Rialzati Sannio? Sì ma subito dopo spostati! L'acqua non ha colpe, gli uomini sì. Il dopo alluvione e frane: l'incessante vuota retorica assist per l'affare ricostruzione con le centinaia di milioni di euro in arrivo

- Politica Istituzioni di Carlo Panella

Dopo due settimane, più o meno passata la fase acuta dell'emergenza, post eventi alluvionali e franosi del 15 e 19 ottobre (a Benevento e in molti comuni della provincia), scrivo. Per lanciare l'allarme sul forte rischio che già si sta correndo di generare ulteriori disastri ambientali, economico-finanziari, etici e politici. Complici: le narrazioni bugiarde dell'accaduto; omissive nell'individuazione delle cause e quindi delle responsabilità; un'incessante e vasta retorica “di commenti e interventi” a contorno, indistintamente pseudo-identitaria dei vari territori, in quanto tali, che va a sicuro discapito dei danneggiati ai quali, anche da queste colonne, va tutta la nostra sincera solidarietà e per i quali chiediamo che la mano pubblica intervenga e velocemente e li aiuti.

LA RETORICA NON SOLO E' INUTILE, MA E' DANNOSA
E' già in atto una velenosa sinergia, nel vasto comunicare ai media e nel postare sui social network. Non si è fermata al vacuo dire mentre si era infangati nel dramma ma, per la confusione e il disorientamento che pure ha creato, si è anche trasformata in una manna caduta dal cielo per i non pochi che si stanno già fregando le mani per "l'affare ricostruzione" che si profila all'orizzonte. Per chi, invece, come me, non comincia ora a interessarsi della cosa pubblica, si tratta di un deja vu, un già visto e mi riferisco a quanto determinato da politici, amministratori, tecnici e imprenditori nel post terremoto del 1980, anche in quel caso, in materia ambientale, economico-finanziaria, etica e politica. E' un un ricordo ancora vivo per poter indugiare ulteriormente e non cominciare a provare “a fare argine, a mezzo stampa”, alle voraci furbizie cui sta facendo comodo la massa di mistificazioni, ingenuità, superficialità in tante pubbliche prese di posizione.

E allora, innanzitutto, vanno scagionati da ogni colpa per l'accaduto i sanniti fiumi, torrenti, torrentelli esondati e la nuda terra scivolata come sabbia a valle, portando con loro ogni cosa e travolgendo ancor più. E con essi va assolta la pioggia, sebbene abbia obiettivamente esagerato cadendo, in poche ore, in un'abnorme quantità, in un'area molto grande...

Le responsabilità dei disastri, infatti, sono solo degli uomini. Di coloro che non hanno in precedenza (per decenni) prudentemente irreggimentato le acque e tenuto in sicurezza i corsi dei fiumi, dei torrenti e dei torrentelli; degli uomini che hanno cementificato i terreni con destinazione agricola; che hanno abbattuto gli alberi o i boschi che trattenevano la terra; che hanno coltivato dove e come non si poteva; che, incredibilmente, hanno costruito in zone alluvionali da millenni – da millenni ! - civili abitazioni o, addirittura, opifici e aree industriali.

LA VOGLIA MATTA DI RICOMINCIARE: A SBAGLIARE...
Queste colpe umane sono indubbie, tanto è vero che qualcuno pure le ha dovute frettolosamente richiamare, parlando o scrivendo (l'hanno fatto finanche politici e amministratori pubblici che meglio avrebbero fatto a tacere perché, se anche non si sono accodati a chi li ha preceduti nel produrre queste pessime azioni nel proprio periodo di gestione del potere, avrebbero dovuto fare di tutto, e non l'hanno fatto, per porvi almeno qualche rimedio. Prima dei disastri conseguenti alla criminale gestione del territorio sannita dell'ultimo cinquantennio e per i quali si è solo pagato un conto parziale, il 15 e 19 ottobre).

Questi riferimenti autocritici, però, subito se li sono scordati, quasi tutti, politici e no. Quasi tutti infatti si sono messi a supplicare o a pretendere una montagna di milioni di euro, non per poter ripartire (il verbo in voga è stato “rialzarsi”) com'è comprensibile, ma per tornare alla identica, sciagurata situazione precedente.
E no!
Si devono rimettere in condizione le aziende, grandi o familiari che siano, di tornare a produrre, aiutandole nel riacquisto di quanto perduto o nell'aggiusto di quanto danneggiato – al netto, sia chiaro, di quanto eventualmente potranno ricevere dalle assicurazioni - ma a condizione che non rimangano lì dove sono state colpite. Gradualmente, con un possibile, rapido percorso di accompagnamento, si devono rialzare ma anche andare altrove!

