Appalti truccati e tangenti: gli indagati respingono le accuse. Ecco perché sono finiti in carcere e ai domiciliari Mancini e gli imprenditori nell'inchiesta Euroscopio

- Cronaca IlVaglio.it

Cominciamo dalle fine. Dalle parole scritte nelle conclusioni dell'ordinanza, con cui ha adottato le misure cautelari a carico di dirigenti pubblici e imprenditori edili nell'inchiesta sugli appalti truccati al Comune di Benevento, dal Giudice per le indagini preliminari, Flavio Cusani: ... le indagini dovranno proseguire per meglio delineare i fatti oggetto di procedimento, per acquisire a carico degli indagati ulteriori prove e per individuare altri eventuali concorrenti nel reato, anche quelli che probabilmente erano i finali destinatari delle tangenti pagate sugli appalti. Quel che i magistrati hanno denunciato e perseguito è tanto, quindi, ma ben può non essere tutto.

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Gli accusati negano ogni addebito
Il dirigente del Comune di Benevento, Angelo Mancini e gli altri imprenditori destinatari da lunedì 27 giugno di misure cautelari di custodia, in carcere il primo, ai domiciliari gli altri, hanno negato ogni addebito al Gip, Flavio Cusani, che da mercoledì li sta interrogando, alla presenza della Pm Nicoletta Giammarino che ha condotto l'indagine "Euroscopio" che li ha coinvolti (clicca qui per leggere in merito l'articolo del Vaglio.it). Sono accusati di corruzione e turbativa d'asta. Mancini è stato ascoltato per oltre un'ora e mezza e ha detto di non sapere nulla di quanto è accusato e di essere totalmente innocente. Il suo difensore ha chiesto al Gip di mitigare la misura cautelare adottata nella custodia ai domiciliari, anche perché, martedì, Mancini, (da dicembre dirigente a tempo indeterminato del Comune e dal 2006 al 2014 a tempo determinato), è stato sospeso dalle sue funzioni dal sindaco Mastella.
Anche gli altri imprenditori indagati si sono professati innocenti: Pietro Ciardiello non ha risposto alle domande ma il suo difensore ha presentato una memoria, Mario Siciliano ha risposto e ha pure presentato una memoria, Angelo Pilla (l'unico ad aver ricevuto il provvedimento cautelare più mite, l'obbligo di firma) ha risposto. Si è avvalso della facoltà di non rispondere invece Antonio D'Addona, non ha potuto farlo, infine, Guido Mastantuono per motivi di salute. Saranno interrogati oggi gli altri indagati ai domiciliari: Angelo Collarile, Fioravante Carapella, Giuseppe Pancione e Pellegrino Parrella.

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Le misure cautelari chieste e quelle concesse
Flavio Cusani, il Giudice per le indagini preliminari che li ha adottati, ha mitigato alcuni provvedimenti di custodia cautelare rispetto a quelli richiesti dalla Procura della Repubblica. Per l'accusa sarebbero dovuti finire in carcere, come Mancini, anche Ciardiello, Siciliano, Pancione, D'Addona, Parrella, Mastantuono; dal Gip invece sono stati ridotti ai domiciliari.
Per Collarile e Carapella (arresti domiciliari), per Pilla (obbligo di firma) e per Mancini (custodia cautelare in carcere) il Gip ha invece accettato la richiesta della PM Giammarino. La magistrata aveva anche ipotizzato per Mancini, Collarile, Carapella e Pancione la sussistenza del reato di associazione a delinquere, ma per il Gip essa non è ricorsa.

