Se il terremoto di Amatrice fosse accaduto a Benevento i morti sarebbero stati migliaia. Ed è noto che qui ci potrà essere una scossa ancora più forte. Ma tutti qui, cittadini e istituzioni, se ne infischiano e criticano pure...

- Politica Istituzioni di Carlo Panella

Benevento e il Sannio l'hanno scampata ancora. La terra ha tremato tra Lazio, Abruzzo, Marche e Umbria. Lo ha fatto nuovamente sulla dorsale appenninica, dove è arcinoto che la terra ha sempre tremato, trema e tremerà, ma non qui. Benevento e larga parte del Sannio, infatti, sono proprio sulla dorsale appenninica. E' superfluo ricordarlo? No perché la relazione dorsale appenninica sannita - probabilità di terremoto ad altissima intensità qui è quasi da tutti ignorata. O comunque ampiamente sottovalutata, con grave incoscienza. Quanti di noi sanno che un terremoto a Benevento e nel Sannio ci sarà? Non si può sapere quando, ma è previsto e sarà forte, data la grande quantità di energia accumulatasi, per l'assenza plurisecolare di un terremoto ad alta intensità nel Sannio: l'ultimo di questa portata avvenne nel 1702 e colpì l'area a sud est di Benevento (quelli più recenti, a memoria dei contemporanei, del 1962 e del 1980, hanno riguardato l'Irpinia, e solo sfiorato le nostre zone).

La domanda, quindi, è retorica: lo sanno in pochi che qui ci sarà un forte terrremoto. E ne aggiungiamo un'altra: quanti di noi sanno cosa fare in tal caso, come comportarsi dopo? In quale luogo del quartiere recarsi una volta riusciti a scappare da casa o in quale parte nei vari paesi?

Esistono o dovrebbero esistere dei Piani di protezione civile in ogni comune che a queste domande dovrebbero dare una risposta, Piani che comunque avrebbero (ove esistessero) un senso solo se fatti conoscere a tutti i cittadini. Ma sul serio, accertandosi cioè che tutti i residenti siano effettivamente informati delle disposizioni di quei Piani. Non è così, ovviamente, quasi nessuno sa cosa dovrebbe fare dopo la scossa, ma urge rimediare.

Sindaci e consiglieri comunali, altri organi dello Stato, per quest'opera imprescindibile di informazione capillare, potrebbero/dovrebbero giovarsi della collaborazione di tutte le associazioni e i comitati presenti sul territorio. E comitati e associazioni potrebbero/dovrebbero fare pressione sulle istituzioni manchevoli perché ciò si faccia.

Nei convulsi momenti post sisma, i cittadini scampati che agissero e si muovessero in modo consapevole e organizzato aiuterebbero non poco coloro che sono deputati a soccorrere, a operare per proteggere. E invece ognuno di noi, con il più sciocco degli atteggiamenti fatalisti e da ignavi, di ciò non si cura. E' pronto però, come puntualmente si è fatto in queste ore, a postare commenti sferzanti online o a lanciare per strada insulti e lamentele contro "la mancanza di prevenzione".

E qui torna troppo calzante la abusata frase di JFK del 1961 per non usarla ancora: "Non chiederti cosa il tuo paese può fare per te, chiediti cosa puoi fare tu per il tuo paese". E in questo caso, peraltro, l'invito alla cittadinanza attiva va innanzitutto nel proprio interesse, a come venir fuori al meglio da una situazione drammatica.

Ovviamente, tale consapevolezza del cosa fare dopo il sisma è il minimo per ogni cittadino e riguarda tutti (più o meno, lo si insegna anche agli scolari). I giovani e le giovani, coloro che sono nel pieno delle forze, però, potrebbero/dovrebbero se non impegnarsi nella protezione civile, almeno da questa farsi formare al minimo, di modo che, subito dopo la scossa, possano andare a soccorrere anziché rientrare tra le persone da soccorrere, come i feriti, i bambini, gli anziani e gli ammalati. E' chiedere troppo?
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Ecco, solo dopo aver premesso che su questa materia nessun cittadino può ergersi a giudice, perché colpevole di ignorare il da farsi dopo il terremoto o di non aver preteso dalle autorità competenti che glielo si dicesse, andiamo a rimarcare le colpe e gravi delle istituzioni.
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C'è la responsabilità storica di tutti i governi succedutisi nessuno escluso. I morti che a centinaia si contano dopo questi terremoti, i feriti, i dolori e i danni economici cui far fronte per le ricostruzioni, a una classe politica degna di questo nome, avrebbero dovuto imporre - da decenni - una legislazione per la preventiva manutenzione antisismica su tutti gli edifici, sia pubblici che privati. Il patrimonio edilizio in gran parte non è a norma, perché di costruzione antecedente alle ultime disposizioni, o perché di costruzione successiva ma pessima, come dimostrano i crolli di strutture di recente costruzione. Altrove, Giappone, Usa..., le case costruite o ristrutturate secondo normativa antisismica rimangono in piedi, per scosse di magnitudo 6 come quella di ieri ad Amatrice o quella del 2009 all'Aquila.

