Qualcuno spieghi ai “ricchi” e a Briatore che “Magna Grecia” non è un’esortazione…

- La Botte di Diogene di Anteo Di Napoli
Atene, l'Acropoli e sullo sfondo il Licabetto
Atene, l'Acropoli e sullo sfondo il Licabetto

Il no di Virginia Raggi alla candidatura di Roma come sede delle Olimpiadi del 2024 è l’argomento del giorno. Il dibattito infuria anche perché gli interessi in campo sono enormi intorno al quesito se organizzare i Giochi sia un’opportunità di sviluppo o un rischio finanziario? Personalmente sono “moderatamente” schierato per il no, soprattutto perché, dopo l’eccezione di Barcellona nel 1992, tutti gli altri Paesi che hanno ospitato le Olimpiadi si sono ritrovati un lascito di debiti colossali e impianti finiti in rovina perché mai più utilizzati. Non a caso si assottiglia il numero di città candidate e quella di Roma non è stata la prima rinuncia (cito Amburgo per tutte). D’altro canto è evidente che organizzare i Giochi crei posti di lavoro, più o meno stabili, e forse nuove infrastrutture.

Nel caso di Roma non so se ospitare i Giochi risolverebbe i miei dribbling mattutini tra l’immondizia o ridurrebbe i tempi necessari a percorrere il raccordo anulare o il lungotevere. Le vicende greche successive alle Olimpiadi di Atene del 2004 riassumono tale scenario. Paese in bancarotta e realizzazione di alcune importanti infrastrutture, tra cui cito il ponte nei pressi di Patrasso, capolavoro ingegneristico all’imboccatura del Golfo di Corinto.
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Durante la mia recente permanenza da turista, Atene non mi ha dato per nulla l’impressione della città alla fame, ormai prossima al terzo mondo, ma quella di una tipica metropoli mediterranea, col suo fascino e i suoi limiti. Lo stadio Panathinaiko, sede della prima edizione delle Olimpiadi moderne nel 1896, è un sito turistico tra i più frequentati. È a poca distanza dall’area archeologica del tempio di Zeus Olimpio (il più grande della Grecia antica), alla quale si accede attraverso l’Arco di Adriano, l’imperatore romano, considerato il “rifondatore” della città (dopo il mitico Teseo).

Suggerisco di prendere l’arco come riferimento per gli itinerari di visita. Si può risalire verso i giardini nazionali, dove si ammira l’edificio neoclassico dello Zappeion, fino a piazza Syntagma dove affaccia il Palazzo del Parlamento col monumento al Milite Ignoto, dinanzi al quale montano la guardia gli Euzoni, nella caratteristica divisa; il cambio della guardia, a ogni ora esatta, è uno spettacolo da non perdere. Un altro itinerario si addentra nell’affascinante dedalo della Plaka, quartiere ai piedi dell’Acropoli pullulante di negozi, ristoranti, caffè, oltre che di turisti; percorrendo la sua strada principale, intitolata proprio a Adriano, si raggiungono l’Agorà romana (con la Torre dei Venti e la Biblioteca di Adriano) e l’Agorà greca, il cuore dell’antica Atene. Un ulteriore itinerario percorre una passeggiata che costeggia il museo dell’Acropoli, il teatro di Dioniso, l’Acropoli, l’Aeropago, l’Ecclesia.

Nei giorni del soggiorno ateniese questi itinerari noi turisti li abbiamo percorsi tutti, impresa non da poco sotto il sole rovente del luglio ateniese, aiutati però dall’abbondanza di chioschi dove acquistare acqua fresca a prezzi onestissimi (imbarazzante il confronto con i “prezzi turistici” romani). Per convincere mia moglie ad arrampicarsi sull’Aeropago, risalendo la Via delle Grandi Panatenee che percorre l’Agorà verso l’Acropoli, ho dovuto stuzzicare la sua vanità appellandomi ai fasti dei suoi studi classici. Non è stato difficile perché era sincera l’emozione di calpestare le stesse pietre dei Giganti della Filosofia e della Storia; per l’ultimo sforzo verso la cima le ho ricordato che l’Aeropago è stato il mitico “primo tribunale” e anche la sede del celebre discorso di San Paolo agli Ateniesi. Più agevole il percorso in discesa per visitare i monumenti dell’Agorà (cito per tutti il tempio di Efesto e la Stoà di Attalo), tanto da convincerla a raggiungere anche il sito del Ceramico. Quasi da infarto l’ultimo giorno, per lo sforzo e l’angoscia di dover tornare in tempo per raggiungere l’aeroporto, l’ascesa al Licabetto, la “collina dei lupi”, punto più alto della città. Si è ricompensati dalla vista della sterminata area metropolitana di Atene e del Pireo, dei monti circostanti e del Golfo Saronico con le sue isole.

Sul Licabetto, a mio parere, trova definitiva risposta affermativa la domanda che taluni propongono: “Atene è una bella città?” Secondo la mia guida Touring ci sono due luoghi di Atene che un turista deve assolutamente visitare: il Museo Archeologico e, ovviamente, l’Acropoli. Rispetto al primo, la guida aggiunge che la visita meriterebbe almeno un paio di giornate; per nostra fortuna siamo stati accompagnati da Thomas, guida e ora anche amico, che ha attinto alla sua cultura e al suo amore per la Bellezza per selezionare le opere più straordinarie contenute in un Museo, che ti tramortisce immediatamente accogliendoti con la celeberrima “maschera di Agamennone”.

L’Acropoli è l’orgoglio di ogni ateniese, credo di ogni greco e dovrebbe esserlo di ogni europeo; l’autista che ci conduceva in città dall’aeroporto ce l’ha indicata a chilometri di distanza, quasi con un sospiro. La sua fama eterna regala al visitatore la sensazione di un “ritorno” anche se è una “prima volta”: i Propilei, il tempio di Atena Nike, l’Eretteo con la loggia delle Cariatidi, l’armonia suprema del Partenone. Da qui l’Atene di Pericle irradiava al mondo la sua Civiltà.
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Quella luce è perduta per sempre, come la colossale statua Atena Parthenos crisoelefantina del sommo Fidia, che intimidiva chi entrava nel Partenone?
Forse sì, come mi è parso confermare l’affermazione di un noto imprenditore piemontese che ha stigmatizzato il fatto che in Puglia ci siano “solo natura e musei”, con i quali non si attira il ricco che invece “vuole lusso, servizi impeccabili e tanta movida”. Qualcuno spieghi ai “ricchi” e a Briatore che “Magna Grecia” non è un’esortazione…