I cambiamenti nelle istituzioni che imporrà la pandemia da coronavirus

- Opinioni di Luigi De Nigris

Cambia ciò che è superficiale e anche ciò che è profondoCambia il modo di pensare. Cambia tutto in questo mondo… Comincia così la canzone cantata da Mercedes Sosa. Diventata la colonna sonora dei cambiamenti politici e sociali dei paesi latino americani, il testo, (dell’esule cileno, Julio Numhauser) ci dà lo spunto per riflettere sui cambiamenti imposti dall’attuale emergenza mondiale.

“Todo cambia”, dunque, anche nelle nostre abitudini quotidiane: dall’educazione alla vita sentimentale; dalla cultura all’intrattenimento; dallo sport al lavoro; dalla produzione al commercio; dai servizi alla possibilità di come vedere e stare insieme ai propri cari.

In ogni campo bisognerà adottare sistemi diversi dagli attuali. Serviranno nuovi schemi e nuove politiche per compensare le mancanze del passato. Dopo il Covid-19 chi potrà mai più tollerare o sostenere una sanità soggetta alle leggi del mercato? Quanti continueranno a vedere lo Stato centrale come un ostacolo allo sviluppo, piuttosto che come un luogo dove ripensare al governo dell’economia, delle relazioni sociali e dell’uguaglianza?

Ci vorrà un grande colpo di reni da parte di tutti, soprattutto della politica, per modificare al più presto il sistema della rappresentanza per assicurare un assetto istituzionale più efficace per rispondere alle mutate esigenze: a partire dai rapporti tra lo Stato e le Regioni che in questa grave emergenza si è rivelato penosamente inadeguato.

E’ infatti sotto gli occhi di tutti come l’eccessiva confusione di poteri e responsabilità, la frammentazione dei campi di intervento tra Stato e Regioni, abbia provocato conflittualità istituzionali. L’emergenza è stata affrontata da molti rappresentanti degli Enti locali con un eccesso di protagonismo. Talvolta perfino superando i limiti costituzionali dei loro poteri. Tra prese di posizione ed indirizzi eccessivamente emotivi, la lotta contro la pandemia si è trasformata in lotta tra centro e periferia. Tra Stato e Regioni, decreti governativi ed ordinanze regionali e comunali.

Il dopo emergenza nazionale non potrà essere affrontato in queste condizioni. Uno dei temi indifferibili è senz’altro il riordino delle competenze. A partire dalla Conferenza Stato-Regioni che dovrebbe assicurare, ma non sempre ci riesce, la leale collaborazione istituzionale tra lo Stato e le autonomie locali. Sebbene questo organismo tratti argomenti di strettissimo interesse (il lavoro, l’ambiente, la scuola, lo sviluppo, la salute), spesso diventa un luogo di scambio o di regolazione negoziale degli interessi contrapposti, dove pochi decidono secondo le loro esigenze politiche o lobbistiche.

Altro tema strettamente connesso per ragionare sul dopo emergenza, riguarda l’autonomia differenziata ed i pericoli che porta con sé. Per ora il Covid-19 ha dimostrato l’urgenza di una centralizzazione delle politiche per la salute, in luogo di modelli regionali sanitari diversi. Un argomento che va approfondito a parte per capire chi, come e perché vuole ancora sostenere questa pericolosa deriva che accentuerà le disuguaglianze tra i cittadini ed i territori.