“Non ti pago” va in scena ugualmente al massimo di benevento con un grande applauso a Luca De Filippo che non l’ha potuta recitare

- Cultura Spettacolo di Lorenzo Preziosa

Un lungo, scrosciante applauso, con il pubblico tutto in piedi: così Benevento ha salutato l’appena scomparso Luca De Filippo al termine della rappresentazione di “Non ti pago”, commedia eduardiana e terzo titolo della rassegna “Palcoscenico 2000”, rappresentato martedì 1° dicembre al Teatro Massimo.

Della piéce Luca ha firmato la regia e avrebbe dovuto, originariamente, essere anche il protagonista nelle vesti di Ferdinando Quagliuolo, ma il progredire rapido della malattia ne aveva già fatto annunciare la sostituzione con Gianfelice Imparato. La dura legge del palcoscenico ha imposto ai suoi attori di andare in scena a un giorno solo dalle esequie romane di De Filippo, onorandone la memoria con un allestimento davvero ben fatto e sapientemente recitato. Gli stilemi del teatro di Eduardo erano tutti presenti e la versione del tutto aderente al testo originario del 1940, eppure mai lo spettacolo è sfociato nella “maniera” o ha dato alla vista i segni del tempo.

La vicenda è nota. Ferdinando Quagliuolo è un gestore di un banco del lotto ossessionato a sua volta dal gioco. I suoi tentativi di “divinazione” numerologica , assistiti dal fattorino Aglietiello, risultano ogni settimana vani. A vincere invece è quasi sempre il giovane Mario Bertolini, impiegato del Bancolotto e legato da un sentimento, corrisposto, a Stella, la figlia di Ferdinando. La fortuna di Bertolini è così sfacciata che un sabato ha la ventura di realizzare una quaterna secca, aggiudicandosi un premio di quattro milioni di lire. Il giovane si reca festante in casa Quagliuolo e racconta come ha ottenuto in sogno i numeri vincenti: a darglieli sarebbe stato il defunto padre di Ferdinando.

La notizia della vincita e del modo in cui sarebbero stati dati i numeri sconvolge quest’ultimo che si convince di essere lui il vero destinatario della rivelazione ultraterrena. Bertolini infatti abita la casa che era sua quando il padre morì, sicché il padre deve avere creduto, entrando nella stanza da letto, di parlare al figlio e non a un estraneo. Ferdinando perciò sequestra a Mario il biglietto vincente dicendosi intenzionato a riscuotere lui la vincita, anzi convoca un avvocato per vedere tutelati anche dalla legge i suoi supposti diritti. Naturalmente riceve una risposta negativa, così come tenta di dissuaderlo dai suoi propositi anche il parroco della zona chiamato dalla moglie Concetta. Ma Quagliuolo non cede: fa chiamare Bertolini cui sottopone una dichiarazione di rinuncia a qualsivoglia diritto sui quattro milioni, minacciandolo con una pistola peraltro scarica.

Bertolini, avvisato da Aglietiello, sa però che nell’arma non vi sono colpi e si rifiuta provocando anzi il suo datore di lavoro a sparare. Per fortuna la provocazione non va a buon fine, anche perché pistola era rimasto un colpo che Ferdinando esplode in aria. A questo punto il protagonista consegna il biglietto a Bertolini, accompagnandolo , però, con una terribile maledizione: se la vincita nelle intenzioni ultraterrene era destinata a lui, Bertolini dovrà passare quattro milioni di guai.

E in effetti la maledizione comincia a sortire i suoi effetti sino al punto che il giovane riconsegna a Ferdinando il biglietto vincente dandosi per vinto. Ma Ferdinando, dinanzi alle lacrime della figlia e all’ennesima tirata della moglie, decide che riscuoterà i quattro milioni per farne la dote di Stella cui concede il consenso a sposare Bertolini.

Il lieto fine chiude una commedia (“nella sua comicità la mia commedia più tragica” diceva Eduardo) in cui si scandagliano a fondo i sentimenti di una Napoli popolare, appesa tra piccole meschinità e voglie di riscatto, affidate all’intervento risolutore dell’onirico e dell’ultraterreno. Il confine tra vita e morte è molto labile e vivi e defunti interagiscono in un’arena in cui religiosità e superstizione , “anima” e “fantasia” sono un tutt’uno, così come la veglia e il sogno. La macchina comica funziona a dovere e le risate del pubblico arrivano puntuali alle battute più incisive, così come gli applausi a scena aperta nelle scene madri del colpo di pistola e della tirata finale di Concetta.
Sul palco oltre a Imparato, tra gli altri, Carolina Rosi, Nicola Di Pinto e Massimo De Matteo. Scene di Gianmaurizio Fercioni e musiche di Nicola Piovani.

Prossimo appuntamento con Palcoscenico 2000 il 14 gennaio 2016 con Carlo Buccirosso, autore ed interprete ne “Il divorzio dei compromessi sposi”