La diversità come un dono: Acte utile, le patologie mentali al cinema a Benevento

- Cultura Spettacolo di Martina Abbate

Cantanti improvvisati, ballerini da perfezionare, finti santoni e colti insegnanti sono stati in personaggi interpretati, per propria scelta, nel mediometraggio “Acte Utile”, ideato dall’Associazione culturale Kinetta e dall’Associazione a tutela dei diritti dei sofferenti psichici La Clessidra e proiettato, ieri sera, allo Spazio Labus. Dal pensiero di Antonine Artaud, l’obiettivo è stato quello di rendere utile il cinema per eliminare il muro di pregiudizi e diffidenza tra i protagonisti e la società di cui dovrebbero far parte. “Perché sei sempre insoddisfatto? Hai paura del giudizio degli altri? Hai pregiudizi? Vivi pregiudizi sulla tua pelle? Credi in Dio? Cos’è la felicità?”: un botta e risposta incalzante e interviste a se stessi sono il leitmotiv del progetto. Dai Pink Floyd a Jimi Hendrix a Massimo Ranieri, da Nietzsche a Dostoevskij: un trionfo di musica, arte e letteratura riempie le parole dei protagonisti.

Chiara Rigione, dell’Associazione la Kinetta, ha spiegato come “non sia stato facile inizialmente. Abbiamo girato per istituti di cura per realizzare questo laboratorio di cinema, ma non è stato accolto. Ci sono problematiche molto serie e sono necessarie autorizzazioni particolari, senza le quali, forse, sarebbe stato difficile anche per noi gestire il progetto. L’Associazione la Clessidra ha invece subito accolto l’iniziativa. Dopo un primo incontro, con un po’ di diffidenza, siamo subito entrati in sintonia. Non è stato più solo un documentario, ma un collage” delle loro idee, delle loro iniziative, con le parti recitate scelte liberamente.

Anche Francesca Russo, dell’Associazione La Clessidra, ha espesso al Vaglio.it il proprio orgoglio e la propria soddisfazione per la realizzazione del progetto, ma soprattutto per il ruolo svolto da suoi protagonisti. “Dietro la patologia c’è sempre una persona. C’è chi ha problemi a esprimersi e chi meno, ma tutti sono stati entusiasti e tutti hanno partecipato. Questo progetto ha dato loro la possibilità di esprimersi, una possibilità che spesso gli viene negata”. Il quadro che è uscito fuori ha avuto un buon impatto sul non molto pubblico presente, non sono mancati spunti esilaranti e divertenti, ma anche momenti di vera e profonda riflessione.

“Il nostro obiettivo – ha spiegato Chiara Rigione – era quello di fare, noi per primi, un’esperienza, ma anche quello di far emergere le loro menti tramite il cinema”. Antonine Artaud, scrittore, commediografo, attore e direttore di teatro francese, utilizzava il teatro, in questo caso invece si è scelto il cinema come momento catartico e anche terapeutico. “In generale c’è una mancanza del sistema, mancano i fondi, manca qualsiasi possibilità, mancano iniziative di inserimento anche lavorativo. E’ un ambiente difficile, dove forte è lo stigma sociale”: con queste parole Francesca Russo ha messo in luce il pregiudizio, la paura, la diffidenza, sentimenti affrontati dagli stessi protagonisti nel mediometraggio, con lucidità. “ Lo stigma sociale non mi provoca nulla. Atteggiamenti di distacco e freddezza sono sintomo di un malessere di chi li mette in atto. Esiste il pregiudizio perché c’è ignoranza, c’è poca intelligenza. La diversità, invece, è una ricchezza che non va sperperata”!

La Kinetta è un’associazione culturale che si occupa di cinema, produzione di cortometraggi e che gestisce lo spazio Labus.
L’associazione la Clessidra è nata nel 1997 e, tramite attività e iniziative di volontariato, si occupa del reinserimento, anche lavorativo, e della risocializzazione delle persone affette da patologie mentali.