Benevento, la piazza e la strafottenza che ha cominciato a contagiare ben prima della pandemia - Fotogallery

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Il tiepido raggio di sole del primo mattino che annuncia un pieno di tepore giornaliero si infrange e riflette, chissà quanto consapevolmente, sulla bottiglia-marchio di Benevento, svuotata del contenuto oltre che della portata simbolica. O meglio: volto rinnovato che ritrae il luogo d'approdo (lo spazio aperto) della città dove si protesta perché venga riconosciuto il diritto di infrangere le ancora vigenti, e purtroppo attuali, norme di attenzione per la salute personale e collettiva (Vai alla Fotogallery)

Ma il senso del 'pubblico' e della 'responsabilità' è come il liquido dorato della bottiglia: messaggio che evapora nel piacere di gradi (alcolici) al rialzo senza il rischio di doversi sottoporre ad alcun tampone.

L'eredità notturna di piazza Risorgimento è l'oro del mattino, una distesa di resti distribuiti in modo uniforme per ogni dove e in mezzo ai quali si muove, emettendo suoni che squarciano – sinistri – l'aria quieta, una macchina spazzatrice pietosa nel suo tentativo di occultare, nella fretta della buon'ora, le tracce delle frequentazioni dissoltesi con il calare del livello dei liquidi nelle bottiglie.

La piazza come 'agorà', come centro davvero 'materiale' della città, quindi. Chiusa da un lato dall'opera razionalista dell'architetto Piccinato, eretta a partire dalla metà degli anni '30 del secolo scorso, scrigno del sapere classico fin dal 1810, anno di fondazione del liceo ‘Pietro Giannone’. Che - è scritto sul suo sito ufficiale - “si pone ancora oggi come significativo fondale per chi arriva nella piazza. E’ proprio l’innesto nello spazio circostante l’aspetto più interessante di questa operazione architettonica degli anni Trenta che purtroppo appare ancora incompiuta per la mancata caratterizzazione della piazza, vuoto indefinito che non può essere soltanto funzionalmente un parcheggio”.

Non lo è infatti. E' riuscita a degradare ancor più la sua funzione. E sul suo volto compare anche lo sfregio nascosto agli occhi del 'fossato' del liceo, che calamita gesti ormai anch'essi antichi e indice di un contagio – la strafottenza – che mai ha accusato segni di decrescita.