Si obietta: mettere a norma una casa che non lo è costa tanti soldi. E' vero. Ma, a parte il costo delle vite umane (molti sono di bambini) che questa logica considera zero, quanto costa riparare tutti i danni di un terremoto, non solo in termini di soldi pubblici spesi, ma per il conseguente calo dell'economia nella zona colpita e quindi in minori introiti a cascata per lo Stato?

Non può pagarla tutta lo Stato la messa a norma o non può pagarla per tutti. E sia, ma una strada c'è ed è quella già prevista e intrapresa per le ristrutturazioni edilizie e il risparmio energetico, con una pubblica compartecipazione ampia all'esborso del privato.
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Ma non è solo per il costo finanziario elevato che quest'opera di elementare e necessaria e pure socialmente utile prevenzione non viene fatta. Il potere politico ha avuto e ha bisogno di una vana e dannosa visibilità per provare a conservarsi che si materializza con nuove opere, spesso inutili, oltre che devastanti per il territorio a verde o agricolo sempre più consumato nel tempo. Se metti in sicurezza un territorio da frane, alluvioni o altri rischi idro-geologici spendi una sacco di soldi, ma esternamente nulla si vede. Lo stesso accade se metti in sicurezza un immobile. Fai una cosa buona e giusta, ma non esibibile e nella società dell'apparenza, in cui viviamo, quel che non si vede non paga.

Cosa vuoi che siano l'intelligenza, la cultura, la bontà, la bravura di una persona, al giorno d'oggi, rispetto al glamour, al mostrarsi belli e vincenti? Samantha Cristoforetti non vale Elisabetta Gregoraci...
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E dunque, venendo a noi: i 50 e più milioni avuti e negli ultimi anni dal Comune di Benevento per il PIU (che significa Programma di integrazione urbana) Europa e spesi (e vantati) per fare opere per le quali non bastano gli aggettivi negativi, come la Piazza davanti alla Stazione Ferroviaria Centrale, non avrebbero risolto tutto il problema di prevenzione antisismica in città, ma quante case avrebbero potuto contribuire a mettere in sicurezza? A farle rimanere "integre" dopo la scossa? Le scuole innanzitutto, e gli altri uffici pubblici (indispensabili nel post sisma), perché oltre le case negli ultimi terremoti sono caduti in Italia scuole, ospedali, prefetture, caserme...
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A Benevento non è solo l'evidente questione drammatica relativa alle tante case del centro storico, di secoli fa ma, scendendo per anno di costruzione, anche di quasi tutte le abitazioni private dal Rione Libertà al Rione Ferrovia, ai due Viali della zona alta, alle tante abitazioni delle centinaia di contrade. Sì e no il 20% degli edifici, per data di costruzione, dovrebbe essere al sicuro a Benevento. Dovrebbe... Per tacere dello stato del patrimonio edilizio degli altri 77 paesi della provincia.

E, in ogni caso, ogni Comune serio, come minimo, dovrebbe conoscere l'entità del problema, cioè, quanti sono gli edifici a rischio e con quali gradi. E' la pre-condizione. Anche in questo caso dovrebbero essere innanzitutto i privati proprietari di case a dover sapere sotto quale tetto e tra quali mura vanno a dormire la notte ma, se non lo fanno loro spontaneamente, devono indurli a farlo i Comuni, condominio per condominio, casa per casa.
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Non so quante volte avrò scritto queste cose, non solo dopo i vari e disastrosi terremoti che ovviamente, come stavolta, ridanno attualità all'incessante rischio enorme che corrono Benevento e il Sannio.

Né mi aspetto stavolta atteggiamenti diversi cioè fattivi dalla società civile e da quella politica. Dalla quale ultima sono subito arrivati in compenso, anche stavolta, i comunicati di solidarietà: giudicate voi, cari lettori, quanto necessari e utili per i colpiti e per i sanniti...

Temo quindi che si continuerà, come se ieri notte nulla fosse stato, e come se Benevento e il Sannio si trovassero non sulla funestata dorsale appenninica ma in Sardegna, terra notoriamente a bassissimo o nullo rischio sismico.

Si continuerà infischiandosene, come se da queste parti non si fosse capaci di capire l'elementare evidenza che i morti si sarebbero contati a migliaia se l'ultimo terremoto, anziché ad Amatrice, fosse successo in questa nostra provincia (dove, ripeto, un forte sisma è previsto e di maggiore intensità). Che la fortuna dunque ci continui ad aiutare, finché potrà durare: l'auspicio in queste lande è l'unica "concreta" forma di prevenzione...