunto all’Asl dopo due giorni e quello del paziente iniziale, ricoverato il 23 marzo, fino ai ieri non era ancora noto?

E possibile che, in questa situazione incredibile, il manager del S. Pio ancora non divulghi l’esito dei 126 tamponi (e per categorie), fatti fare a inizio marzo, dopo un sospetto caso di contagio per il ricovero dell’arianese contagiato, esito di 102 dei quali si è a conoscenza?
Come mai il S. Pio, che da giovedì scorso, come annunciato dal suo manager, doveva iniziare ad analizzare nei suoi locali i tamponi, non ha ancora iniziato a farlo?

Che deve pensare la popolazione sannita, già impaurita di suo, rispetto a queste carenze, a voler esse magnanimi, nel sistema informativo?
Volendo ammettere (e soprattutto sperare!) che gli audio virali siano fake news, questa comunicazione ufficiale in essere a Benevento sul coronavirus, potrà metterli a tacere?
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San Pio e ASL d’ora in poi dicano tutto e subito, finalmente.
Esplicitino nei loro grami bollettini - OGNI GIORNO - il numero dei morti per Covid-19 (‘pare’ salito nel Sannio a 5, ma a dirlo è solo qualche giornale);
diano il numero di tamponi effettuati e i relativi positivi;
dicano dove sono curati i contagiati se in ospedale e in quali reparti o se a casa e quanti sono.
Facciano insomma anche loro quello che la Protezione Civile e in parte la Regione Campania da settimane stanno facendo.

E in ultimo sindaco e Cgil lascino da parte le pagine facebook o non le usino estemporaneamente, parlando o tacendo, come gli aggrada, come nel caso degli audio virali, prima tirati in ballo ed esecrati e poi dimenticati. Rimangano nell’ufficialità, nella maggiore certezza e regolarità possibili. Questo ora serve, a noi cittadini tappati in casa e pure a una seria lotta al coronavirus.