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Gli appalti indagati e quelli rimasti sulla carta
Dai magistrati inquirenti sono state prese in esame alcune gare d'appalto del Programma PIU Europa, affidato dall'ex sindaco Fausto Pepe al coordinamento del dirigente Mancini. Per tale ruolo, Mancini ha anche svolto le funzioni di presidente delle Commissioni che hanno assegnato gli appalti. In particolare le ipotesi di reato sono relative alla realizzazione: a) del Terminal per autobus extraurbani nei pressi dello stadio alla contrada S. Colomba; b) la riconfigurazione e messa in rete di piccole piazze al Rione Libertà e alla contrada S. Vito (solo queste due opere sono state effettivamente realizzate); c) la riqualificazione del Ponte sul fiume Sabato "S. Maria degli Angeli"; d) la costruzione, sempre sul Sabato, di un ponte di didattico ciclopedonale "S. Maria degli Angeli"; e) la costruzione del Ponte Torre della Catena sempre sul fiume Sabato. Queste ultime tre opere citate - aggiudicate nel 2014 (la terza e la quarta) e nel 2015 (la quinta) - esistono ancora solo sulla carta...

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Le tangenti che per i magistrati sono state pagate
Sostiene la Procura della Repubblica che per il Terminal la tangente pagata ammonti a 100.000 euro, per le Piazze a 130.000 euro, per la riqualificazione del Ponte a 50.000 euro, per la costruzione del Ponte ciclopedonale a 120.000, per il Ponte Torre della Catena a 20.000 euro. Fanno 420.000 euro, ma le cifre promesse e non pagate per i magistrati erano maggiori.

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Eccezionalmente, ben due collaboratori di giustizia
E' noto che la magistratura lamenta la debolezza delle norme esistenti in materia di corruzione. Puniscono allo stesso modo corruttore e corrotto e non aiutano a rompere l'intesa, anche dopo la commissione del reato, perché non mitigano le conseguenze per chi denuncia, come invece fa, ad esempio, la legislazione antimafia. Da qui la difficoltà nel perseguirla. Anche perché coloro che commettono questi reati sono molto attenti a non lasciare tracce sui mezzi di comunicazione, a operare fuori dai pubblici uffici e a usare per i pagamenti solo il danaro contante. In questo caso, in via eccezionale, secondo i magistrati la vicenda è esplosa perché due partecipanti, indagati per altri reati, hanno deciso di collaborare.

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Mancini e il PIU Europa
Per il Gip Cusani, Angelo Mancini è il motore delle vicende corruttive in esame. Avendo l'ex sindaco Fausto Pepe affidato a lui il coordinamento delle strutture relative al Programma PIU Europa, presiedeva le Commissioni aggiudicatrici delle gare relative al Programma. Per il Gip, Mancini ha escogitato un sistema originale per pilotare le aggiudicazioni. Le gare sono state regolate con il sistema dell'offerta economicamente più vantaggiosa. In esse il punteggio da assegnare è affidato alla discrezionalità dei commissari i quali possono attribuire all'offerta tecnico-migliorativa un punteggio che, tra il suo minimo e il suo massimo, da solo supera di molto la somma del punteggio che può essere assegnato (in modo molto più rigido) all'offerta economica (il cosiddetto ribasso) e all'offerta tempo (necessario per eseguire l'opera): tutti e tre questi punteggi sommati determinano l'aggiudicazione.
Per il Gip, insomma, a Mancini è bastato leggere il contenuto della altre imprese concorrenti - con un endoscopio a fibra ottica inseribile senza alterare i sigilli - nelle buste delle offerte economiche e offerte tempo per poter indurre la commissione ad attribuire all'impresa prescelta il punteggio dell'offerta tecnico-migliorativa, calibrato in modo appena necessario a poter superare le altre, non insospettendo i componenti delle commissioni e le ditte perdenti. Lo scarto finale è stato di pochi punti o addirittura di decimi di punto.

