Dopo i 20 lavoratori mandati a casa, El Kozeh: Benevento, una città dove la Cultura manca da tempo. Non a caso...

- Politica Istituzioni di Jean Pierre El Kozek

Scrive Jean Pierre El Kozeh, operatore culturale: Caro Direttore, ancora una volta la nostra Città si contraddistingue per essere in controtendenza con l’intero Paese. Mentre infatti ovunque si punta, attraverso l’utilizzo delle adeguate competenze e risorse umane, sul patrimonio museale, artistico, monumentale e, in senso lato, culturale a Benevento, con una fredda comunicazione formale, ce ne si priva. Ma al di là dell’illogicità della scelta ancor più stupisce il silenzio, eccetto rare voci come la tua, che la accompagna. Come se la cosa non riguardasse il presente e il futuro della Città.

È pur vero che ci si può aspettare ormai di tutto da una Città che senza colpo ferire ha consentito al proprio sindaco di presentare dimissioni, con annesse dichiarazioni a mezzo stampa nazionale di pubblico ludibrio della sua classe dirigente, e poi di ritirarle allegramente come se fossimo su “Scherzi a parte”. Ma in fondo in fondo si spera sempre che ci sia un limite oltre il quale il beneventano non consenta al proprio amministratore di andare. Qui invece ce se ne sbatte e così il suddetto amministratore invece di operare per il meglio della propria comunità cercando con coraggio politico di trovare una soluzione tecnica (come quelle border-line trovate quando si è trattato di utilizzare, per esempio, fondi attribuiti ad altro) per salvaguardare un patrimonio di esperienze e competenze stabilizzando professionalità qualificate che per anni hanno reso un servizio encomiabile alla Città, preferisce privarsene con grande disinvoltura. Ma un atto di sensibilità può appartenere a chi scrive, per difendere la propria scelta, “al principio della rotazione è affidata la regolazione del mercato dei servizi nell’ambito dei contratti pubblici?

E non si sottovaluti l‘argomentazione. Non è una fredda giustificazione burocratica ma un vero e proprio programma politico che in parole semplici può essere tradotto in: azzerare e sostituire. Del resto la disinvoltura non è sicuramente una dote che manchi alla classe politica di scuola mastelliana. E che la cultura sia da sempre la sua nemica dichiarata è anche esso un dato di fatto più che acclarato: passa dalla mutazione genetica di Città Spettacolo in fotocopia delle circolari degli artisti dei promoter musicali regionali alla totale inedia nei confronti della perdita di uno dei patrimoni pittorici mondiali detto “dei Sabariani”, dall’alienazione degli spazi artistico-culturali a favore di altri Enti per incapacità di gestione alla mancanza totale di una visione di indirizzo che non consista esclusivamente nella passerella del Premio Strega e del BCT.

Eppure, lo dico ancora una volta, realtà con un centesimo del nostro patrimonio artistico, culturale e monumentale hanno saputo creare industrie culturali e strutture di gestione stabili con le quali lavorano centinaia di persone a tempo indeterminato (e non poche decine che vengono anche mandate a casa dopo anni in sfregio della professionalità e della competenza come nella nostra Città) e che implementano l’indotto economico per tutte le componenti commerciali delle realtà in cui operano. Noi, inoltre, abbiamo un assessore al ramo che queste cose le sa bene insegnandole all’Università ma che, dal momento dell’accoglimento della delega, sembra essersele dimenticate preferendo fare la foglia di fico a un sistema cui la Città sembra ormai sempre più rassegnata. Del resto, come già altre volte ricordato, Henry Brougham diceva che “la cultura rende un popolo facile da guidare, ma difficile da trascinare; facile da governare, ma impossibile a ridursi in schiavitù”.

E dalla nostra Città la Cultura, se non per pochi elementi di resistenza, manca ormai da troppo tempo. E questo non è evidentemente un caso.