Nessun dorma… Umiliati e offesi sono solo i morti Covid19 e i loro parenti che anche a Benevento vanno ricordati e rispettati

- Opinioni di Carlo Panella
Aprile 2020 - I camion portano via le bare da Bergamo per mancanza di spazio
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Il cantante Andrea Bocelli ha sicuramente fatto la peggiore stecca della sua carriera al convegno dei negazionisti organizzato da Vittorio Sgarbi. Tra l’altro, ha detto: "Quando siamo entrati in pieno lockdown… mi sono reso conto che le cose non erano così come ci venivano raccontate. Io conosco un sacco di gente, ma non ho mai conosciuto nessuno che fosse andato in terapia intensiva, quindi perché questa gravità? C'è stato un momento in cui mi sono sentito umiliato e offeso per la privazione della libertà di uscire di casa senza aver commesso un crimine e devo confessare pubblicamente di aver disobbedito a questo divieto che non mi sembrava giusto e salutare".

A tali parole in libertà lo stesso ha poi cercato di rimediare dicendo ‘di essere stato frainteso’, ma il solo aver partecipato a quel convegno – e certo non per contestarlo – ha reso chiaro il messaggio ancor prima che le sue parole fossero pronunciate.

Di Bocelli, qui, nulla interessa, non avendo lui né i convegnisti titoli a sufficienza per poter giudicare in materia di virus, come è stato autorevolmente e prontamente detto in replica.

Umiliati e offesi per l’accaduto, però, non sono stati certamente Bocelli e tutti coloro che – per merito delle autorità sanitarie e politiche - sono stati salvaguardati con la imposta chiusura (il lockdown): il disagio per tutti noi c’è stato ma siamo ancora vivi a ricordarlo.

Umiliati e offesi sono stati i 35.123 morti Covid in Italia (a oggi 28 luglio) e i loro familiari, ai quali è andato subito il mio pensiero quando, trasecolato, ho ascoltato le parole oltre le righe del cantante (che data la sua fama ben altra misura avrebbe dovuto avere nella sua ineffabile esternazione, assiso tra uno Sgarbi e un Salvini). In particolare la frase “le cose non erano così come ci venivano raccontate”.

Immagino come si possano essere sentiti i familiari, a fronte del loro dolore ancora vivo, a fronte dei vuoti lasciati così difficili, per non dire impossibili, da colmare.
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La sortita del cantante purtroppo si inquadra in un’ottica più generale che va anche oltre l’assurdo negazionismo. Quella di coloro che, per vari motivi, provano a rimuovere quel che è accaduto: “per andare avanti”, “perché ora bisogna pensare ai vivi”. Lo stesso cantante, per cercare di mettere una toppa al buco, ha giustificato le sue parole con l’essere lui ‘un ottimista’.

E no, non bisogna dimenticare e nascondere nulla. Non bisogna negare o rimpicciolire niente. Bisogna capire quel che – purtroppo – innegabilmente è accaduto e capirlo a fondo. E se ci sono state responsabilità in quelle morti bisognerà accertarle.

In tutta Italia e quindi anche a Benevento dove i sanniti morti Covid 19 sono stati 17, 12 dei quali provenienti da un centro di riabilitazione cittadino che da pochi giorni è stato riaperto dall’ASL di Benevento che l'aveva chiuso.

La Procura della Repubblica ha aperto su quel focolaio un’indagine a inizio marzo. Sono trascorsi 5 mesi e più nulla è stato fatto sapere, se non che gli inquirenti si prenderanno tutto il tempo necessario per indagare e ne daranno altrettanto agli indagati per esporre le loro ragioni.

Siamo stati e saremo vigili - e questo ennesimo articolo in merito ne è la dimostrazione – perché troppo spesso, da decenni, i procedimenti penali importanti avviati a Benevento finiscono con tardive assoluzioni o nel nulla, proprio per il troppo tempo impiegato per indagare o, quando c’è stato il rinvio a giudizio, per celebrare i dibattimenti.

Due soli esempi:
1. il processo ‘Mani sulla Città’ sul Comune di Benevento per fatti commessi anche nel 2007, emerso con dei clamorosi provvedimenti cautelari per gravi ipotesi di reato nel 2013 e ‘concluso’ – in primo grado ! - nel 2019 con 4 condanne per abuso di ufficio.
2. il processo sull'ASL di Benevento con indagati ancora più eccellenti per fatti risalenti anche al 2007, in un procedimento emerso nel dicembre 2013 e per il quale manca ancora la sentenza di primo grado: pare evidente come andrà a finire.

E, dunque, questo contesto giudiziario locale, sconfortante, va a iscriversi in questo clima nazionale e negazionista od ‘ottimista’ per dirla alla Bocelli.

Per fortuna, a livello nazionale alla sortita del cantante ha fatto seguito un’ondata di indignazione. Speriamo che ‘bagni’ anche qui, nel Sannio, dove peraltro non c’è bisogno di clamorose stecche per provare a sminuire, ridimensionare e ridurre: il silenzio e il disinteresse regnano qui sovrani e indisturbati.