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Il cugino per l'individuazione dell'impresa
Per il Gip Cusani, come intermediario per trovare l'imprenditore disposto a pagare la tangente per vincere l'appalto, Mancini si è giovato di un suo uomo di fiducia addentro all'ambiente dell'edilizia, Angelo Collarile, suo cugino e imprenditore edile, ma anche suo debitore, avendogli Mancini prestato dei soldi.
Per il Gip, Collarile, in difficoltà economiche, ha accettato la proposta anche perché Mancini gli avrebbe proposto una percentuale del prezzo pagato come tangente. Collarile, a sua volta, sempre secondo l'accusa della Procura valutata dal Gip, non conoscendo tutte le imprese concorrenti ai vari appalti, si è rivolto ad altri del ramo edile. Innanzitutto, al suo amico Carapella, e quindi a Pilla che l'ha messo in contatto con Ciardiello e Siciliano e a Pancione che l'ha messo in contatto con Mastantuono, Parrella e D'Addona. Due volte l'accordo illecito ha funzionato e l'appalto è stato definitivamente assegnato, in un altro caso lo è stato solo provvisoriamente, in un quarto caso l'imprenditore ha dovuto rinunciare all'appalto per mancanza di un requisito previsto dal bando di gara, nel quinto l'aggiudicazione non è stata poi possibile, nemmeno in via provvisoria, per ostative cause originarie.

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Le due decisive chiamate in correità
Per il Gip si è venuti a conoscenza della vicenda perché due imprenditori, Carapella e Collarile, separatamente e autonomamente, hanno deciso di collaborare con la Procura della Repubblica. Collarile era finito sotto usura e, in più, sotto minacce tali da denunciare i presunti usurai. Dopo questa denuncia, è finito in carcere, con altri, anche Carapella (siamo ad aprile del 2015). Quest'ultimo, dice il Gip, ha deciso allora di collaborare e di iniziare un percorso di ravvedimento, di denunciare anche quanto di sua conoscenza relativo agli appalti del PIU Europa. Per i magistrati, Mancini, venuto a sapere della collaborazione di Carapella, ha fatto contattare suo cugino Collarile da un conoscente chiedendogli di non riferire a sua volta sugli appalti eventualmente la Procura glielo avesse chiesto.
Per il Gip, invece, come Carapella, pur consapevole delle conseguenze penali per l'autoaccusa, derivante dalla chiamata in correità per la corruzione e la turbativa d'asta, anche Collarile ha svelato gli accordi. Per i magistrati, dunque, ci sono state due spontanee confessioni, fatte separatamente e sostanzialmente coincidenti nella descrizione dei fatti accaduti, tranne piccole divergenze, reputate dal Gip irrilevanti. Per il Gip Cusani, queste dichiarazioni sono state poi suffragate dalle dichiarazioni di persone informate sui fatti e valutate assieme ad altri elementi di prova oggettivi esterni: i due collaboratori per i magistrati di Benevento, insomma, sono attendibili.

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La tangente in tre rate
Per il Gip, in alcuni casi è risultato che Mancini avvertiva Collarile della prossima pubblicazione della gara e in altri gli forniva anche il progetto della gara ancora da pubblicare. In altri casi, Mancini, dopo la pubblicazione della gara, forniva a Collarile la lista delle imprese partecipanti perché individuasse quella disposta a pagare la tangente. Per i magistrati, nella maggior parte dei casi l'accordo si concludeva nel prevedere tre pagamenti della tangente, concordata generalmente nel 7% dell'importo dei lavori: all'aggiudicazione provvisoria una prima parte, la seconda all'aggiudicazione definitiva, la terza tranche alla stipulazione del contratto.
In ogni caso, il Gip nel decidere le misure cautelari ha anche spiegato che la corruzione risulta dimostrata anche solo con la prova dell'accordo corruttivo tra imprenditore e pubblico ufficiale, per cui la prova dell'effettivo pagamento della tangente può anche non esservi o esservi in parte. Quando il pagamento poi avviene solo si reitera la consumazione del reato.

