L’effetto che fa l'Amsterdam che preferisco. E quanto alle propagandate trasgressioni...

- La Botte di Diogene di Anteo Di Napoli
Rembrandtplane
Rembrandtplane

Si può cercare la trasgressione (“fallo di chi disobbedisce ai precetti di una legge”, recita il dizionario etimologico) in una città dove il comportamento da “oltrepassare” è consentito? Probabilmente aver visitato Amsterdam alla soglia dei cinquant’anni modifica “l’effetto che fa” o dovrebbe fare, per quanto anche a vent’anni mi avrebbe dato fastidio l’acre odore delle zaffate di “fumo” (mai fumato neppure tabacco), portate dal vento lungo i canali o in qualsiasi ogni angolo del centro, tanto che sui gradini del monumento ai caduti di piazza Dam sembra di stare al chiuso di un locale! Per non parlare dell’altro “mito” della trasgressione cittadina, il cosiddetto “quartiere a luci rosse” che è, non solo di desolante tristezza per lo squallido “effetto zoo” delle vetrine allineate, ma anche “deludente” se la si vuol dire tutta (mi si perdoni il maschilismo di infimo livello), perché chiunque percorra talune consolari romane (anche in pieno giorno) può osservare decisamente “di meglio”.

Dal quartiere a luci rosse si passa spesso, perché è nella città vecchia, verso l’antico porto, intorno (letteralmente) alla Oude Kerk, più antica chiesa cittadina (XIII secolo). Amsterdam si visita tranquillamente a piedi, anche grazie al “supporto” di una rete tranviaria capillare ed efficiente. Vivo a Roma da 32 anni, lavoro nel cuore di Trastevere, ho visitato molte città europee, e mi spingo ad affermare che Amsterdam sia quella con la maggiore concentrazione di turisti, con una quantità e una varietà di locali, di ristoranti, a rappresentare quasi l’intero pianeta, tanto che ci si chiede se in città sia possibile gustare la cucina olandese. La meta turistica principale è la già citata piazza Dam, cuore cittadino per antonomasia, costruita sulla prima diga (da cui il nome) sull’Amstel, dove si trovano, tra l’altro, il Palazzo Reale (XVII secolo) e l’adiacente Nieuwe Kerk (XV secolo), la “chiesa nuova” che ospita le cerimonie solenni della famiglia reale, tra cui l’incoronazione.

La capitale olandese è tra le più belle città che abbia visitato, di eleganza sobria, splendidamente edificata nel cosiddetto “secolo d’oro olandese”, tra la fine del XVI e quella del XVII secolo, quando la flotta dei Paesi Bassi dominava il commercio mondiale. All’epoca furono scavati intorno al nucleo medievale della città i canali concentrici (Singelgracht, Prinsengracht, Keizersgracht, Herengracht) sulle cui sponde sono stati costruiti centinaia di magnifici palazzi che, per la cedevolezza del terreno, hanno assunto nei secoli una caratteristica (talora impressionante) “postura inclinata”. Un’infinità di ponti attraversa i canali, tra cui il notissimo “Magere Brug”, il “ponte magro”, perché nel XVII secolo consentiva il passaggio a non più di una persona. Per ammirare questo spettacolo (l’area della cintura di canali del “secolo d’oro” è Patrimonio dell’Umanità) è imprescindibile una crociera in battello (l’imbarco è di fronte alla neogotica Stazione centrale); si osserveranno anche i caratteristici barconi-casa, un tempo risposta alla sovrappopolazione, oggi rifugio di artisti o di persone con non poche disponibilità economiche.

Dell’antica città medievale restano la “Schreierstoren”, la “torre delle piangenti”, dalla quale le donne salutavano tra le lacrime i propri mariti in partenza per lunghi e pericolosi viaggi in mare e la “Waag”, la “pesa” pubblica, nonché più antica porta cittadina sopravvissuta, che chiude la “Nieuwmarkt”, la “piazza del mercato nuovo” dove si vende di tutto…

È il limite settentrionale dell’antico quartiere ebraico che si estendeva fino al Blauwbrug, il “ponte blu” sull’Amstel. Pochi ebrei si salvarono dai campi di sterminio e del quartiere restano l’antica Sinagoga portoghese e poco altro. Ma il luogo simbolo della ferocia nazista contro gli ebrei olandesi è la casa di Anna Frank, lo “Achterhuis”, il “retro-casa” (celato da una libreria scorrevole) dove si nascose con la famiglia dal 1942 al 1944, quando un delatore li consegnò alla Gestapo, cioè alla morte (a Bergen-Belsen). Com’è noto l’adolescente descrisse l’esperienza in un Diario (inserito a giusto titolo dall’UNESCO tra le “Memorie dell’Umanità”), conservato nella casa-museo. Non siamo riusciti a visitarla, in quanto la fila di visitatori partiva dallo storico 263 di Prinsengracht e, attraversando la piazza della “Westerkerk” (la “chiesa occidentale” dinanzi alla quale c’è il monumento ad Anna), giungeva fino al Keizergracht, nei pressi del monumento agli omosessuali perseguitati (tre grandi triangoli di granito rosa affacciati sul canale, a ricordare il simbolo col quale i nazisti li “marchiavano”). Consiglio di visitare la casa di Anna Frank al mattino (si accede solo con prenotazione online), perché il pomeriggio il biglietto si acquista sul posto mettendosi in coda.

Nessun problema invece per visitare i tre principali musei cittadini, tranne una fila accettabile all’ingresso del “Van Gogh Museum” che custodisce la più grande collezione di opere di Vincent, nonché testimonianze della vita del Genio olandese, in particolare del rapporto col fratello Theo. A pochi passi lo fronteggia lo “Stedelijk Museum” che raccoglie opere di arte moderna e contemporanea (non piacerà a tutti…). A una fermata di tram vi è il “Rijksmuseum”, autentico tempio del periodo d’oro dell’arte olandese, ma non solo. Entrati alle 9, credevamo di aver concluso la visita intorno alle 13, quando mia moglie ha manifestato qualche perplessità perché immaginava custodisse molte più opere, essendo tra i musei più importanti al mondo; in realtà avevamo saltato ben due piani di un’intera ala! L’opera più importante del “Rijksmuseum” è la “Ronda di notte” di Rembrandt, ammirabile dopo aver “valicato” una muraglia umana.

In una bella e vivacissima piazza cittadina, la “Rembrandtplane”, ai piedi della la statua del pittore è stata installata una ricostruzione tridimensionale in bronzo del celeberrimo dipinto. Voglio racchiudere il ricordo di Amsterdam e dei Paesi Bassi proprio in quella piazza, pullulante di turisti, locali strapieni, bancarelle di pittori. Un’esplosione di vita e bellezza, altro che fumo e ragazze in vetrina…