Mastella promette spettacoli estivi che però non potranno avere più la folla come destinataria

- Opinioni IlVaglio.it

La farina, dopo i primi giorni di panico da chiusura totale, non è mai più mancata sugli scaffali; la forca è economia, c'era prima – come la farina – e ci sarà dopo per valutare quanti siano rimasti strangolati dal lungo periodo di chiusura totale; la festa, invece, è mancata ed ancora manca: per il futuro, però, c'è di che stare tranquilli, siamo nelle mani del sindaco Mastella.
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S'avverte l'impressione che le fasi 2, 3, 4... infinito dell'epoca del virus siano quell'insieme di aspettative che, oltre il rigore di facciata, riflettano la voglia, il desiderio, il senso di una normalità da (ri)trovare a ogni costo. La via beneventana all'occorrenza è quella, appunto, del festa-farina-forca. In un momento che, nel nostro piccolo, mette alla prova la tenuta politica della maggioranza e, in un più ampio orizzonte, metterà alla prova l'azzardo governativo (con le Regioni a spingere, però) della apertura quasi totale, ecco che la prospettiva cittadina si bea della fiducia del suo sindaco per l'estate che verrà: “Punteremo sull’allestimento di spettacoli all’aperto, dove gli assembramenti sono diluiti grazie alla possibilità di distanziamento degli spettatori. Penso, ad esempio, a location come il Teatro Romano, l’Arco del Sacramento e agli altri spazi particolarmente suggestivi della nostra città”.

Il riferimento palese è alle edizioni prossime del Festival Benevento Città Spettacolo e di quello – dalla giovane tradizione - dedicato a televisione e cinema, il BCT, volani destinati, come nel loro recente passato, a perseguire il rilancio “dell'immagine della città” e rivitalizzare “il tessuto commerciale cittadino”.

In poche righe, e senza un sia pur minimo accenno ai locali lavoratori dello spettacolo, Mastella gioca le sue fiche su promesse in bilico tra idee e prassi.

Più che gli accessi del pubblico, pagante o meno, in strutture all'aperto secondo 'distanziometro' e modalità di sanificazione da morbo, immagine e realtà economica cittadine collegate agli eventi festivalieri hanno avuto a fondamento, in questo periodo della sua governance, la “quantità”, ancor prima della qualità. Ecco, ad esempio, citati i “300000 spettatori in tre anni” del BCT (Mastella, in una intervista a L'Eurispes.it), o le piazze stracolme per quel concerto o quello speciale dj set, eccetera.

Un termometro del successo pure politico dato soprattutto dall'audience popolare, quella stessa che però non potrà 'rivelarsi' folta - ed assiepata - come ieri nei suoi numeri. E non per una triste bizza del destino, ma per la salute da conservare come bene forse più prezioso dei momenti (auto)celebrativi che, nonostante tutto, anche in queste circostanze sono stati fatti balenare nell'immaginario cittadino, per tornare a dare un senso... familiare alla politica di palazzo Mosti.