Burocrazia, tutti ne dicono male, anche quelli che hanno gli strumenti per farla funzionare bene

- Opinioni di Luigi De Nigris

Burocrazia! Non c’è giorno che nei dibattiti televisivi o sui giornali non le vengano addossate le colpe dei ritardi registrati nel nostro Paese. Anche in questa grave emergenza sociale e sanitaria basta evocarla per scrollarsi di dosso ogni responsabilità. Se mancano le mascherine, i tamponi faringei, i test sierologici, i posti letto, i ventilatori polmonari, i guanti e gli strumenti di protezione; se non vengono erogati con celerità i fondi, i contributi, i sostegni più volte annunciati dal Governo sono sempre tutti d’accordo (destra, centro e sinistra): è colpa della burocrazia!

Il termine attira elementi di negatività anche se rappresenta tutt’altro. Secondo una delle teorie più autorevoli, elaborata da Max Weber, uno dei padri fondatori dello studio della sociologia e della pubblica amministrazione, la burocrazia è un sistema di norme e regolamenti da applicare in modo imparziale attraverso procedure precise e razionali, seguendo il principio della legalità e dell’uguaglianza dei cittadini di fronte alla pubblica amministrazione.

Ora, quando ad accusare e inveire contro la burocrazia sono i cittadini o gli imprenditori, notoriamente vittime delle numerose incombenze richieste dallo Stato, è sicuramente giustificabile.
Ciò che invece è intollerabile è quando le feroci critiche provengono dai parlamentari, dimenticando che la pubblica amministrazione - quindi la burocrazia – vive e si alimenta con la loro torrenziale produzione legislativa. I parlamentari, e non altri, esercitano all’interno del Parlamento il potere legislativo; sono responsabili della sovrabbondante e spesso contraddittoria produzione di norme; con la riforma del Titolo V della Costituzione hanno causato un caos legislativo e amministrativo che ha determinato un Paese per metà federalista e per metà centralista.

La rissa istituzionale che si è creata in questi giorni tra Ministri, Governatori e Sindaci è sotto gli occhi di tutti. Sovrapposizioni di competenze e disposizioni in contraddizione tra loro hanno creato in questo particolare momento ansie ed incertezze nei cittadini.

L’incapacità (ampiamente accertata) di mettere mano a una profonda riforma di semplificazione normativa ha interessato intere legislature, sia di centro-destra che di centro-sinistra.
Ogni iniziativa è stata però subito accantonata dai nuovi Governi e dai nuovi Ministri e le leggi in vigore sono lievitate a circa 111mila, rispetto alle 187mila emanate dalla nascita dello Stato unitario a oggi, a cui vanno aggiunte le leggi regionali ed i regolamenti provinciali e comunali (fonte: elaborazione del Sole 24 Ore del 2018, su dati dell'Istituto Poligrafico dello Stato che gestisce Normattiva, la banca dati sulla legislazione nazionale).

Viene pertanto da chiedersi: ma se questo groviglio inestricabile complica la vita ai cittadini e alle imprese, se rallenta le attività amministrative e da tanto potere ai burocrati, perché chi potrebbe farlo non lo elimina?
Perché chi critica la burocrazia fa poi di tutto per alimentarla con le sue leggi?

Tacito risponderebbe a queste domande con una semplice sintesi scritta poco meno di 2000 anni fa nei suoi Annales: “Corruptissima re publica plurimae leges”, ossia: “Moltissime sono le leggi quando lo Stato è corrotto“.

Anche se a distanza di millenni i fatti e gli avvenimenti succedutesi in Italia e in molti Paesi del mondo non sembrano smentirlo completamente, eviterei “massime” che possono dar luogo a commenti semplicistici, populistici o stereotipati. La loro saggezza chiude sul nascere ogni approfondimento, limitando lo spazio del confronto e della riflessione. Rimando pertanto ad altro intervento - naturalmente per chi è interessato – alcune modeste e personali considerazioni sull’argomento.