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La consulenza tecnica della Procura
Il Gip Flavio Cusani, prima di decidere, si è avvalso anche della consulenza tecnica ricevuta dalla Procura, nella quale, tra l'altro, si specifica che il punteggio previsto in bando di gara è così diviso: punteggio massimo per il tempo di esecuzione dell'opera massimo 10 punti; punteggio massimo per l'offerta economia-ribasso 20 punti; punteggio massimo per l'offerta tecnico-migliorativa 70 punti. Per cui, conoscendo prima le offerte tempo e l'offerta economica era possibile modulare il punteggio per l'offerta tecnica, in modo da far superare il punteggio complessivo della altre imprese, e con uno scarto minimo che resistesse alle successive eventuali contestazioni per offerta anomala. Il consulente ha anche detto che effettivamente lo scarto nelle aggiudicazione tra la prima e le altre fosse stato minimo.

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L'endoscopio nelle buste e le altre risultanze
Il magistrato ha poi descritto la scoperta dell'endoscopio, un apparecchio che, a suo avviso, era idoneo a visionare all'interno delle buste con le offerte tempo ed economica senza doverle disigillarle o rovinare la ceralacca che le chiudeva. Collarile ha dichiarato alla Procura che Mancini gli aveva detto come e perché adoperava l'endoscopio, chiedendogli per favore, infine, di custodirlo presso la sua (di Collarile) abitazione, dove i carabinieri l'hanno trovato, perché Mancini a casa propria non poteva più tenerlo. A tutto ciò, per motivare le sue decisioni, il Gip ha aggiunto gli esiti di alcune conversazioni intercettate tra gli indagati, le osservazioni svolte dai carabinieri operanti e ovviamente gli interrogatori dei collaboranti.

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Le motivazioni delle ordinanze di custodia
Per Cusani gli indagati andavano sottoposti a custodia cautelare perché avrebbero potuto continuare a operare direttamente o meno nel settore degli appalti pubblici. Circa la detenzione in carcere per Mancini, in particolare, per Cusani ha contato, sì, la sua funzione di dirigente pubblico ai fini della eventuale possibile reiterazione del reato (come detto sopra, però il giorno dopo la sua custodia in carcere, è stato sospeso dal servizio e dallo stipendio), ma ha contato anche la possibilità di inquinamento delle prove, date le sopra riportate dichiarazioni di Collarile a cui il dirigente comunale avrebbe chiesto di nulla rivelare alla Procura sulla gestione di quelle gare d'appalto.
Il Gip ha aggiunto che la misura degli arresti domiciliari non avrebbe garantito che Mancini non fosse riuscito a comunicare con i sodali noti e ignoti per influenzare il futuro svolgimento delle indagini che dovranno proseguire per meglio delineare i fatti oggetto di procedimento, per acquisire a carico degli indagati ulteriori prove e per individuare altri eventuali concorrenti nel reato, anche quelli che probabilmente erano i finali destinatari delle tangenti pagate sugli appalti.
Per gli altri indagati verso i quali la Procura aveva chiesto la custodia in carcere, quella ai domiciliari al Gip è invece apparsa sufficiente, nonostante la gravità del reato ipotizzato, perché non possono operare all'esterno e quindi operare reati dello stesso tipo.
Circa Collarile e Carapella, la custodia domiciliare è apparsa necessaria perché, anche se hanno deciso di collaborare con gli inquirenti, non l'abbiano ancora fatto del tutto, omettendo, sempre secondo il Gip, di riferire, probabilmente per interferenze esterne, quanto di più sono a conoscenza sugli ipotizzati delitti in cui hanno concorso anche con tornaconto personale.

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Sequestri preventivi dei beni
Contestualmente all'adozione delle misure cautelari, Cusani ha proceduto anche al sequestro preventivo dei beni mobili e immobili per gli indagati in questi termini: per Mancini fino a 430.000 euro, per Collarile fino a 430.000 euro, per Carapella fino a 430.000 euro, Per Pancione fino a 314.000 euro, per Mastantuono fino a 314.000 euro, per Pilla fino a 150.000 euro, per Ciardiello fino a 150.000 euro, per Siciliano fino a 150.000 euro, per D'Addona dino a 124.000 euro, per Parrella fino a 50.000 euro.