La Provincia di Benevento lascia senza lavoro 20 persone in piena crisi Covid. Mastella deve intervenire

- Politica Istituzioni di carlo panella
Antonio Di Maria e Clemente Mastella
Antonio Di Maria e Clemente Mastella

Cosa hanno fatto in questa devastante pandemia in Italia e in Europa i governi e gli enti territoriali per far fronte alle conseguenze prodotte dal morbo, oltre che sulla salute, nella società e nell’economia? Hanno fatto tanto e speso l’impensabile, pur di salvare i posti di lavoro e i redditi delle famiglie (e le imprese).

Che ha fatto, invece, la mastelliana Provincia di Benevento, nello stesso periodo? Ha mandato a casa, con 5 righe, dalla mattina alla sera, 20 lavoratori qualificati professionalmente in materia di beni culturali, e operanti in 5 cooperative, (di cui tre coop sociali con all’interno anche persone svantaggiate). Lavoratori che sono all’opera anche dal lontano 2000! Tanti di loro sono monoreddito e ultracinquantenni e hanno vissuto da settimane, e vivono, una sorta di incubo in aggiunta alla generale cupezza della paura del contagio.

Una situazione durissima, nuovo effetto della politica dei mastelliani a Benevento; l’anno passato, un’analoga amara situazione, allora in materia di assistenza ai disabili, patì il centro “E’ più bello insieme’: porte chiuse ai lavoratori della coop e famiglie in ginocchio per gli utenti disabili, lasciati senza quel minimo, ma importantissimo, momento di socialità.
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Le cooperative cacciate ora sono 5.
La Epsilon (6 lavoratori) ha operato nella Biblioteca Provinciale ‘Antonio Mellusi’. In vent’anni l’ha rimessa a nuovo: ha contribuito all’ideazione di una mediateca, un’emeroteca, una sezione 'ragazzi', oltre ad aver realizzato tante importanti mostre bibliografiche che proprio su quei preziosi, rivitalizzati, storici libri, su riviste, pubblicazioni e giornali hanno trovato le loro fondamenta. La presenza della Epsilon nella produzione e fruizione culturale nel Sannio è stata continua e tangibile.
C’è poi la Social Lab 76 per il servizio di custodia, pulizia e sorveglianza del MUSA, il polo museale del lavoro e della tecnica in agricoltura, realizzato in contrada Piano Cappelle (dall’allora presidente Carmine Nardone). Vi hanno operato 4 persone più un coordinatore.
La cooperativa Ideas, quindi, che ha operato come punto informativo e di accoglienza per i turisti e con manifestazioni di promozione del territorio, attualmente con un solo lavoratore.
La cooperativa Areca invece ha gestito il complesso di S. Ilario (pure questo fatto sorgere per merito di Nardone), a pochi metri dall’Arco di Traiano: apertura, chiusura, servizio di biglietteria e tutte le connesse attività educative hanno impegnato 5 lavoratori.
L’ultima cooperativa, la Mediateur (di Salerno) si è occupata (dal 2017) dell’Infopoint e Book shop per il Museo del Sannio: dunque, gestione di attività e promozione turistica con l’impiego di 3 persone residenti nel Sannio (attività svolta in precedenza dall’Areca).

In totale fanno 20 persone, tra soggetti svantaggiati e professionisti, specializzati nei diversi campi e nel valido servizio fornito, anche perché nella maggior parte dei casi lo hanno fatto nascere loro, occupandosi di tutto nelle varie aree, dall’informazione settoriale a studiosi e visitatori, fino alle pulizie dei luoghi!

Per le professionalità acquisite e i lavori svolti, mandarli a casa e far cessare la loro attività è un sicuro danno alla provincia di Benevento, un territorio che, di suo, attualmente, non è proprio un rigoglio di produzione culturale. Poi, per le persone coinvolte c’è soprattutto il problema occupazionale: togliere il già precario lavoro nell’appena cominciata grave crisi economica, davvero, non trova aggettivazioni sufficienti per descriverlo in negativo.
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Chi è che si è assunto queste responsabilità?
Bisogna non limitarsi al nome di chi ha firmato la lettera datata 27 maggio 2020 e inviata alle 5 coop con oggetto: “Consegna attrezzature siti museali e biblioteca provinciale”. In essa si legge: “Con riferimento al contratto con Voi in essere scaduto in data 31 marzo u.s. vorrete procedere con la massima urgenza a redigere inventario differenziando le attrezzature ed i beni di proprietà della Provincia di Benevento e quelli della cooperativa. Il verbale di consegna dovrà avvenire presso il sito museale nei giorni 4 o 5 giugno”.
L’ha firmata Giuseppe Sauchella, nella qualità di amministratore unico della società interamente partecipata della Provincia di Benevento: ‘Sannio Europa’. Ma da lui si deve solo partire per risalire.
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Poco dopo essere stato eletto presidente della Provincia (1.11.2018) Antonio Di Maria fa una delibera di indirizzo (28.12.2018) nella quale, visto l’ingente patrimonio culturale e il poco personale interno dell’Ente - tant’è che vi operavano i lavoratori delle coop e della partecipata dell’Ente Sannio Europa - affida alla sola Sannio Europa il compito di predisporre una proposta per la gestione dei musei e della biblioteca. Il 5 marzo 2019 il segretario generale, pro tempore, della Provincia dà seguito all'input di Di Maria e affida, con determina, la promozione e il coordinamento della rete museale a Sannio Europa, riservando alla Provincia il Museo del Sannio e la Biblioteca, la loro gestione e tutte le attività in essi espletate. L’amministratore Sauchella successivamente conferma le cooperative nei loro compiti, con varie proroghe fino al 31 marzo 2020. Poi, in piena pandemia, le caccia.
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Sannio Europa (che ha ereditato personale e alcune funzioni di una precedente partecipata della Provincia, Art Sannio) ha svolto per anni un lavoro parallelo a quello delle cooperative. Con l’avvento dei mastelliani alla guida della Rocca, Sannio Europa è stata chiamata a coordinarle e dopo qualche mese… le ha messe alla porta! Era questo che Di Maria voleva nel dare l’affidamento?
Forse sì, visto che nulla ha fatto o detto, finora, dopo la cacciata delle 5 coop con la lettera del 27 maggio scorso. E quindi è decisamente il caso di rivolgersi a chi ha nominato Sauchella.
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Di chi parliamo? Dell’allora e attuale presidente della Provincia, il ragionier Antonio Di Maria.
Ora, mentre è assai probabile che molti sanniti abbiano apprezzato, per anni o decenni, l’opera svolta dai lavoratori nella Biblioteca Provinciale, al Musa, nel Complesso di S. Ilario e altrove, è possibile che i meno addentro delle cose della politica o dei vertici istituzionali possano chiedersi, essendo lì da solo un anno e mezzo: ‘Di Maria… chi è costui?’.

