Nunzia De Girolamo rinviata a giudizio per associazione a delinquere e altre ipotesi di reato. Con lei saranno processati altri 6 tra cui i vertici dell'Asl di Benevento nominati a suo tempo dal centrodestra e il sindaco Pd di Airola

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Roberto Melone, giudice dell'udienza preliminare del Tribunale di Benevento, così come richiesto dalla locale Procura della Repubblica, nelle persone dei pm Giovanni Conzo e Nicoletta Giammarino, ha rinviato a giudizio la parlamentare beneventana di Forza Italia, Nunzia De Girolamo, per l'accusa di associazione delinquere e altre ipotesi di reato. E' il famoso processo sull'Asl di Benevento per il coinvolgimento nel quale la berlusconiana nel gennaio 2014 si dovette dimettere dalla carica di ministro della Repubblica del Governo Letta, cui era stata nominata da qualche mese. La prima udienza del processo si terrà il prossimo 3 novembre.

Con lei saranno processati: i suoi stretti collaboratori di allora (i fatti oggetto di inchiesta hanno avuto inizio nell'estate del 2012), Luigi Barone (oggi dirigente dell'Ncd) e Giacomo Papa, nonché l'intero management dell'Asl, nominato dall'allora governatore della Campania, Stefano Caldoro, e cioè Michele Rossi (ex direttore generale), Gelsomino Ventucci (ex direttore sanitario), Felice Pisapia (ex direttore amministrativo). E inoltre Arnaldo Falato, funzionario della medesima Asl sannita e Michele Napoletano, sindaco PD di Airola.

Le accuse per gli imputati, a vario titolo, oltre alla associazione a delinquere, vanno dalla concussione (anche tentata), alla turbativa d'asta, dall'abuso di ufficio, all'offerta di utilità a fini elettorali, dal falso, alle minacce. Gli imputati si sono tutti dichiarati innocenti.
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Nunzia De Girolamo, di recente diventata alleata di Mastella e con lui vincitrice a giugno delle elezioni comunali di Benevento, in particolare è accusata di essere la promotrice e l'organizzatrice di un'associazione a delinquere assieme ai citati Rossi, Pisapia, Ventucci, Barone e Papa per degli illeciti comportamenti avuti circa alcune decisioni da assumere nella sanità pubblica sannita.

In particolare ha fatto scalpore la divulgazione di alcune registrazioni (fatte di nascosto da Pisapia e mesi dopo consegnate al pm che all'epoca avviò le indagini, Giovanni Tartaglia Polcini), raccolte nella casa del padre della De Girolamo e riportanti quanto la deputata, Rossi, Ventucci, Pisapia, Barone e Papa, dicevano su varie questioni di stretta pertinenza del management dell'Asl, quali la gestione del bar nell'ospedale Fatebenefratelli, il trasferimento di un dirigente dell'Asl, la dislocazione delle guardie mediche, una nomina di un primario, le compensazioni di somme dovute ad alcuni sanitari, il Servizio di pronto soccorso 118...

La De Girolamo, in particolare, è imputata di associazione a delinquere, concussione e turbativa d'asta in concorso. L'altro più importante imputato, il direttore generale Michele Rossi, oltre a queste per la deputata, dovrà rispondere anche delle accuse di abuso di ufficio e falso.
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Com'è noto, la Giammarino, pm della Procura che ha ereditato l'inchiesta da Tartaglia Polcini (andato a lavorare a Roma), nel chiedere il rinvio a giudizio per le altre ipotesi di reato, non aveva ravvisato inizialmente la sussistenza della più grave delle accuse a carico della berlusconiana, cioè, l'associazione a delinquere. Ma il Gip che fin dall'inizio ha seguito lo svolgimento delle indagini, Flavio Cusani, per De Girolamo e gli altri ha invece ritenuto che tale ipotesi ricorresse e ha chiesto e ottenuto la imputazione coatta, sulla quale ha oggi concordato il Gup Melone disponendo il giudizio anche per il reato di associazione a delinquere.

