Del Basso De Caro: Tutta la città sapeva delle intercettazioni della De Girolamo consegnate alla Procura. E' grave e incivile coinvolgere sui media persone che non c'entrano con la vita pubblica

- Cronaca IlVaglio.it
Umberto Del Basso De Caro
Umberto Del Basso De Caro

Umberto Del Basso De Caro, deputato del Pd di Benevento e sottosegretario di stato del Governo Renzi, ha inviato poco fa ai giornali una lettera spedita ieri al Mattino (e oggi pubblicata in penultima pagina) in cui ufficialmente esprime il suo punto vista sulla divulgazione di alcune intercettazioni che lo hanno riguardato, allegate a un fascicolo di un processo nel quale Del Basso De Caro non è stato indagato.

Su questa materia, inizialmente divulgata dal Fatto Quotidiano, Il Mattino ha poi fatto riferimento anche a delle intercettazioni che hanno riguardato il presidente dell’associazione Altrabenevento, Gabriele Corona e il sindaco di Benevento Fausto Pepe (a loro volta entrambi non indagati), Corona ieri ha inviato ai giornali il suo punto vista sulla questione, corredandolo con alcuni stralci delle intercettazioni che lo hanno interessato.

In città è tutto un parlare di queste intercettazioni. Non solo di quanto finora è stato reso noto. Sarebbe solo una parte e le intercettazioni riguarderebbero anche altre persone che esercitano importanti funzioni e ruoli pubblici.

Noi del “Vaglio.it”, onorando il nostro dovere di cronaca verso i cittadini, continuiamo a dare spazio alle prese di posizione dei coinvolti, riservandoci di completare tale cronaca dei fatti e il nostro consueto commento quando i termini della questione-intercettazioni saranno più chiari e soprattutto compiutamente conosciuti.

Di seguito la nota integrale di Umberto Del Basso De Caro
:
Illustre Direttore,
“Il Mattino” del 25 novembre u.s. ha dedicato ampio spazio ad una vicenda, piuttosto risalente, oggetto di approfondite indagini giudiziarie concluse con gli avvisi di garanzia di cui all’art. 415 bis c.p.p. Ribadendo che, in relazione a tale procedimento, non sono mai stato indagato né mai neppure ascoltato a sommarie informazioni testimoniali, mi corre l’obbligo di rassegnare, a Lei ed ai lettori, alcune precisazioni.

1. Il voluminoso fascicolo delle indagini ricomprende quattro intercettazioni di conversazioni intercorse tra me ed altrettante persone il cui contenuto è palesemente inconferente rispetto alle contestazioni mosse agli indagati. Sottolineo che dette conversazioni, dopo tre anni, sono state ritenute dalla Procura di Napoli prima e dalla Procura di Benevento poi penalmente irrilevanti. Ciò nondimeno, essendo inserite nel fascicolo del PM sono state rilasciate in copia agli aventi diritto (indagati e loro difensori) e divulgate “urbi et orbi” con le inevitabili strumentalizzazioni che conseguono ed alle quali, peraltro, sono abituato ben conoscendo le asperità della lotta politica. Tutto questo dimostra quanto giusta sia la proposta di riforma tendente ad evitare le pubblicazioni delle intercettazioni prive di rilievo penale.

2. Il quotidiano da Lei diretto ha titolato “Del Basso sapeva dell’indagine sulla De Girolamo” e sottotitolato “il sottosegretario PD e le pressioni per favorire la compagna”. Sul primo punto devo rappresentarle che, non io, ma la l’intera città era a conoscenza di una lunga ed approfondita indagine nei confronti del management dell’ASL BN1 e del fatto che talune conversazioni tra managers dell’Azienda e l’on. De Girolamo erano state registrate per essere, successivamente, consegnate alla Magistratura procedente. Dunque, una specie di segreto di Pulcinella.
L’on. De Girolamo in relazione a tale procedimento ha recentemente ricevuto avviso di conclusione delle indagini con ipotesi di reato che vanno dalla concussione, all’abuso d’ufficio, al voto di scambio. Trattasi di procedimento del tutto diverso da quanto oggetto dell’attenzione giornalistica. L’on. De Girolamo ha tutto il diritto a difendersi e proclamare la propria innocenza ed ha anche il diritto di ritenere di essere vittima di un complotto con la precisazione, per quel che mi riguarda, che io al presunto complotto ai suoi danni non ho mai partecipato né come ideatore né come esecutore. Quando ho sentito di dover esprimere la mia opinione sul punto l’ho fatto a viso aperto nell’aula della Camera dei deputati e quando mi sono ritenuto leso nella mia onorabilità non ho esitato a denunciarla alla Procura della Repubblica per diffamazione aggravata. Condivido, in ogni caso, l’opinione della stessa, espressa al Suo giornale, secondo cui “sarà il tempo a dire dove sta la verità”. Da uomo libero e da garantista convinto, le auguro, senza ipocrisia, di uscirne presto e bene.

3. La d.ssa Ida Ferraro, mia compagna di vita, è dirigente presso l’Azienda Ospedaliera “G. Rummo”. Ha vinto due concorsi e da un quarto di secolo lavora in detta struttura. Non sarei credibile se parlassi delle sue qualità professionali e, dunque, mi limiterò ad affermare che non ho mai tutelato la sua posizione né chiesto favori. Ribadisco che, alla data del 27 febbraio 2013, era fortemente determinata a lasciare l’Azienda perché sottoposta a continue vessazioni che avevano turbato la sua serenità nel luogo di lavoro. Le pressioni psicologiche e l’altrui arroganza sono state sopportate unicamente dalla d.ssa Ferraro con la consapevolezza di dover pagare per fatto altrui e, per uscir fuori di metafora, a causa mia.

4. Considero grave il ribaltamento della verità ma ancor più grave ed incivile il coinvolgimento mediatico di persone estranee alla politica, chiamate a pagare un prezzo altissimo senza alcuna responsabilità se non quella di essere sentimentalmente legate ad un esponente politico. E’ ciò che si chiama vendetta trasversale. Reputo altrettanto grave ed incivile mettere nel tritacarne mediatico persone estranee al processo utilizzando spezzoni di conversazioni che i titolari dell’azione penale hanno, a più riprese, considerato irrilevanti. Chi ha volontà di misurarsi lo faccia a viso aperto con la forza delle idee e la solidità delle argomentazioni. La politica dovrebbe essere proprio questo!