Dura l'attenzione attraverso la quale il futuro tende al passato: dalla carta a Whatsapp

- La Botte di Diogene di Anteo Di Napoli

E così si riparte. Da quasi otto anni, grazie alla benevolenza del Direttore, e dei lettori, ho il privilegio di disporre di un diario settimanale pubblico, nel quale riverso con libertà assoluta molto (non tutto) della mia vita. Il rapporto con Carlo ha origini antichissime, addirittura antecedenti alle nostre nascite, derivando dalle nostre mamme, sorelle d’elezione, rapporto che si perpetua nel Luogo da dove ci “curano”.

Quello con i lettori ha origini più recenti e ha attraversato diverse fasi. Quella che si avvia è in un certo senso la terza.Tra il 2007 e il 2011 esordii sul giornale fondato e diretto da Carlo per 22 anni, tenendo una rubrica settimanale, “Il vizio capitale”, e firmandomi con lo pseudonimo di “Groppone da Figulle”, mutuato da un personaggio (solo citato da Brancaleone-Gassman come “lo più grande capitan di Tuscia” che lui “taglioe in due”) dell’Armata Brancaleone di Monicelli. Questo film (e “Brancaleone alle Crociate”, suo sequel) rappresenta una sorta di architrave del mio “edificio”, anche linguistico, ruolo che condivide con i film di Totò, mio principale antidepressivo insieme al Napoli (quando va bene, s’intende, altrimenti la “terapia” si tramuta in un tremendo caso di “effetto farmacologico avverso”).

Chiusa traumaticamente l’esperienza del “Quaderno”, ho seguito il Direttore al Vaglio.it, adattandomi al passaggio “dalla carta all’online”. Svolta che ha avuto conseguenze anche nella mia vita di tutti i giorni. Cresciuto in mezzo alla carta degli oltre settemila volumi della biblioteca paterna, mi collocavo fieramente agli antipodi della realtà dei “nativi digitali”. Da allora nulla è stato più come prima: Facebook, Whatsapp, intensissima attività “social”, al limite della slogatura dell’indice (io non scrivo col pollice) e dell’esaurimento nervoso di mia moglie che si chiede cosa abbiamo ancora da commentare all’una di notte o alle sei di mattina con gli amici del gruppo “Napoli nel cuore”.

L’avventura del Vaglio.it partì in un sabato autunnale del 2011. Si era in piena crisi economico-finanziaria (ora c’è lo stesso ma lo dico sottovoce per evitarmi la collocazione tra “animali notturni”, notoriamente responsabili della mancata corrispondenza tra annunci e realtà del “pensiero unico” dominante in Italia), parlavano di spread pure le vecchiette alla fermata dell’autobus e la Grecia era la causa di ogni nostro male.Quella Grecia, la terra del Mito e degli Dei, che è parte integrante del mio Dna come denunciato dal mio stesso nome, quello di un tremendo gigante figlio della Madre Terra, ucciso da Ercole.

Non a caso nel presentare la mia “Botte di Diogene” per il mio primo articolo sul Vaglio.it scrivevo: “L’antefatto di questa rubrica risale alla Grecia del IV secolo a.C. La Civiltà occidentale, in Grecia, aveva già visto la luce da un pezzo e ben poco abbiamo aggiunto nei due millenni successivi. Ai nostri giorni quel grande Paese, strozzato dalla crisi economica, è diventato il “paria” d’Europa, lungo un percorso che ha portato la nostra civiltà dall’Acropoli di Atene fino all’€urotower di Francoforte”.La mitologia è un'altra delle mie travi in un percorso senza soluzione di continuità: dalla Teogonia di Esiodo alla telecronaca di Victor Hugo Morales del gol di Diego Armando Maradona, dribblando l’Inghilterra intera all’Estadio Atzeca di Città del Messico.Il lettore più assiduo molte di queste cose già le conosce.

Del resto mi ha accompagnato nel percorso, spesso disagiato, di questa fase della vita successiva allo “scollinamento” o al “giro di boa”, tanto per unire in una sola definizione la mia passione natatoria e quella (mutuata da mia moglie) per Andrea Camilleri, in particolare per il suo “eroe” Salvo Montalbano (con il quale condividerei, sempre a detta della mia consorte, capigliatura e “carattere fituso”).La sospensione delle pubblicazioni online del Vaglio.it avevano privato il sottoscritto dal rifugio sicuro nella “Botte” (della quale l’auspicata complicità del lettore rappresenta le doghe), per cercare scampo dal quasi quotidiano fallimento nella ricerca dell’Uomo…

La ripresa delle pubblicazioni costituisce la terza “era” del mio rapporto con Carlo-Direttore. Forse addirittura la quarta, considerando la quasi “preistorica” attività del sottoscritto nei primi anni ’90 quale “corrispondente da Paduli”, mio paese d’origine in provincia di Benevento, collocazione geografica “sabauda” alla quale preferisco quella nel Giustizierato (divenuto provincia con Gioacchino Murat) di “Principatus ultra serras Montorii”, risalente al XIII secolo.È passato un quarto di secolo da quei tempi e tanto futuro è bruciato oramai alle nostre spalle.

Ma scriveva Sant’Agostino (Le Confessioni, libro XI, capitolo XXVIII): “L’animo attende, presta attenzione, ricorda: in modo che quello che attende, attraverso il suo sviluppo nel presente, passi poi nel ricordo. […] Ma dura l’attenzione attraverso la quale il futuro tende al passato”.Alla prossima puntata.