A Benevento solo il 43% dei cittadini e l'11% delle aziende pagano la tassa sui rifiuti, quella che il Comune incapace sta recapitando in queste ore

- Politica Istituzioni di Giovanni Festa

Sarà stata senza dubbio una coincidenza. Ma impressionante, almeno per tempismo (se non per rabbia repressa).Dati i tempi, sono rimasti in pochi quelli che scrivono vere lettere: acquistano un francobollo, cioè, e comunicano qualcosa. Per il resto, le cassette postali o brulicano di inutili pubblicità, o riservano l’amena sorpresa di avvisi di pagamento. In questi giorni, recapitata attraverso un altro distributore che non Poste Italiane, i cittadini di Benevento stanno strappando gli orli di una busta che contiene le quattro rate di acconto della Tari 2015 (o il modello di versamento in soluzione unica in alternativa – lontana, invero, dopo aver posto mano alla tasca…), cui si aggiungerà una quinta a conguaglio entro la fine di novembre. E’ la tassa sui rifiuti, evoluzione della specie Tares e prima ancora Tarsu (sì, proprio quella delle cartelle su cui tanto si è dibattuto e si sta dibattendo fra validità o meno della notifica e di conseguenza dell’accertamento – ma questo è un altro discorso).E che succede, appunto, in modo quasi contestuale alle “sfogliatelle” postali? Che si riunisca la Commissione Finanze del Comune di Benevento, coma sta facendo piuttosto spesso – e sommessamente si è in fiduciosa attesa dei risultati concreti delle adunanze a cadenza quasi settimanale. Stavolta, con ironia del tutto involontaria, ha discusso dello stato delle entrate dell’ente locale, avvalendosi del prezioso apporto dell’assessore al ramo, Francesco Saverio Coppola. La sintesi , per quel che interessa i casi nostri, è nelle parole del Sannio Quotidiano del 6 maggio. “Un optional. Così può essere oggettivamente definita la tassa sui rifiuti nella città di Benevento”, ha scritto con efficacia Antonio Tretola. Insomma, ai contribuenti è stato scodellato un piatto mezzo vuoto: sulla somma prevista nel Bilancio di Previsione ne è stata incassata dal Comune poco più della metà, un 54% complessivo dovuto al 43% di cittadini pagatori e all’11% di aziende. Non ci vuole la famosa zingara per comprendere che – per differenza – la quasi totalità delle imprese è assente all’appello, così come – arrotondiamo – un cittadino su due. Non occorre fare ulteriori valutazioni sulla qualità di codesti comportamenti.Che reazione avreste, ora, dinanzi ai modelli di pagamento che, con azione a questo punto percepita come d’incursore, il Comune di Benevento ha osato imbucare in cassetta? Quella più che naturale di stracciare busta e contenuto, sperare in un condono, affidarsi alla legge dei grandi numeri in caso di accertamento. E’ appena evidente, insomma, che, al pari dei tanti distinguo operati quando si parla di imposte locali (sono dovute, sono alte, basse, non notificate in tempo, eccetera eccetera…), anche singolari coincidenze sono in grado di ingenerare un clima di incertezza, sconcerto, disagio nei cittadini-contribuenti. Quelli corretti, è ovvio, costretti ad annoverarsi consapevolmente nella categoria dei “fessi”, quando invece sono – in tutta semplicità – rispettosi (verso la comunità), e onesti (per se stessi – magra soddisfazione, si dirà…).Oltre il nudo dato che tali notizie vengono inghiottite senza che gli ambienti istituzionali e l’opinione pubblica battano ciglio, pur facendo emergere responsabilità della politica altrettanto evidenti e altrettanto ignorate, la familiarità con l’evasione fiscale come scarto da pagare all’incultura civica sta diventando ormai un elemento fisso del paesaggio. Eppure c’è stato chi intendeva puntare “ad avere maggiori entrate combattendo l’evasione fiscale e mettendo in moto l’ufficio tributi” (2013) oppure dichiarare “lotta all’evasione al fine di realizzare il principio secondo cui ‘tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della capacità contributiva’ e ai fini del miglioramento dei servizi alla popolazione” (2014). Dietro le parole inutile cercare di scorgere nomi – pur intuibili -, alla luce dei fatti. Di fatti come quelli di cui ha riferito il Sannio Quotidiano qualche giorno fa.Alla fine, meglio – come sempre – pagare. E sperare.