Ritorno al passato: la serie A si fa bella con il Benevento

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'Mitridatismo sportivo', questo il paradosso del torneo di serie B del Benevento calcio, concluso con largo anticipo sul calendario per l'inverarsi di un esito già scritto: mancava la coda matematica, è giunta anche quella. Ed è più che probabile – dato il carattere del team giallorosso, a partire dal tecnico – che poi si giochi non solo onorando il gioco fino alla fine, ma cercando il più possibile di scrivere per davvero un libro dei primati della 'cadetteria' che resista, nel tempo, alla stesura di altri capitoli a mezzo d'altre mani, diventando quindi una sorta di 'classico'. Ma torniamo al paradosso iniziale.

Il ritorno, ben più che meritato, nella massima serie del pallone nostrano era, dunque, epilogo atteso. Scaramanticamente salutato a mezza voce nel corso delle settimane precedenti. Evocato (anche se qualcuno ha cercato di seminare sordidi dubbi) come scenario di consolazione durante il periodo di astinenza forzata – dall'agonismo, dal tifo, dalla visione pure -. Il tifoso beneventano, insomma, ha avuto di che assuefarsi (come il mitologico re del Ponto, appunto) in modo progressivo non certo al veleno ma all'elisir della gioia, alle prove via via sempre più esaltanti della sua squadra. Ha visto crescere nel tempo il divario in classifica fra la prima e... le altre. Ha ammirato il vorticoso superamento di record su record, Ha, insomma, conquistato un pezzetto di serie A dopo ogni partita disputata dalla compagine del presidente Vigorito. Ed è naturale che transitare sotto lo striscione finale a braccia levate ed in assoluta tranquillità sia in fondo il risultato 'normale' di una stagione super da parte della componente tecnica del Benevento (atleti, allenatori, dirigenti, ambiente), che ha avvicinato la serie A ad ogni fischio del novantesimo minuto.

Insomma, il piacere non è affatto contenuto nell'ultimo, e decisivo per la promozione matematica, incontro sostenuto, ma è maturato di volta in volta, sempre spronando – però – al passo successivo senza patire cali di tensione. A posteriori, cioè adesso che la serie A è realtà e non più chimera nuovamente inseguita, questa soddisfazione meno fragorosa nella sua maturazione è anche il segno di di una più equilibrata scala di valori emotivi in quest'anno 'strano' e funestato da eventi decisamente più 'storici' rispetto ad una promozione calcistica, contribuendo quindi a circoscriverla davvero ad un solo ambito, quello sportivo.

Pensieri e parole che andranno oltre questo steccato, e che certo non mancheranno, sono da ritenersi inopportuni, prima ancora che impropri.