Inchiesta Covid a Benevento. I magistrati temano la lentezza insopportabile per i morti e la seconda ondata prevista

- Politica Istituzioni di carlo panella

Il procuratore capo della Repubblica di Benevento, Aldo Policastro, in un’intervista rilasciata al Alfredo Salzano di TV7, l’8 giugno, ha risposto anche a una domanda sull’indagine per il contagio da Covid-19, nel centro di riabilitazione di Villa Margherita. Evento che ha comportato 12 morti, il ricovero di decine di persone tra degenti del centro di cura (31) e suoi operatori sanitari (37), la chiusura della struttura ai ricoveri che dura dal 27 marzo. Così l’ha descritta, il 5 giugno, Gennaro Volpe direttore generale dell’ASL: “E’ stato difficile circoscrivere i numeri grandi del focolaio di Villa Margherita. Là poteva essere un’esplosione del contagio come è stata in altre realtà. Sono sorti grossi problemi che abbiamo dovuto affrontare: 70-80 positivi che ci siamo ritrovati tra la testa e il collo. Alla fine siamo riusciti a circoscrivere abbastanza bene l’evoluzione del focolaio”. A parte quell’abbastanza bene, dopo 12 morti, Volpe è stato chiaro: poteva andare molto peggio.

A poche ore dalle parole di Volpe in conferenza, è arrivata l’intervista a Policastro che su Villa Margherita ha detto: “Le indagini preliminari devono sempre cercare di approdare a risultati solidi, senza nessuna approssimazione e non soltanto in questa indagine particolarmente complessa e delicata. Niente semplificazioni, vogliamo approfondire in modo adeguato.

Ho ascoltato alcuni appelli in città a fare presto. Noi cercheremo di fare presto e bene, bisogna dare il tempo necessario per gli accertamenti, per esaminare gli atti, agli indagati di difendersi e solo all’esito possiamo tirare le somme. E certe volte il troppo presto non va insieme al bene.

Riteniamo che su questa indagine ci sia un interesse pubblico importante che va tutelato e però ci sono dei diritti alla difesa che vanno ugualmente tutelati. Una indagine è tanto più forte quanto più sono tutelati i diritti della difesa e si giunga a una conclusione ponderata degli elementi. Su un tema – in soldoni la questione epidemia colposa e delle responsabilità nella fase della sua gestione - molto delicato, perché è necessario che si vada con la dovuta accortezza e accuratezza per capire il contesto in cui queste cose sono state realizzate, particolarmente concitato e complesso. E quindi è necessario capire se ci sono profili di responsabilità consistenti, tali da poter ritenere di concretizzare un’ipotesi di reato. Un lavoro non semplice”.
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Può darsi che ci sia stato anche qualcun altro a chiedere alla Procura di Benevento di far presto luce sull’accaduto, non mi è noto. Sicuramente l’ho chiesto io sul ‘Vaglio.it’ con questo articolo, cliccare qui, del 2 giugno 2020.
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Ricostruito il quadro, ascoltando le parole del procuratore, con quel poco di nozioni giuridiche in mio possesso, ho pensato che la pubblica accusa a Benevento è quella che ogni avvocato difensore vorrebbe trovarsi di fronte. E’ scritto sui testi, infatti, che il PM nell’indagare deve anche cercare le prove a discarico degli indagati.

L’avvocatura però non sempre ha ravvisato questo atteggiamento nella azione della magistratura inquirente, anche per questo nel tempo sono state consentite le investigazioni difensive a lato di quelle dei PM.

La pubblica accusa a Benevento, invece, mostra la massima attenzione verso gli indagati, affinché possano difendersi, senza fretta e nel migliore dei modi possibili. Di più: ha ricordato come non si possa prescindere dal concitato e complesso contesto in cui i fatti sono avvenuti.

Il procuratore locale è garantista come pochi e ciò è un bene: il garantismo è stato il segno dell’evoluzione della civiltà giuridica.
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Detto ciò, spiace la banalizzazione della richiesta di fare presto, svilita in un fare troppo presto, in fretta, che – ovviamente – alla Procura non ho chiesto. La sollecitudine viene fatta apparire come una parodia, a indagare con approssimazione, senza approfondimenti e senza consentire agli indagati adeguata difesa.

Il mio articolo è lì, dottor Policastro, nessuno le ha chiesto di indagare in tal modo. Ho linkato l’articolo e non ripeto il contenuto qui perché è imprescindibile che la procura agisca bene e presto.

Siccome nell’intervista non sono stati nominati, qui solo mi limito a ribadire che siamo di fronte a 12 persone che erano andate lì per guarire da pregresse malattie (qualcuna era prossima alle dimissioni) e invece sono morte. Stabilire se per queste morti ci sia stata o meno una responsabilità ha assoluta priorità. E per far questo – ovviamente – bisogna dare la possibilità agli indagati di difendersi dalle accuse.

Ma la richiesta della massima sollecitudine nelle indagini non è secondaria. Il dottor Policastro non è da molti anni a Benevento, mentre chi qui scrive lo è da una vita. E ben ha presente e ricorda – avendolo denunciato continuamente - che nel Tribunale di Benevento il problema non è, non è mai stato, il far presto o la fretta!

Lo è stato, invece, il suo contrario: la lentezza. soprattutto per i processi più importanti. E questo tardare ha fatto tanto male. Si perde il conto delle indagini di reato perseguite (quando lo sono state), concluse con delle prescrizioni. E così non si è mai saputo - trascorsi un numero esorbitante di anni (anni !) - se gli imputati erano colpevoli o innocenti.

Ora, signor procuratore, stavolta, con 12 morti di mezzo, un esito del genere non ce lo si può permettere. E in passato ci si è arrivati perché i procedimenti – bene o male che siano stati condotti – sono durati troppo.
Il passaggio del tempo di per sé produce effetti e, se prolungato, la denegata giustizia.

Ma questo è solo il primo, scottante motivo della mia richiesta a fare presto (e lo ripeto, onde evitare nuove ‘incomprensioni’, facendo bene le indagini…).
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Ce n’è un secondo, però, urgente: in molti, ai massimi livelli sanitari, stanno paventando la possibilità di una seconda ondata della pandemia, tra l’autunno e l’inverno prossimi. E’ o no importante - per i sanniti e per i luoghi di cura stessi – sapere che nelle strutture sanitarie sannite, eventualmente ci si dovesse di nuovo andare, si può stare sicuri perché vi si opera nel modo migliore? Oppure no?
Questo procedimento, insomma, non è come gli altri. Questa pandemia non cessata, niente fa essere come prima.
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Scrivo questo articolo, nelle ore in cui finanche il presidente del Consiglio dei Ministri, dopo i vertici della Regione Lombardia, dalla Procura della Repubblica di Bergamo viene sentito sui decessi per il Covid-19 (tantissimi di più).
E nelle ore in cui la Procura della Repubblica di Benevento rende nota una meritoria, complessa, vasta, impegnativa, inchiesta su un’ipotizzata associazione a delinquere di esponenti delle forze dell’ordine a fini corruttivi. Due esempi di una giustizia che procede senza condizionamenti per la sua strada.
Scrivo quindi avendo fiducia nell’azione della magistratura, italiana e locale, che è virtuosa quando comincia e finisce il suo lavoro. E lo fa in tempo.