La Procura della Repubblica ha chiesto il rinvio a giudizio a vario titolo per l'ex assessore Scarinzi e altri tre. L'accusa: contributi agli indigenti non dovuti, occultamento di documenti e affidamento dei lavori al cimitero

- Cronaca IlVaglio.it

Il sostituto procuratore della Repubblica di Benevento, Giacomo Iannella, assieme al procuratore capo facente funzioni, Giovanni Conzo, un mese fa, ha chiesto, al giudice per le indagini preliminari del locale Tribunale, il rinvio a giudizio dell'ex assessore comunale (e attuale consigliere comunale di opposizione del PD) Luigi Scarinzi, della funzionaria comunale Annamaria Villanacci, di un dipendente (all'epoca dei fatti) di una cooperativa sociale (Modisan), Giovanni Musco, e dell'amministratore della società Modisan (sempre all'epoca dei fatti) Angelo Piteo. Sono indagati, a vario titolo, dei reati di falso, abuso di ufficio e soppressione, distruzione e occultamento di atti veri. Un altro indagato, un dipendente comunale, nel frattempo è deceduto: i fatti oggetto di esame si sono svolti nel triennio 2010-2012.
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Questo procedimento, nato da un'inchiesta di maggiore importanza condotta dalla DDA di Napoli, in particolare a Benevento dall'allora locale pm, Giovanni Tartaglia Polcini, è tornato alla ribalta nel dicembre dello scorso anno per alcune intercettazioni contenute negli atti processuali, pubblicate dal "Fatto Quotidiano", e che riguardavano il sottosegretario di Stato Umberto Del Basso De Caro (clicca e leggi l'articolo di dicembre 2015 del Vaglio.it che ricostruisce, anche con l'aiuto dei link, la vicenda).
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Ora, a far notizia torna nuovamente l'originario procedimento con la richiesta di rinvio a giudizio, formulata il 20 luglio scorso, dal sostituto Iannella, a sua volta, indagato in un procedimento assieme a un consigliere comunale di Benevento di Forza Italia. Di questa indagine si è avuta notizia il 22 luglio scorso, per delle perquisizioni e un interrogatorio disposte e condotto da un sostituto procuratore di Roma che per competenza sta indagando (clicca per leggere gli articoli in merito del Vaglio.it).
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Nella richiesta di rinvio a giudizio, Giacomo Iannella, spiega in tre capitoli separati le motivazioni per cui Scarinzi e gli altri co-indagati devono essere processati. In pratica, avrebbero fatto concedere, illegalmente, delle sovvenzioni economiche dal Comune, facendo falsamente credere che i destinatari si trovassero in uno stato di indigenza che non esisteva o non era tale da poter precedere altri potenziali destinatari. Iannella, tra gli altri, individua 14 destinatari di tali contributi in familiari e componenti del gruppo Sparandeo, attivo a Benevento, o comunque pregiudicati a esso contigui o riconducibili. Scarinzi, per la Procura, avrebbe agito in tal modo anche al fine di ricevere, in cambio dei favori elargiti, voti nelle elezioni amministrative. Per la Procura, gli indagati Scarinzi, Villanacci e Musco avrebbero procurato un ingiusto vantaggio patrimoniale ai destinatari dei contributi economici del Comune.
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A Scarinzi, al dipendente comunale deceduto e a una terza persona rimasta ignota, inoltre, la Procura attribuisce anche la responsabilità per la soppressione, distruzione e occultamento di atti veri. Per i PM , Scarinzi non appena informato dell'inchiesta, da notizie della stampa e per essere stata destinatario di ordine di esibizione di documenti da parte della DDA di Napoli proprio sul Comune di Benevento, occultò un gran numero di atti pubblici e segnatamente la documentazione sull'assegnazione dei benefici socio-economici per sopprimere prove documentali, mediante raccolta in alcuni scatoloni e trasferimento materiale in un luogo ignoto. La Procura aggiunge anche che Scarinzi non effettuò, quando si dimise da assessore comunale, alcun passaggio di consegne e non consegnò alcuna documentazione all'assessore che gli subentrò ai Servizi sociali, Emilia Maccauro.
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Scarinzi, Villanacci e Piteo sono accusati in concorso di abuso di ufficio per aver più volte affidato il servizio di pulizia e igiene ambientale al cimitero di Benevento, non con una gara d'appalto, ma sempre alla Modisan mediante continui affidamenti diretti, cioè, proroghe, senza che ne ricorressero i relativi presupposti.