Non si possono prendere vagonate di soldi pubblici per ostinatamente continuare a sfidare acque e fiumi. E che facciamo, tra un mese o tra un anno, potrà arrivare un'altra fortissima precipitazione e toccherà finanziare nuovamente, faccio dei nomi a caso, Metalplex, Rummo o Agrisemi Minicozzi, se rimarranno imperterrite coi loro stabilimenti là dove le hanno impiantate, cioè, a pochi metri dalla confluenza nel Tammaro nel Calore?

O toccherà rimandare nuovamente, per giorni e giorni, squadre e mezzi della Protezione civile e dell'Esercito dalle decine di aziende (che si sono dette danneggiate) a Ponte Valentino per pompare l'acqua che avrà nuovamente scalato gli edifici?

Non si stratta di astratte previsioni di sventura, la tropicalizzazione del clima avvenuta in Italia rende le recidive molto probabili e, del resto, a Ponte Valentino si sono allagati sia il 15 che il 19 ottobre, a soli quattro giorni di distanza...

LE AREE ALLUVIONALI SONO UNA GRAZIA
Parimenti, va detto di non riprovarci nello stesso sito a chi ha avuto la infelice idea di piantare la vigna a qualche metro da un fiume o da un torrente e ora se l'è vista portare via come un fuscello dalla forza della piena. E va chiarito pure a chi, anche a dispetto dei toponimi più lapalissiani (che ben lontano da lì lo dovevano condurre), ha edificato la propria abitazione o la propria attività in piena zona alluvionale. Queste persone e queste aziende sono state e andranno soccorse, assistite e nel modo migliore possibile per i danni subiti, ma nel contempo è del pari chiaro che devono andare a vivere o a operare in altre zone, sicure.

Perché, se errare per (grave) imprudenza è umano, perseverare sarà diabolico: le aree alluvionali sono dei fiumi e non dell'uomo e dei suoi affari. E se, per duemila anni, a Pantano, Pezzapiana, Ponte Valentino (o vicino alle sponde del Tammaro, del Fortore o del Calore e dei loro affluenti) né i sanniti, né i romani, né i longobardi, né i papalini, né gli italiani della monarchia, ci sono andati a vivere o a operare una ragione c'era eccome! Non sono stati tutti stupidi gli avi e i dritti noi...

Le aree alluvionali sono dei fiumi e tali devono tornare a essere, anche perché è una grazia che esse esistano. Il fiume (e tutti i corsi d'acqua) ha una sua vita mutevole, a volte piena d'acqua e a volte meno, tanto poca da sembrare prosciugato. Ma non è così e l'acqua ha memoria eterna dei suoi spazi, per cui o prima o dopo torna nel suo corso e nelle sue aree alluvionali. E queste, ripeto sono una fortuna: con la loro piana espansione accolgono il di più potenzialmente devastante della portata, evitano a fiumi e fiumiciattoli di diventare, non avendo sfogo, quello che in quei due disgraziati giorni di ottobre sono stati: una forza d'urto massacrante a valle.

ARGINARE LE ALLUVIONI A PONTE VALENTINO? UNA STRAGE A BENEVENTO
E invece nell'attaccaticcio mare di retorica, non scevra da polemiche grottesche, tranquillamente si scrive e si dice che “tutto deve tornare come prima”. E in questa follia si sono fatte pure strada anche delle "bestemmie", dal punto di vista della sicurezza delle persone oltre che della difesa dell'habitat naturale.

Come ad esempio l'ipotesi di lasciare tutto com'è nell'area industriale di Ponte Valentino - costruita e cresciuta nel tempo (dagli anni '60) dalle geniali classi politiche e dirigenti locali, proprio alla confluenza del Tammaro nel Calore - provvedendo solo a rinforzare o ad alzare gli argini!
Per impedire future alluvioni!
Certo, come no?!?
Per fare in modo, cioè, che la futura, più che probabile, piena devastante arrivi con una portata d'acqua molto maggiore e con una accresciuta forza distruttrice (per la conseguente maggiore velocità acquisita) più a valle, cioè a Ponticelli, poi a Pezzapiana dove il Calore già è esondato (il 15 ottobre ).

E quindi a scendere magari travolgendo, in quel caso, il Ponte Vanvitelli (la cui sommità per scarsi due metri il 15 ottobre è rimasta al di sopra) e allagando nuovamente il Rione Ferrovia, come nella, troppo in fretta dimenticata, alluvione del 1949, coi suoi venti morti.
Nessuno provi a bloccare la naturale alluvione a Ponte Valentino, si rischia la strage a Benevento!
Lo grido qui e ora!