Qualche parola in più sui motivi della decisione di Cusani che ha aggravato la posizione della De Girolamo è stata riportata lo scorso 20 aprile dal "Mattino", a proposito delle riunioni registrate tra la deputata, il management dell'Asl dell'epoca (Rossi, Ventucci, Pisapia) e i due collaboratori della deputata (Papa e Barone): "Per sostenere l'esistenza di un'associazione, finalizzata a controllare l'Asl di Benevento, il gip Cusani usa proprio in passaggio di quelle intercettazioni (rectius, registrazioni, NDR) e riporta le parole 'carpite' alla parlamentare: 'Io ho bisogno che se vi dico una cosa voi mi dovete portare la risposta in 48 ore e non in sei mesi. Quando dovevano arrivare le nomine io ho ascoltato e dato oggi pretendo di ricevere. Io tutto questo non me lo posso permettere, mancano sette mesi alla campagna elettorale... se ci stanno le preferenze...' ".
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La De Girolamo, che come gli altri imputati si è sempre dichiarata innocente, di fronte alla richiesta di imputazione coatta per associazione a delinquere, reagì con una nota molto dura, nei confronti di Cusani, pur senza nominarlo. E il giorno dopo diramò un lungo comunicato in cui tra l'altro si leggeva: "Le decisioni del G.I.P. non mi sorprendono in modo particolare, poiché lo stesso magistrato aveva già espresso il suo convincimento in occasione del provvedimento cautelare emesso nei confronti del Pisapia più di due anni fa. Infatti lo stesso aveva già deciso e ritenuto che gli incontri presso il mio domicilio costituivano un 'direttorio politico-partitico', il che onestamente rendeva la sua terzietà già compromessa... Resta l'amaro in bocca per la kafkiana vicenda processuale che mi vede coinvolta e nella quale ritengo di essere vittima di opache condotte all'interno degli organi giudiziari sulle quali mi auguro che gli apparati competenti di controllo della magistratura, verso la quale resta confermata la mia totale e incondizionata stima per il ruolo fondamentale che svolge a presidio della democrazia italiana e delle sue leggi, possano fare luce al più presto".

In precedenza la berlusconiana aveva anche chiesto di non essere più indagata ed eventualmente processata dalla magistratura beneventana (chiedendo l'avocazione del processo altrove), successivamente un componente del CSM (di provenienza berlusconiana) aveva chiesto, dopo un'intervista al Mattino della De Girolamo, al Consiglio Superiore della Magistratura di intervenire sulle toghe beneventane, dato il loro censurato comportamento, un fuoco di fila tale da far intervenire a difesa delle toghe locali l'Associazione nazionale magistrati.

De Girolamo aveva anche asserito l'illiceità e quindi l'inutilizzabilità nel procedimento a sua carico delle registrazioni fatte di nascosto da Pisapia, ma Cusani l'ha negata sostenendo che non si trattava di intercettazioni della magistratura su un parlamentare, per le quali occorre la preventiva autorizzazione della Camera, ma di registrazioni fatte tra privati cittadini, e quando le persone parlano non c'è motivo per reprimere le eventuali
registrazioni, sia se si parli in un pubblico locale che in una privata abitazione. Il 19 luglio scorso un altro Gip del Tribunale di Benevento, Gelsomina Palmieri, ha confermato indirettamente la liceità delle registrazioni assolvendo Pisapia denunciato dalla De Girolamo per interferenze illecite nella vita privata.

Prima di venire a quanto richiamato dalla De Girolamo su come Cusani si fosse espresso nell'ordinanza nel dicembre 2013 con la quale furono adottati i primi provvedimenti cautelari, bisogna necessariamente ricordare anche che questa inchiesta sull'ASL di Benevento è molto estesa ed è stata divisa in vari tronconi, per alcuni dei quali è stato già disposto il giudizio e l'inizio dei dibattimenti, in un caso per nove persone per falsi mandati di pagamento per prestazioni non eseguite o in parte eseguite per 1,4 milioni di euro e nell'altro per tre persone.

E veniamo infine all'ordinanza di quasi tre anni fa, in cui il Gip Flavio Cusani tra l'altro scrisse: "di indagini sull’esistenza di un ristretto direttorio politico-partitico, costituito, al di fuori di ogni norma di legge, da componenti esterni all’amministrazione, a cui fa riferimento il direttore generale dell’Asl nella gestione dell’Ente e che quel ristretto direttorio, come riferito dallo stesso Pisapia negli interrogatori resi, si occupava in funzione di interessi privati e di ricerca del consenso elettorale, con modalità a dir poco deprimenti ed indecorose, di ogni aspetto della gestione dell’Asl (dai trasferimenti e nomine di dirigenti e primari, gare di appalto, allocazioni sul territorio di sedi Asl, rapporti con strutture e ospedali convenzionati Asl, per giungere sino a faccende spicciole come il rimediare al sequestro di latticini effettuato a un rivenditore amico)".