Ancora sulla tappa del Giro d'Italia a Benevento, sulle polemiche elettorali, sulle strane assenze e soprattutto su quanto sia costata, una cifra che nessuno dice e nessuno chiede

- Politica Istituzioni di Giovanni Festa

La conferenza stampa che ha inteso ‘riassumere’ il valore aggiunto del Giro d’Italia per la città di Benevento e - perché no - anche per il destino d’urna di qualche candidato (al tavolo c’era solo il sindaco Fausto Pepe con tale qualifica) alle locali amministrative di giugno, ha suscitato, come s’è potuto leggere, il disappunto del consigliere comunale uscente Lugi De Nigris. Che ha però, nell’occasione, dimostrato un… eccesso di zelo. La sua valutazione, magari, non si discosta dal vero così come ‘percepito’ dalla classe politica (cui appartiene) e dall’opinione pubblica: un possibile spot elettorale e non magari una comunicazione istituzionale ‘impersonale ed indispensabile’. De Nigris ha però troppa esperienza per non rendersi conto che un calendario fatto di 'tagli di nastro' – per dirla in via generale – non è mai estraneo ad alcuna competizione elettorale.

Occasioni in tal senso ci sono state, ci sono e ci saranno anche questa volta che in ballo c’è palazzo Mosti (ma levate di scudi non sono state registrate), né si può fare professione di diversità guardando a sé stessi: la prova provata di un atteggiamento 'altro' non esiste, almeno per ora. E, senza affatto assumere il ruolo di difensori d’ufficio del Comune, sotto il profilo formale una certa consequenzialità ha ragione d’esistere. Anche un anno fa, infatti, qualche giorno dopo la partenza di tappa avvenuta in città, le varie componenti istituzionali convocarono (25 maggio 2015) la stampa sul tema: “Giro d’Italia, consuntivo e prospettive”, assimilabile peraltro ad uno spot elettorale pure questa – volendo -, dato che furono gettate le basi per accogliere non più una ‘modesta’ partenza ma l’arrivo di una tappa della corsa rosa, stavolta. Ben sapendo che ci si sarebbe trovati in piena campagna elettorale: pure in questo caso poche le voci in aperto dissenso.

Piuttosto, rispetto alla ricordata circostanza del maggio 2015 stavolta, a leggere la nota stampa diffusa dal Comune, mancava qualche altro attore istituzionale piuttosto importante al tavolo dei relatori. Si obietterà: il quadro di candidati sarebbe stato insostenibile e l’occasione più marcatamente politica in chiave elettorale, ma tant’è. Un rischio da correre (…d’altronde si parlava del Giro). Il Presidente della Camera di Commercio Antonio Campese, dunque, prima c’era e qualche giorno fa no. Un anno fa sostenne la gran parte dei costi, col suo ente, e quest’anno pure è stato in partnership economica con palazzo Mosti. Ecco, magari dalla conferenza stampa di bilancio non è venuta fuori alcuna cifra: è rimasto ancora ignoto quanto sia costata l’ospitalità della tappa del Giro, né De Nigris lo ha sollecitato.

Ma il vero appunto da rivolgere al consigliere di opposizione è di tutt’altro tipo. Egli sostiene che “il Giro d’Italia è la più bella competizione ciclistica del mondo, non solo per la durezza della competizione, ma anche per la bellezza dei paesaggi che gli fanno da sfondo e per il calore dei tifosi che l’accompagnano”. Forse voleva dire il Tour de France…