A ciascuno il suo: Milano da bere, Benevento da passeggiare. Dal lungo sorso al lungo corso

- Opinioni IlVaglio.it

Una pietra che rotola sul versante di un monte e, scendendo fin giù a valle, s'ingrossa fino a diventare una valanga: è una sequenza di tavole da fumetto che per tutti, perché tutti avranno prima o poi sfogliato Topolino, ha contorni familiari.

Ed è quel che è accaduto qualche giorno fa con i commenti che hanno ingrossato la leggerezza degli affollamenti sui Navigli milanesi, per i quali anche il sindaco meneghino Sala è sbottato in maniera poco diplomatica. E si capisce: il 4 maggio che ha allargato le maglie delle ristrettezze sociali al tempo del virus, infatti, non ha certo eliminato le precauzioni sanitarie per tenere lontano da sé il rischio del contagio.

E’ questa una premessa doverosa al sabato dello spensierato villaggio sannita. Certo lassù c'è il fascino del gin-tonic sul muretto, ma qui lo struscio sul corso Garibaldi – esecrato con selezione del tacco 12 dal sindaco Mastella - non si è rivelato figlio minore.

Chiunque avesse speso parte del suo tempo libero sulla spina dorsale del centro storico cittadino non avrebbe potuto fare a meno di notare il fiume di gente d'ogni età sorbire il fascino del clima primaverile.

Se la capitale morale d'Italia si rivela di lungo sorso, la capitale del Sannio, per non essere da meno, si è rivelata di lungo corso.
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In proposito: “Se qualcosa questa storia ci avrà insegnato dopo, e me lo auguro, è che siamo insignificanti nel tutto, siamo piccoli e fragili, e non possiamo controllare quasi niente, niente sappiamo.
Se vogliamo dare un senso a quanto accaduto e pensare a una società del domani migliore (ma forse sono un ingenuo sognatore), si deve partire dall'assimilazione di questo concetto elementare eppure così difficile da accettare: dobbiamo rivedere il nostro ruolo all'interno del tutto, esattamente il contrario di quello che fanno alcuni in queste ore.
Davvero non riusciamo a non pensare che sia sempre e comunque un gioco?
Non riusciamo a liberarci dello yuppismo, dell'arroganza dei rampanti, del menefreghismo, del liberismo berlusconiano secondo il quale tutto è permesso e tutto ha un costo?” (lo scrittore Lorenzo Marone, nei “Granelli” di Repubblica del 10 maggio).