Alluvione - Sulla dichiarazione dello stato di emergenza e sull'uso dei fondi che arriveranno

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Ribadire le ovvietà non è demenza pre-senile, ma un sommesso monito a sé stessi. Sperando s'estenda alla comunità,ì e al mondo variopinto e quindi disomogeneo della politica, ora lineare nei comportamenti, ora contorto e - a volte - corrotto.

Sembra stia per avvicinarsi, dopo le drammatiche giornate di ottobre vissute sotto pioggia battente e crescenti disagi, il 'D-day' del riconoscimento dello "stato di emergenza" per Benevento e il Sannio, quell'attestato della sospensione della normalità ripagato (è il caso di dirlo) con un iniziale flusso di risorse finanziarie, non sufficiente perché non in grado di ripianare per intero il danno – quantificato in diverse centinaia di milioni di euro, secondo le stime ballerine proposte da chiunque si fosse alzato col piede destro e la voglia di dire, la mattina - ma, si presume, tale da approcciare un sistema di ripristino della precedente situazione . Almeno nelle intenzioni.

L'appuntamento, a prestar fede alle parole spese in Prefettura dal ministro dell'Ambiente Galletti, corroborate da quelle in salsa locale del sottosegretario alle Infrastrutture Del Basso De Caro, è fissato per il Consiglio dei Ministri in calendario alla fine del mese, quando il premier Renzi sarà tornato in penisola dal suo viaggio nelle Americhe.

Oltre una dovuta attenzione in loco, da parte degli organi preposti, all'andamento dei prezzi, e quindi al rischio di speculazione sempre presente nelle situazioni di debolezza sociale, due dovrebbero essere le direttrici del denaro da tenere sotto controllo: l'asseverazione del danno subito e la destinazione concreta degli stanziamenti, parte dei quali necessariamente dovrà servire alla cura preventiva (termine che sembra irridente, letto adesso) del territorio.

Su quest'ultimo aspetto, trattato con il risalto che meritava sugli organi di stampa, si è intrattenuto in particolare il ministro Galletti durante la citata riunione nell'Ufficio del Governo, al corso Garibaldi, assieme al vicepremier Angelino Alfano.Nella visione generale che ha evocato ("deficienze di decenni nella manutenzione del territorio"), ovviamente mosso dal particolare sannita che aveva appena visionato di persona, si è spinto fino all'idea che i Comuni debbano "destinare una parte importante dell'avanzo di amministrazione alla prevenzione del dissesto idrogeologico".

Una buona idea, forse un po’ in disarmo rispetto alla congiuntura sfavorevole (si dice così?) per gli enti locali, ai patti di stabilità interna, al taglio dei trasferimenti erariali e conseguenti rinunce sul piano del “fare”. Insomma, paiono più frangenti da disavanzo, questi. E comunque, citando a memoria, sovviene - ad esempio - la raccomandazione, nella relazione dei revisori dei conti che ha accompagnato la discussione in aula sull'approvazione del rendiconto di gestione, per cui tale eventuale avanzo (cioè il risultato finanziario della gestione) per il Comune di Benevento, nel 2013 e nel 2014, dovesse essere vincolato in funzione dell'esistenza di altra…zavorra, i debiti fuori bilancio. Insomma, un punto di vista lontano dall'opzione espressa dal ministro.

Vanno infine superate remore buoniste relativamente al primo punto citato: i soldi che verranno, per quanto con gestione commissariale. Sulla scorta di fallimentari esperienze precedenti di cui ancora c'è traccia e che sono a tutt'oggi esemplari nella memorialistica degli sprechi (l'elenco parte da quel punto della capacità personale di ricordare...), andrebbero con rigore sottoposte ad analisi la stima dei danni fornita dai comuni e valutata a fondo la rispondenza fra l'autocertificazione del disastro patito dal patrimonio edilizio privato e/o dalla attività economiche e produttive e la concretezza del danno stesso.

Potrebbe pure accadere, infatti, che, in virtù di quel pizzico di "italianità" in circolo nei vasi sanguigni del Paese intesa come (presunta) furbizia e piccolo cabotaggio, ci sia chi intenda comunque lucrare in misura crescente rispetto al reale sulla propria disgrazia, in danno della collettività, o anche profittare semplicemente dell'opportunità concessa dall'arrivo di aiuti economici dal centro. Un sistema che si prefigurerebbe, al pari di altri casi, come una vera e propria ragnatela di interessi dalla quale è facile emergano distorsioni di ogni eventuale settore interessato: danneggiato, tecnico, impresa, ente erogante.
Scenari apocalittici? Al pari di quelli mai previsti di un'alluvione così devastante...