Le tante, troppe tasse che si pagano a Benevento da decenni per un depuratore che non c'è

- Ambiente Sanità di Pompeo Nuzzolo
Foto di repertorio
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La competenza a gestire i residui attivi e passivi, relativi a gestioni vincolate, compete all’organo straordinario di liquidazione (OSL). Lo stabiliscono l’art. 2 bis d.l. 24 giugno 2016, n. 113 (conv. con legge 7 agosto 2016, n. 160), poi modificato dall’art. 36, comma 2, d.l. 24 aprile 2017, n. 50 (conv. con legge 21 giugno 2017, n. 96), nonché la delibera della Corte dei conti - Sezione delle Autonomie n. 3/SEZAUT/2017/QMIG. È pacifico, dunque, che la gestione dei fondi vincolati sia di competenza dell’OSL per cui la gestione del Comune di Benevento di tali fondi, poggia le sue ragioni in logiche diverse.

Le entrate vincolate possono pervenire attraverso trasferimenti, per lo più sono finanziamenti concessi da altri enti o anche soggetti privati, si pensi, ad esempio, a una donazione di scopo, o provenienti da tasse di scopo, come la tassa sui rifiuti o il canone di depurazione.

Sui trasferimenti, se, per la corrispondente obbligazione, non ci fosse un contenzioso o debito fuori bilancio, la questione non presenterebbe eccessive criticità sotto il profilo sostanziale ma, sotto il profilo delle scritturazioni contabili qualche problema lo porrebbe perché non sarebbe rispettato il principio della competenza. In caso contrario ovvero in presenza di conflitti, va ricordato che il potere transattivo e la titolarità della gestione dei predetti residui resterebbe sempre in capo all’OSL.

Per il canone di fognature e depurazione il tema è più complesso perché il canone, corrisposto attraverso la bolletta dell’acqua, è un’entrata a destinazione vincolata.

Per il periodo successivo alla dichiarazione di dissesto, per legge, i canoni riscossi tramite la bolletta dell’acqua devono essere destinati alla costruzione dei depuratori se, ed è il caso di Benevento, il Comune sia privo di depuratore centrale mentre, per i canoni ante dissesto, va ricostituito il fondo e restituito alla collettività, sotto forma d’ investimenti. Infatti, il creditore di questo fondo, è la collettività rappresentata dal Comune. Immagino che l’OSL abbia ricostituito il fondo, atteso che il riscosso deve essere trasferito al Comune o all’Ato per gli scopi descritti, secondo le regole vigenti.

Sul canone di depurazione, destinato per legge alla depurazione e non alle compensazioni con i consumi dell’acqua, va evidenziato che il cittadino non solo paga il canone ma paga anche le tasse per la multa milionaria dovuta all’Europa per l’assenza del depuratore e le tasse dovute allo stato per il finanziamento ricevuto.

Il canone è pagato contestualmente al pagamento della bolletta dell’acqua e, se il Comune non è dissestato, è destinato alla manutenzione, costruzione e progettazione delle fognature e depuratore.

Il fondo del canone, istituito nel 1994 con la legge Galli, nonostante sia stato restituito per un periodo ad alcuni utenti per non avere ricevuto il servizio, dovrebbe avere una notevole entità disponibile presso le casse del Comune di Benevento.

Come si evince dal "Sole-24 Ore" del 27 marzo 2019, l’Italia è stata condannata dalla Corte di giustizia UE a versare una multa di 25 milioni di euro, più 30 milioni per ogni semestre di ritardo nella messa a norma di oltre 100 centri urbani sprovvisti di reti fognarie o di sistemi di trattamento delle acque reflue. L'Italia era già stata condannata dalla Corte nel 2012 e deferita per la seconda volta dalla Commissione europea per una procedura di infrazione cominciata nel 2004.

Tra gli oltre cento centri urbani compare naturalmente il Comune di Benevento. E, al riguardo, è da osservare che, ovviamente, la somma è spalmata sulle tasse che i cittadini italiani versano allo Stato. Cosicché questa è una seconda tassa per i depuratori che non ci sono.

Infine, anche il finanziamento ricevuto dallo stato per la costruzione degli impianti di depurazione è sostenuto dalle tasse che versano i cittadini. In pratica, nonostante l’applicazione della tassa sia avvenuta intorno al 1994-95, il cittadino beneventano paga tre tasse per uno scopo, la costruzione del depuratore che non c’è.

Sul bilancio della Gesesa del 2017 è indicato come debito verso il Comune di Benevento per canoni di fognatura e depurazione da rigirare la somma di euro 2.609.762. Non entro nel merito del concetto di rigiro ma credo che la scritturazione contabile dovrebbe essere evidenziata anche nei registri del Comune.

Il dato sopra riportato sembra confortato da un calcolo molto semplice ovvero facendo una semplice proporzione fra il numero degli abitanti serviti dalla Gesesa, 115.000, i metri cubi stimati da erogare, 8 milioni, dato preso dal bilancio consolidato di Acea e la tariffa (fognatura € 0,150560, depurazione € 0,421870) applicata per metro cubo ed il tutto diviso due.

In conclusione, la politica (una parte con maggior vigore) lamenta un eccesso di tassazione, senza tener conto che, per diminuire il livello della pressione fiscale, basterebbe una sola tassa per la realizzazione di un normalissimo depuratore.