La festa religiosa tornata solo festa religiosa: un effetto collaterale positivo a Benevento

- Opinioni IlVaglio.it

Sembra che la mancanza non sia stata avvertita; sembra che la vita continui a scorrere ugualmente; sembra tutto più 'sgombro' e addirittura che si respiri meglio. Nessuna “ordinanza che dispone alcune misure relative al traffico, le solite rispetto agli anni scorsi, con un sostanziale blocco di circolazione e sosta nelle ore pomeridiane e serali”. Nessuna nota stampa autocelebrativa sui controlli dei vigili urbani. Nessuna passerella istituzionale in processione. Niente giostre a interdire la pubblica via. Niente segnali di fumo che individuano il luogo delle salsicce arrostite.

Addio alle noccioline e al 'croc' sotto i piedi. Stop alle rassegne di servizi di piatti per centinaia di portate a pochi euro e mirabolanti invenzioni per la cucina come il pelapatate a propulsione nucleare.
Porte sprangate alle imitazioni di borse e borsette. Impraticabile il tratturo/viale Mellusi, quest'anno niente transuman(an)za. A riposo, finalmente, le ugole più impensabili. Salta la vera insidia alla storia e tradizione senese: il Palio delle Parrocchie. E a mezzanotte va il sonno del piacere, senza i fragorosi ghirigori in cielo.

Ancora un anno fa si chiudeva l'ennesima Festa del Sacro Cuore, tre e anche più giorni in cui il quartiere Mellusi, nella zona alta di Benevento, veniva preso in ostaggio.

Nulla, certo, rispetto al patimento dei residenti del centro storico, per i quali il miracolo della moltiplicazione di fastidi e disagi si ripete ogni santo fine settimana, ma pur sempre una fetta importante del disdoro cittadino, anticipatrice – nei numeri del caos – della Patronale di luglio.

Una luminaria dinanzi alla porta della chiesa dei padri Cappuccini, al sommo di via Meomartini, e magari il recupero del spiritualità rispetto al mercantilismo, per una dimensione certo più consona a un appuntamento religioso: ecco un effetto collaterale del coronavirus, senza che abbia prodotto danno alcuno.