I beneventani sono rimasti a casa ma ora la positività al coronavirus è cominciata a salire

- Ambiente Sanità IlVaglio.it

Il fiume carsico del contagio anche nella Domenica delle Palme esonda, in larga parte, da Villa Margherita, e si snoda – lento, sinuoso, placido ma non per questo privo di insidie – a Benevento e in provincia. Il suo livello, come hanno riportato articoli ospitati qui sul Vaglio (leggi), si è innalzato, superando la soglia psicologica delle tre cifre (e speriamo che di centinaia se ne conti solo una).

E' chiaro a tutti, pure al Sannio che ha ormai assunto dimestichezza con i numeri, che non siamo dinanzi a un panorama desolato e desolante. Eppure, non si può fare a meno di riscontrarne la crescita (e la conseguente erosione di fiducia popolare), purtroppo ancora con qualche incertezza sulle cifre e sulle concordanze fra i vari bollettini istituzionali.

Quel che ancora oggi colpisce, dunque, è constatare come ciò tragga origine soprattutto da posti o ambiente, siano essi attività imprenditoriali o strutture sanitarie, dove la vigilanza e il controllo sono addirittura una pre-condizione.

Di conseguenza, e pure adesso va sempre detto, è corretto che associazioni e alcuni organi di stampa pongano l'accento su contraddizioni e porgano quesiti, inevasi finora.
E' il modo conosciuto, almeno in questo frangente, per condividere quantomeno lo smarrimento dell'opinione pubblica.

Mentre dalle note informative sulle verifiche effettuate da vigili urbani e forze dell'ordine emerge un numero sostanzialmente trascurabile di contravventori alle misure restrittive (il ritornello “restate a casa” sarà entrato nelle teste), affiora infatti il dubbio sulla 'doppia velocità' richiesta, anzi imposta, dai sacrifici. Insomma, c'è un martellamento continuo sulle persone e sul valore etico della responsabilità individuale, e poi c'è l'impennata frustrante delle positività.