La Provincia che manda a casa: Sauchella ci prova ma non convince, Di Maria difende la scelta e rilancia. Più di Risi...

- Politica Istituzioni di carlo panella
Antonio Di Maria
Antonio Di Maria

In altra parte di questo giornale, trovate le repliche sia dell’amministratore unico della società partecipata della Provincia di Benevento, ‘Sannio Europa’, Giuseppe Sauchella, sia del presidente di tale Ente, Antonio Di Maria (clicca per leggerle). Ieri, con un mio articolo, ho denunciato la gravissima decisione assunta di mandare a casa 20 lavoratori di 5 cooperative operanti a tutela e valorizzazione dei beni culturali della medesima Provincia. Entrambe le repliche, pur diverse per forma e contenuto, non risolvono la questione e non mi hanno convinto. Quel provvedimento non andava fatto ed è diventato ancor più terribile durante questa pandemia, con la falcidie di posti e occasioni di lavoro determinata. C’è ancora la possibilità di fare marcia indietro e va fatta, va ridato il lavoro a coloro che fino al 31 marzo ce l’avevano.
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All’avvocato Sauchella riconosciamo, la pronta risposta, il garbo formale nella scrittura e la espressa disponibilità al dialogo, in calce alla sua precisazione. Sui contenuti, come detto, rimaniamo in totale disaccordo.

La sua lunga lettera, con vari riferimenti normativi, sostanzialmente, dice che ‘Sannio Europa’ non aveva altra scelta, è stata obbligata: dura lex sed lex. Le norme che ha richiamato, però, hanno tutte data anteriore alle tante proroghe successivamente concesse alle cooperative, ancora a settembre e dicembre 2019, addirittura a febbraio 2020.

Se le proroghe all’attività delle cooperative si sono potute fare in quei mesi, vigente la normativa che avrebbe dovuto impedirle, analogamente si sarebbe potuto fare dopo l’ultima scaduta il 31 marzo. ‘Palesemente’, viene da dire, usando l’avverbio dell’amministratore unico. Non si è voluto farlo, dunque, non è che non si è potuto.

Ammettiamo, pure, senza concederlo, che solo di recente sia sorta questa convinzione a ‘Sannio Europa’ (e pure alla Provincia che fino al 2018 ha direttamente prorogato) di non poter più continuare a prorogare. Ebbene, in tal caso, prima di mandare a casa 20 lavoratori, si doveva – esplicitamente e per iscritto – almeno chiedere alla ANAC (individuata come impedimento) il permesso per un’ulteriore proroga.
L’avesse fatto, Sauchella, al mio articolo di ieri avrebbe potuto rispondere con poche parole: ‘Ho chiesto di poter prorogare e non mi è stato concesso’.

Invece, tale autorizzazione all’ANAC non è stata richiesta e sì che la gigantesca motivazione-pandemia la poteva rendere logica, urgente, drammatica, se non anche ammissibile. Perché nel frattempo in Italia tutte le scadenze, d’ogni tipo, sono state rinviate (per imposte, tasse, fitti e quant’altro). E abbiamo ragione di credere che l’ANAC non si sarebbe accanita proprio per le 5 cooperative di Benevento e i loro 20 dipendenti.

La fredda e astratta statuizione delle leggi, ovunque, in questi mesi è stata superata dalle superiori esigenze dell’umanità, della sicurezza sociale e dalle necessità dell’economia di concedere comunque un reddito alle famiglie: la Provincia di Benevento si è estraniata da tutto ciò, ha fatto eccezione, e il lavoro a quei 20 glielo ha tolto!

Siamo ancora convinti che una necessaria marcia indietro si possa fare. Interloquendo con l’ANAC, se si vuole, magari con il sostegno, ad esempio, della deputazione locale che vanta ben 5 dei 6 parlamentari espressione dei partiti di governo. Non per eludere la legge, ovviamente, ma per aggiungere alle ragioni 1) del diritto al lavoro e 2) del diritto tout court (derogatorio ovunque in questa temperie), anche quelle 3) della politica.
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Ma questa volontà a mantenere innanzitutto in servizio 20 lavoratori (alcuni da 20 anni, alcuni dopo aver vinto delle regolari gare) alla Rocca dei Rettori non c’è. E, se nella lettera di Sauchella ciò si deve dedurre, nella nota del presidente della Provincia, il ragionier Antonio Di Maria, è esplicitato in maniera secca e sbrigativa.