Colmiamo l’eventuale lacuna. Trattasi di un mastelliano di provata fede che l’attuale sindaco ceppalonese di Benevento ha indicato nel 2018 come candidato presidente della Provincia, alla guida di una lista di centrodestra (le elezioni provinciali, come è noto, sono ormai di secondo livello: votano non i cittadini, ma solo sindaci e consiglieri comunali sanniti).

Chi scelse dunque tra questi amministratori il politicamente transitante Mastella (allora schierato del centrodestra, ora, alle prossime Regionali, al seguito del candidato del centrosinistra, l’uscente De Luca)?
Scelse Di Maria che nel suo curriculum vanta l’essere stato presidente della Comunità Montana dell’Alto Sannio-Titerno, dal 2009 fino al gennaio 2020, nonché sindaco (tuttora) del ridente comune di Santa Croce del Sannio, 915 (novecentoquindici) abitanti. Un sindaco eletto con il significativo suffragio di 423 voti su 625 totali, sufficienti per avere il titolo di sindaco e quindi per poter essere candidato a fare il presidente della Provincia. E poi a essere eletto dalla maggioranza dei suoi pari amministratori sanniti per decidere, deliberare, nominare.

E pure per confermare, ad esempio, il 14 dicembre 2018, Sauchella, con un compenso annuo di 24mila euro lordi, alla guida di Sannio Europa (esattamente 14 giorni prima della data della delibera di indirizzo di Di Maria alla stessa partecipata che ha dato inizio all’iter sopra ricostruito).
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Non è dato conoscere se Di Maria abbia informato Mastella di quanto si è posto in essere in questi giorni a danno di quei 20 specializzati lavoratori e delle loro famiglie, ma non è importante saperlo, perché Di Maria non doveva certo farlo. Quel che importa è che ora Mastella, quel che è accaduto alla Provincia, lo sa e deve pure sapere che molti di questi lavoratori sono beneventani.

Che cosa farà ora dunque il sindaco Mastella anche per loro, per i 'concittadini' mandati a casa in piena pandemia, cioè, quando non c’erano solo le solite e solide motivazioni per concedere un’ulteriore proroga all’impiego, ma se n’erano aggiunte almeno cento di più?

Mastella è sindaco e deve spendersi – in quanto tale - a favore di questi cittadini privati del loro (spesso unico) reddito. Mastella è pure il politico che ha proposto Di Maria per il posto che occupa, quel Di Maria che ha subito confermato Sauchella alla guida di Sannio Europa e lo ha invitato a ‘far funzionare al meglio la rete museale e la biblioteca’... Vedremo, dunque, Mastella come e quando interverrà.
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Poi, scendendo per li rami, certamente Di Maria deve dare spiegazioni, se non avrà la felice idea di esercitare una forte moral suasion sull’amministratore unico da lui ha nominato, invitandolo a una salutare marcia indietro. Niente di clamoroso sarebbe il ripensarci: l’errare è umano, è il perseverare che diventa diabolico, recita l’adagio.
Per ultimo, Sauchella: se non tornerà sui suoi passi, come è ben più che auspicabile, dovrà dire in che modo farà funzionare quei servizi di cui i 20 cacciati sapevano vita, morte e miracoli, con competenze specialistiche notevoli.

Con chi li farà andare avanti? Non vogliamo assolutamente credere che si possa pensare al personale di Sannio Europa, perché, se così fosse, ci troveremmo di fronte a una sorta di plastica realizzazione dell’ homo homini lupus di Thomas Hobbes: Di Maria affida a Sannio Europa le cooperative per coordinarle e, dopo qualche mese, Sannio Europa le manda via per prenderne il posto. No, questo è assolutamente impensabile.

Come farà allora, Sauchella? Dovrà andare a cercare le stesse professionalità altrove? O dovrà rinunciare e chiudere quel che così bene ha funzionato per tanto tempo? Alternative e scenari lasciano ulteriormente basiti.

Intanto, c’è da rimediare, non si possono perdere 20 posti di lavoro in questo 2020 pandemico e devastato economicamente, quando in Italia si concede la cassa integrazione per mesi anche alle imprese con un solo dipendente.

Chi può e deve intervenire lo faccia: la folta deputazione parlamentare, i sindacati, le associazioni culturali e non solo, gli uomini di cultura. Non ci si deve rassegnare a sopportare anche questo danno grave per la cultura sannita e gravissimo per 20 famiglie. Il troppo è troppo.