A Benevento si toglie il salario a chi potrebbe averlo. L'inutilità di parlamentari e sindacati. Il caso-Provincia

- Politica Istituzioni di carlo panella
La sede della Provincia di Benevento
La sede della Provincia di Benevento

Ma a che servono i parlamentari eletti nel Sannio? Sono tanti, addirittura sei. E a che servono i sindacati sanniti? Beh, qui si perde il conto delle varie sigle, a cominciare dal terzetto delle più note. Le domande sorgono spontanee a fronte dell’assurda e drammatica vicenda dei 20 lavoratori, molti ultracinquantenni e svantaggiati, di 5 cooperative, mandati a casa, in piena pandemia con quattro righe scritte in una lettera datata 27 maggio 2020 da una ’società partecipata della Provincia di Benevento.

L’essere avvenuto questo “licenziamento” (ci sono le virgolette: per coloro che provano ad attaccarsi alle parole...) durante l’emergenza coronavirus lo rende ancora più afflittivo. Perché, com’è noto a tutti, trovare un lavoro oggi è molto più difficile, di quanto lo possa essere stato prima.

Ma il provvedimento è ancora più grave perché con ogni probabilità poteva essere evitato, con un’ulteriore proroga del servizio espletato alle cooperative. Proroga fatta e concessa – perché lecita - fino a febbraio 2020, poche ore prima dello scoppio della pandemia, proroga per ciò logicamente, per non dire sicuramente, potuta concedere anche dopo.
Cioè, ora.
Ora che lo Stato concede reddito a chi non ne ha, che concede finanche la cassa integrazione a imprese con un solo dipendente, ora che lo Stato e gli enti locali al seguito derogano alle scadenze di pagamento di tasse, tributi e imposte. Tutto ciò pur di aiutare famiglie e imprese facendogli giungere in qualsiasi modo dei soldi o di non farglieli versare pur se per legge sono dovuti.

Nulla ha eccepito alla nostra controreplica l’amministratore della società partecipata ‘Sannio
Europa’ con la quale gli abbiamo detto che, se aveva concesso delle proroghe alle cooperative ancora a febbraio 2020, ben poteva – doveva, in piena pandemia – continuare a farne.

Ma anche, se improvvisamente, dopo tanti anni (alcune cooperative per la Provincia in tal modo precario operano da 20 anni), a qualche bella mente nella Rocca dei Rettori e dintorni era venuto il dubbio di una impossibilità a prorogare, prima di gettare nel dramma 20 famiglie, bastava almeno chiedere lumi all’ANAC. L’Anticorruzione, infatti, è stata tirata in ballo da ‘Sannio Europa’ per delle sue decisioni, viste come impedimenti alle proroghe, benché datate addirittura 2016, mentre ripetiamo le proroghe alle cooperative mandate via, sono state fatte lecitamente fino a febbraio 2020.

E non è che questi lavoratori siano stati delle zavorre (hanno operato e bene dove sono stati in azione, anche creando ex novo servizi e attività, tutte di vanto per la Provincia).

Ma la pandemia a Benevento non solo non è stata vista come un oggettivo impedimento alla dismissione, ma dalla Provincia è stata colta come un’occasione per allontanare i 20 lavoratori. Sono fin troppo chiare le parole del presidente, Antonio Di Maria, con cui ha difeso con orgoglio la decisione presa, formalmente, da ‘Sannio Europa’.

Non una sola parola per il dolore causato agli esseri umani dall’improvviso allontanamento, ma solo propaganda, contro i predecessori e per il meglio che a quei servizi potrà arrivare in futuro da chi ne prenderà il posto.

Intanto, come è stato denunciato dall’Associazione Italiana Biblioteche – ad esempio - nella Biblioteca Provinciale di Benevento al posto delle sei persone (professionisti specializzati e autentiche forze propulsive del servizio perché da decenni all’opera) sono state mandate due unità di personale, senza la stessa professionalità, ma appartenenti alla società ‘Sannio Europa’.

Società questa incaricata da Di Maria, più di un anno e mezzo fa, di coordinare le cooperative di cui stiamo parlando e che alla fine le ha coordinate mandando casa a 20 persone e iniziando a prenderne il posto con i propri soci.

Tutti questi sono fatti, incontrovertibili, e sotto gli occhi di tutti compreso quelli dei sei parlamentari (una di Forza Italia vicinissima a Di Maria, uno del PD e ben 4 del Movimento 5 Stelle).

Ebbene questi signori, lautamente pagati e quindi sicuramente estranei ai problemi di quei 20 mandati via (che potrebbero non avere di come mettere il piatto a tavola), non se ne sono importati, non hanno detto una sola parola di condanna.

E soprattutto non sono intervenuti sul presidente della Provincia e sulle società dall’Ente per fargli cambiare idea, con una moral suasion. O, se del caso, anche con atti di sindacato ispettivo come le interrogazioni parlamentari. Perché di questi tempi togliere un salario (20 salari) quando probabilmente si può evitarlo non ci pare una cosa che possa proprio quadrare.
I magnifici 6 hanno di meglio da fare, tra provvedimenti del Cipe da inseguire e rivendicare per una ferrovia o strade che – forse - tra qualche decennio, vedranno i nascituri; o seguire le beghe del partito dilaniato con una parte che voterà per De Luca e un’altra contro; o scrivere lunghi post su facebook sulla qualunque o, sempre sul social, condividere i post di altri.

Se non ora quando dovevano agire deputati e senatrici sul loro territorio? Quando fa sentire la loro voce e far pesare il loro ruolo?
E i sindacati?
Tacciono e si defilano perché i 20 non sono loro iscritti?
O pure loro come i politici hanno altro a cui pensare, come scriveva il poeta in quella canzone d’altro contenuto ma dal significativo titolo?

Sia come sia, i 20 lavoratori cui è stato tolto il salario sono lasciati soli. La Provincia ha avuto mano libera anche perché chi si poteva e doveva opporre non l’ha fatto. Parafrasando il Sommo Poeta, noi ragionian di lor che guardano e passano.