Le aree alluvionali di Ponte Valentino, Pantano e Pezzapiana vanno ridate al fiume, non dalla mattina alla sera, d'accordo, ma andrà fatto il prima possibile. Si modifichi il Piano Urbanistico e comunque c'è già un'altra area industriale mezza vuota a Benevento, in Contrada Olivola, dove da Ponte Valentino ci si può (deve) ricollocare.

E sia chiaro: tutto ciò, che ha un costo pubblico altissimo, va fatto solo per salvare le centinaia di posti di lavoro delle maestranze. Tanto altro infatti c'è da aggiungere sul perché si è andati a realizzare quell'area industriale, su come è stata gestita e sul perché si è estesa sempre più vicina ai due fiumi che vi si uniscono, ma quest'articolo è giù lungo.

NEMMENO NEI COMUNI SANNITI TUTTO DEVE TORNARE UGUALE A PRIMA
Così analogamente andranno concepiti gli interventi a sostegno nei paesi disastrati (alcuni ben più di Benevento) e nelle loro campagne, a Paupisi, Ponte, Circello, Baselice, San Giorgio la Molara, Solopaca, Castelpagano, San Bartolomeo in Galdo, Vitulano, Torrecuso, Cautano, Pesco Sannita citandone solo alcuni, a caso.

La Regione Campania ha fatto una prima stima dei danni nel Sannio per la dichiarazione dello stato di emergenza da parte del Governo. Supera il miliardo di euro. Non sappiamo quanti poi ne arriveranno. Temiamo, dati i precedenti del sisma del 1980, che i pretendenti (Comuni, aziende, cittadini) saranno tantissimi, e non è detto che i più bisognosi avranno la precedenza.

Temiamo più in generale per la gestione di questo fiume di denaro e non è affatto escluso che tra qualche anno saranno anche aperte inchieste giudiziarie sulle opere appaltate, sulle sovvenzioni: gli appetiti sono tanti e, com'è noto, queste gravissime calamità, che possono affondare un'economia o un territorio già deboli, sono anche un ottimo affare per pochi.

Credo che non sarà possibile avere i soldi a sufficienza per rimediare a tutto. Lo Stato non li ha e quel che è stato distrutto ha impiegato decenni per essere realizzato, anche grazie a fondi pubblici ora molto più scarsi. Per cui chi gestirà la ricostruzione – speriamo persone lontane dagli interessi e dalla pressioni locali – abbia come prioritaria la spesa necessaria a evitare che quel che è accaduto succeda nuovamente.

Si rischia l'impopolarità a scrivere queste cose, lo so, ma chi fa questo mestiere con coscienza non può lisciare il pelo al gatto, assecondare il falso buonismo superficiale, la retorica del mero “rialziamoci”.
No, rialziamoci e cambiamo.
Rialziamoci e ripartiamo, ma spostandoci.
Rispettando e tenendo in sicurezza fiumi e torrenti, i loro corsi e le loro aree.
Proteggiamo le strade, provinciali e interpoderali (quanto sciocche,oltre che inutili, in queste fangose ore, paiono le mastodontiche cifre stanziate per il raddoppio della Telese-Caianello, e simili megaprogetti, ove mai, dopo decenni di chiacchiere, dovessero diventare fatti). E convogliamo precauzionalmente le acque nelle campagne, non cementificando più nelle aree a verde, semmai piantiamo gli alberi.
Rialziamoci ma emendiamoci. Non continuiamo così, a farci del male.

POST SCRIPTUM: C'è stato un solo aspetto positivo in questi 15 giorni. Una risposta solidale di una parte della comunità sannita, espressa in vari modi: spalando fango, donando soldi, indumenti e viveri, operando più del dovuto, nei vari campi di attività, per far fronte ai disastri. E' una rarità l'impegno civico per Benevento, città nella quale la stragrande maggioranza delle persone si disinteressa della cosa pubblica. E' stata soprattutto una risposta di cuore, protratta per giorni, cui va da dato il giusto risalto e il plauso.
Ricordando, in primis ai più giovani, che i sanniti e i beneventani faranno bene a impegnarsi molto di più nella società e in politica. Se no continueranno a occuparsene coloro che tutto questo hanno generato o non hanno impedito e che, come cupamente si annuncia, si apprestano a continuare a fare, provando a rimettere le cose al posto di prima. Cioè al posto sbagliato. Drammaticamente sbagliato.