Il mastelliano, infatti, nella sua nota dapprima si stupisce che gli interventi, sorti dopo che è stata resa nota la chiusura del rapporto coi 20 lavoratori, siano stati “tutti in favore delle Cooperative”. Deve essergli parso proprio strano che 20 famiglie lasciate senza reddito – in questa pandemia e in questo disastro economico della nazione – abbiano ottenuto, almeno a parole, un sostegno quasi unanime, rispetto a coloro che li hanno mandati a casa.

Poi il presidente Di Maria prova a metterla sulla terminologia: ‘Non sono stati licenziati perché non erano stati assunti’. La sostanza è più che identica, ragioniere: è peggiore, perché i 20 non hanno le stesse garanzie degli assunti poi licenziati.

Su questa loro infinita, subita precarietà, poi la Provincia di Benevento dovrebbe almeno tacere. E’ una vicenda vergognosa che lo stesso Di Maria pare censurare nella nota, ma solo per dire che questa situazione se l’è trovata per colpe altrui. E’ vero questo per il passato ma, se si punta a generalizzare per scansare, evocando la responsabilità dei predecessori, al passato che non ha risolto va aggiunto anche l’ultimo anno e mezzo, quello a guida Di Maria …

Ma Di Maria non è che cerca troppe scusanti, è proprio convinto, quasi orgoglioso della decisione presa. La considera “un valore”. Questo passo va riletto integralmente: "La stretta amministrativa attuale porta, oggi, a rendere già non facile la difesa del lavoro che passa attraverso il rispetto delle sue regole (che significa, che il lavoro delle 5 cooperative era irregolare? E se è così, se n’è accorto solo dopo un anno e mezzo?, NDD). Non disperdere le esperienze più pregnanti per accompagnare un riassetto organizzativo improcrastinabile ed inevitabile rappresenta un valore di riferimento per mantenere un livello significativo di efficienza gestionale” che significa, che le esperienze delle coop non sono state ‘pregnanti’? E le ‘pregnanti’ sono state quelle di Sannio Europa o quali?

Di Maria deve parlare chiaro su queste cose, quando sminuisce o loda. Il politichese diventa insopportabile con 20 persone (molte disabili e ultracinquantenni) fatte diventare disoccupate.

Di Maria comunque è proprio convinto di essere nel giusto. Vadano pure a casa i 20, perché il presidente ora punta a fare meglio “con gli altri attori che animano il settore cultura…”, con “un rinnovamento.. che, anche in questo ambito, potrà sviluppare altre opportunità di lavoro”.

Faccio il giornalista da più di 40 anni. Nel Sannio povero – sulla materia del lavoro perso – mai ho assistito a tanta esplicitata disinvoltura.

Ma non sono stupito: sono mastelliani e come il capo sanno essere sorprendenti... Pensate, oggi, Mastella, con tutta questa situazione esplosa per i 20 lavoratori mandati via in piena pandemia, non solo non ha detto niente in merito (lui, che tra social e media, esterna a raffica sulla qualunque) ma ha fatto, disinvoltamente, diffondere stamattina dall’Ufficio stampa del Comune una nota per comunicare che “Il sindaco Clemente Mastella alle ore 10:45 si recherà nell’area parcheggio dello stadio Ciro Vigorito per assistere allo screening (tamponi) dei docenti e del personale Ata impegnati nei prossimi esami”. Una presenza a favore di fotografi e telecamere, prontamente accorsi a immortalarlo, pur essendo lui totalmente inutile lì. Sembra la sceneggiatura di un film di Dino Risi, ma è realtà, è molto più dura.